La Germania rompe con il rigore fiscale: piano da oltre 800 miliardi per difesa e infrastrutture. Debito record, più spese militari e intanto crescono i timori sui costi futuri.
Berlino si prepara a una delle trasformazioni più profonde della propria politica economica degli ultimi trent’anni. Il governo guidato dal cancelliere Friedrich Merz ha messo a punto un piano di indebitamento senza precedenti, che porterà la Germania a emettere debito pubblico per oltre 800 miliardi di euro entro la fine del decennio, con l’obiettivo dichiarato di riportare la spesa militare del Paese a livelli che non si vedevano dai tempi della Guerra Fredda.
Secondo le proiezioni del Ministero delle Finanze visionate dal Financial Times, solo nel prossimo anno Berlino raccoglierà sui mercati oltre 200 miliardi di euro, un incremento di oltre il 12% rispetto all’anno in corso. Ma è guardando all’orizzonte 2027-2030 che la portata del piano diventa evidente, periodo in cui il governo tedesco prevede di indebitarsi per altri 838 miliardi di euro, una cifra che pochi anni fa sarebbe stata impensabile per un Paese che ha fatto della disciplina di bilancio il suo tratto identitario.
Siamo davanti a una rottura culturale, prima ancora che finanziaria, con la tradizione tedesca del rigore contabile, una tradizione che lo stesso partito di Merz, la CDU, ha difeso per decenni e che affonda le radici nel trauma della riunificazione degli anni Novanta, quando la Germania dovette affrontare i costi enormi dell’integrazione tra Est e Ovest a colpi di debito pubblico.
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Il riarmo al centro della spesa pubblica tedesca
La gran parte delle nuove risorse sarà destinata al comparto della difesa. Il relativo budget, che dovrebbe attestarsi a 109 miliardi di euro già dal prossimo anno, è destinato a salire fino a 183,6 miliardi entro il 2030, praticamente un raddoppio in meno di un quinquennio. A questo si aggiungono gli aiuti militari destinati all’Ucraina, che il prossimo anno ammonteranno a 11,6 miliardi di euro, a testimonianza di quanto Berlino consideri strategico il sostegno a Kiev nel conflitto in corso con Mosca.
Alla base di questa scelta ci sono due fattori che si intrecciano. Da un lato la minaccia percepita della Russia di Vladimir Putin, che continua a essere vista a Berlino come il principale rischio per la sicurezza del continente e dall’altro l’incertezza sul ruolo degli Stati Uniti in Europa sotto la presidenza di Donald Trump, che ha più volte messo in discussione l’impegno militare americano nel vecchio continente, spingendo i governi europei e quello tedesco in particolare a considerare l’autonomia strategica non più un’opzione, ma una necessità.
È per questo che, dopo la vittoria elettorale della CDU lo scorso anno, la nuova coalizione di governo ha scelto di intervenire chirurgicamente sulla Costituzione, modificando il celebre «freno al debito» (Schuldenbremse) per escludere esplicitamente la spesa per la difesa dai vincoli di bilancio. Una modifica che, di fatto, consente oggi a Berlino di indebitarsi senza limiti predefiniti per finanziare le proprie forze armate.
Non solo armi. Un piano anche per le infrastrutture
Ma la riforma costituzionale non riguarda soltanto la difesa. Nell’ambito dello stesso pacchetto di misure, Merz e i suoi alleati socialdemocratici dell’SPD hanno istituito anche un fondo dedicato da 500 miliardi di euro, pensato per rimettere in sesto le infrastrutture di un Paese che negli ultimi decenni ha visto invecchiare progressivamente ponti, strade, ferrovie, ospedali, scuole e reti energetiche. Solo per il 2027, il governo prevede di stanziare circa 55 miliardi di euro per finanziare questi investimenti.
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Non mancano le resistenze interne
Un piano di queste dimensioni, però, non poteva non generare tensioni, anche all’interno della stessa maggioranza di governo. La CDU, in particolare, ha storicamente fatto della cosiddetta «Schwarze Null» (il pareggio di bilancio associato all’ex ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble durante gli anni della cancelliera Angela Merkel) uno dei propri capisaldi ideologici.
Vedere il proprio partito abbandonare questo principio non è stato, per molti esponenti conservatori, un passaggio indolore.
A difendere la scelta ci ha pensato direttamente il ministro delle Finanze Lars Klingbeil, che è anche co-leader dell’SPD. Parlando domenica sera, Klingbeil ha sintetizzato la posizione del governo con una frase che è già diventata emblematica di questa nuova fase politica: non è possibile difendersi da Putin restando fedeli al dogma del pareggio di bilancio.
Le ambizioni tedesche in materia di difesa, del resto, sono chiare: Berlino punta a raggiungere già quest’anno il 2,8% del PIL in spesa militare, la soglia richiesta dalla NATO, per poi spingersi fino al 3,5% a partire dal 2029. Un obiettivo che, se raggiunto, porrebbe la Germania tra i Paesi europei con il maggiore impegno finanziario nella difesa collettiva.