Il Vietnam può contare sulle seconde riserve di terre rare (REE, Rare Earth Elements) più grandi al mondo. Stando alle stime dell’Agenzia internazionale per l’energia, la Cina rappresenta il 70% di quelle estratte a livello planetario, nonché il 90% della capacità globale della loro lavorazione.
Se Pechino ha il controllo pressoché monopolistico dei minerali critici utilizzati in qualsiasi ambito contemporaneo - dagli smartphone ai veicoli elettrici per non parlare dell’hardware militare – Hanoi può comunque vantarsi di avere una discreta voce in capitolo. Il merito va alle circa 22 milioni di tonnellate di terre rare stimate nel Paese, che rappresentano quasi il 19% delle riserve mondiali conosciute e sono superate soltanto dalle 44 milioni di tonnellate cinesi.
Nonostante questo enorme potenziale la nazione vietnamita rimane ancora una minuscola attrice del settore, con appena 600 tonnellate prodotte nel 2023, in calo di circa il 50% rispetto ai livelli del 2022. Il Dragone, in confronto, lo scorso anno ha sfornato 240.000 tonnellate di terre rare, mentre anche il Myanmar, devastato dalla guerra e altamente sottosviluppato, è arrivato a 38.000 tonnellate. Che cosa manca, allora, al Vietnam per ruggire?
La ricchezza non sfruttata del Vietnam
Come ha evidenziato Asia Times, l’industria del Vietnam deve far fronte a costi di lavorazione elevati, a problemi ambientali, nonché alla denuncia di leader del settore per estrazione e vendita illegale di minerali. Lo scorso ottobre, ad esempio, sono finiti in manette alti dirigenti del settore con l’accusa di corruzione, compreso il presidente della Vietnam Rare Earth JSC, partner delle società minerarie australiane Blackstone Minerals e Australian Strategic Materials.
Gli arresti hanno bloccato i piani del governo di mettere all’asta nuove concessioni minerarie di terre rare e frenato l’interesse degli investitori stranieri. In mezzo ad uno scenario del genere, Hanoi intende continuare ad attuare la sua agenda che prevede l’estrazione e la lavorazione di 2 milioni di tonnellate all’anno di terre rare da qui al 2030 e di produrre 60.000 tonnellate di ossidi di terre rare all’anno a partire dal 2030.
L’eventuale ascesa del Vietnam in un ambito così strategico conferirebbe al Paese asiatico un rilevante peso specifico. Già, perché gli Stati Uniti acquistano ancora oggi il 74% circa dei prodotti a valle delle REE dalla Cina, diretta rivale economica e geopolitica. Il monopolio di Pechino inizia ad essere concepito da Washington alla stregua di un’arma a doppio taglio, e dunque qualsiasi altro Paese in grado di offrire un’alternativa agli Usa potrebbe trovare di fronte a sé una prateria.
Il caso vietnamita è emblematico: le terre rare, infatti, non sono “rare” come si potrebbe pensare, visto che i depositi sono ovunque. Ad esser rara, semmai, è la tecnologia che serve a lavorare i minerali e separarli (pressoché ogni impianto di lavorazione e separazione delle REE si trova in Cina).
Cosa può offrire Hanoi
Le immense quantità di gallio del Vietnam, incastonate nei suoi depositi stimati di 5,4 miliardi di tonnellate di minerale di bauxite (con livelli di concentrazione più elevati rispetto alle riserve cinesi), potrebbero ridimensionare il ruolo di Pechino. Il problema, come detto, è che la maggior parte degli impianti presenti nel Paese vietnamita non dispongono di adeguate tecnologie per estrazione e lavorazione.
Gli investitori stranieri possono aiutare Hanoi a superare i colli di bottiglia del settore, così come un impulso rilevante può arrivare dagli Stati Uniti. Con gli Usa, tra l’altro, nel 2023 il Vietnam ha firmato un memorandum d’intesa per «rafforzare la cooperazione tecnica per sostenere gli sforzi del Vietnam per quantificare le sue risorse REE e il suo potenziale economico» e «attrarre investimenti di qualità per il settore REE integrato sviluppo».
Attualmente, solo otto aziende americane sono in grado di realizzare prodotti intermedi lavorando le terre rare. Questa relativa mancanza di capacità significa che il potenziamento dell’industria del Vietnam con investimenti Usa potrebbe richiedere molto tempo.