La neutrale Svizzera si schiera con Israele e taglia i fondi ai rifugiati palestinesi

Roberto Vivaldelli

19 Dicembre 2023 - 07:00

Emergono le contraddizioni della neutralità elvetica dopo l’introduzione delle sanzioni alla Russia e il taglio dei fondi ai rifugiati dell’Unrwa.

La neutrale Svizzera si schiera con Israele e taglia i fondi ai rifugiati palestinesi

In un periodo segnato da conflitti come quello in Ucraina e a Gaza, tornano a galla le contraddizioni della neutralità Svizzera. Il principio di neutralità, infatti, rappresenta l’elemento fondante della politica estera elvetica. Un pilastro che consente al Paese un grande margine di manovra sullo scacchiere internazionale e una pressoché totale indipendenza dalle pressioni e ingerenze stati esteri.

Come ricorda la Treccani, infatti, nella Costituzione svizzera la neutralità è menzionata nella sezione relativa alle autorità federali ed è il risultato di una lunga tradizione, risalente al 1516. “La neutralità permanente - si legge sul sito della Confederazione elvetica - è un principio della politica estera svizzera. È una fonte generatrice di pace e stabilità in Europa e altrove. Garantisce l’indipendenza del Paese e l’inviolabilità del suo territorio”. Secondo la legge sulla neutralità, la Svizzera non deve partecipare a una guerra tra Stati. Il principio è parte dell’identità nazionale del Paese e gode di ampio sostegno presso la popolazione. Più del 90% della popolazione sostiene ancora la neutralità.

La neutralità, un mito nazionale

Per gli svizzeri, una posizione imparziale è un “mito nazionale di consacrazione quasi religiosa”, secondo Edgar Bonjour, che ha scritto diversi volumi sulla storia della neutralità, citato da Bloomberg. Com’è noto, infatti, la Svizzera non fa parte dell’Ue, pur avendo negoziato diversi accordi bilaterali con l’Unione per l’accesso al mercato interno europeo - ma soprattutto non fa parte della Nato pur aderendo, dal 1996, al programma di Partnership for Peace con l’Alleanza Atlantica, che tuttavia nono obbliga il Paese elvetico a fornire sostegno militare in caso di guerra. Fa parte dell’Onu soltanto dal 2002. Pur avendo a votato a favore, lo scorso 28 ottobre, della risoluzione dell’Onu che chiede una tregua umanitaria a Gaza, chiedendo altresì il rispetto del diritto internazionale, Berna ha si è apertamente schierata con Tel Aviv tagliando i fondi all’agenzia Onu che sostiene i rifugiati palestinesi e designando Hamas come organizzazione terroristica.

Nel Paese, il dibattito sulla neutralità è vivo: lo scorso ottobre, l’Unione di centro, il più grande partito politico svizzero, ha infatti proposto di rafforzare questo principio sancendo una “neutralità” eterna nella costituzione. Come spiega Bloomberg, ciò consentirebbe di revocare le sanzioni contro la Russia che hanno ricevuto il plauso del presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Nell’estate del 2022, Mosca ha rifiutato la proposta di intermediazione del Paese elvetico poiché non considera più la Svizzera un paese neutrale dopo l’introduzione delle sanzioni economiche.

Berna si schiera con Israele

Pur non partecipando attivamente ai conflitti, la Svizzera, dunque, si è schierata con Israele nella guerra con Hamas rinunciando alla sua vocazione umanitaria. Lo scorso 13 dicembre, infatti, la Camera bassa del Parlamento svizzero ha votato per cancellare i finanziamenti all’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, in seguito alle persistenti pressioni di Tel Aviv e alle accuse di finanziere il terrorismo. L’Unrwa fornisce assistenza e soccorso, e realizza progetti a favore di circa 4,7 milioni di rifugiati palestinesi registrati che vivono in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e nella striscia di Gaza. Si tratta dell’unica Agenzia del sistema delle Nazioni Unite che si dedica ad aiutare esclusivamente i profughi provenienti da una specifica area. La decisione presa martedì vede la Svizzera tagliare circa 21 milioni di dollari di finanziamenti annuali all’Agenzia delle Nazioni Unite per le opere di soccorso, istituita con la risoluzione 302 (IV) dell’8 dicembre 1949. Il capo dell’Unrwa, lo svizzero-italiano Philippe Lazzarini, si è rammaricato della decisione e ha chiesto al Senato svizzero di fare un passo indietro. "È importante che la Svizzera continui a dire ai palestinesi e alla regione che resta fedele alla sua tradizione umanitaria” ha twittato su X.

Via i finanziamenti ai rifugiati

“I finanziamenti - ha poi aggiunto - sono essenziali affinché l’Unrwa continui a fornire assistenza umanitaria”. “Come Paese leader del Diritto Internazionale Umanitario - ha sottolineato Lazzarini - sono deluso da questa decisione di tagliare gli aiuti alla più grande e attiva Agenzia Umanitaria presente oggi sul campo a Gaza. Tagliare i fondi mette a rischio i servizi durante una catastrofe umanitaria in corso”. La decisione di tagliare i fondi ai rifugiati palestinesi è stata promossa dal deputato dell’Unione di centro, David Zuberbühler. “Non è un segreto che nelle scuole dell’Unrwa - ha accusato il deputato conservatore - si continui a glorificare il terrorismo, incitare alla violenza e promuovere l’antisemitismo. La maggioranza del Consiglio nazionale lo ha finalmente riconosciuto”.

Il Consiglio nazionale ha approvato la mozione con 116 voti favorevoli e 78 contrari. Anche la commissione statale incaricata del dossier è favorevole a un taglio dei fondi ai rifugiati palestinesi, nonostante l’opposizione di una minoranza di sinistra. Il governo svizzero ha dichiarato che entro la fine di febbraio approverà una nuova legge per vietare qualsiasi “attività di Hamas”; o «supporto» per il gruppo palestinese. Inoltre, il Consiglio federale svizzero ha recentemente designato Hamas come “organizzazione terroristica” e considera questa nuova politica come la “risposta più appropriata” agli eventi che si sono verificati in Medio Oriente dopo l’attacco del 7 ottobre scorso. La Svizzera risolverà i contratti con tre Ong palestinesi che presentano «casi di non conformità» pur mantenendo i rapporti contrattuali con altre otto organizzazioni umanitarie.

“Pressioni della lobby israeliana”

Lo scorso 14 ottobre, il direttore del Geneva Centre for Democracy and Human Rights Anouar Gharbi ha accusato le lobby pro-Israele, presenti anche nel Paese elvetico, di voler influenzare e modificare la posizione ufficiale svizzera nel conflitto mediorientale che, fino a quel momento, secondo Gharbi, era sostanzialmente equilibrata. Gharbi ha spiegato in un’intervista esclusiva ad Arabi21 che questi sforzi “cercando di sfruttare la pericolosa escalation messa in atto dalle forze di occupazione israeliane contro la Striscia di Gaza”: sforzi che, tuttavia, avrebbero incontrato «grandi difficoltà da parte di alcune forze politiche e parlamentari e di organizzazioni della società civile in Svizzera». Nonostante questo, però, la Svizzera ha ceduto alle pressioni e si è de facto schierata con Tel Aviv.

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