Gli Stati Uniti non hanno più il potere di un tempo: questo è il convincimento ormai radicato e generalizzato, che sta determinando il caos geopolitico generalizzato.
La Pax Americana, l’ordine unipolare configuratosi all’indomani del collasso dell’URSS e della diaspora di ben tredici nazioni dichiaratesi autonome ed indipendenti dalla CSI che era succeduta, si reggeva sulla dissuasione: gli Usa erano gli unici Poliziotti del mondo, decisi a far rispettare con ogni mezzo, ivi compreso l’intervento militare, il diritto e l’ordine internazionale. Un ruolo, questo, che è venuto meno un po’ alla volta, con conseguenze pesantissime.
Le aree di crisi e di conflitto armato ora si moltiplicano a dismisura, dall’Ucraina ad Israele, dal Mar Rosso alla Georgia, dalla Armenia ai Paesi dell’Africa sub-sahariana dove i colpi di Stato si sono susseguiti a ripetizione, mentre in Europa i Paesi baltici affermano di temere una invasione da parte della Russia ed il Presidente francese Emmanuel Macron dichiara che un invio di truppe di terra in Ucraina non può essere escluso sebbene in questo momento non ce ne sia ancora il consenso.
L’escalation continua: ora, in questi giorni, si sta discutendo della possibilità di usare le armi a lunga gittata che sono state fornite a Kiev dagli Occidentali per colpire obiettivi militari in Russia. Il campo di battaglia si amplia sempre di più, ma la reazione concreta si configura intanto con l’apertura di sempre nuovi focolai di crisi: mentre l’opzione nucleare rimane sullo sfondo, inutilizzabile, il caos dilaga.
Bisogna risalire alle cause di questo processo di destabilizzazione, andando a ricordare i tanti eventi di cronaca che hanno segnato la fine della capacità degli Stati Uniti di assicurare con il proprio intervento militare l’ordine globale.
Uno dopo l’altro, questi episodi hanno determinato la consapevolezza che gli Usa non sono in grado di assicurare l’ordine globale usando il potere di deterrenza e comunque facendo ricorso alla loro gigantesca forza militare dispiegata su tutto il globo.
Tutto inizia ai tempi della prima Amministrazione di Barak Obama, con le Primavere arabe che erano fortemente sostenute dalla Vicepresidente Hillary Clinton.
Nel 2012, l’intervento in Libia, deciso dopo un via libera a condizioni molto limitate da parte dell’Onu e che aveva come obiettivo l’abbattimento abbattere il regime del colonnello Gheddafi, asseritamente colpevole di inauditi massacri, fu delegato a Gran Bretagna e Francia. Ne seguì un disordine politico ingestibile, che dette la possibilità all’Egitto, al Qatar, alla Russia ed alla Turchia di insinuarsi in quel Paese. Anziché ristabilire i diritti civili e politici, gli Usa avevano determinato una situazione di assoluta ingestibilità di cui altri Paesi avevano approfittato per espandere la propria area di influenza.
Ancora più emblematica fu la decisione di non sanzionare, con un intervento militare che lo abbattesse, il regime di Bashar Assad che nell’agosto del 2013 si sarebbe reso responsabile dell’uso di gas venefici contro la popolazione civile inerme, per contrastare una ennesima manifestazione di protesta. Le “linee rosse”, che pure erano state poste dagli Usa, erano state superate senza che ne derivasse alcuna conseguenza: fu decretato così il “liberi tutti”.
Non casualmente, infatti, al cambio di regime politico avvenuto in Ucraina tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, con i fatti di Euromaidan e la fuga precipitosa del Presidente filorusso Yanukovich, la Russia procedette alla annessione della Crimea: Mosca vinse la scommessa che questa violazione del diritto internazionale non sarebbe stata contrastata con la forza. Ci fu solo una decisione politica dell’Assemblea generale dell’Onu che dichiarò invalido il referendum che aveva dato luogo all’annessione.
Ancora più emblematico fu, nell’agosto del 2021, il concitato ritiro delle ultime truppe americane dall’Afganistan: le immagini, diffuse in tutto il mondo, riportarono alla mente quelle dell’abbandono drammatico di Saigon che era stata ormai conquistata dai Vietcong, e dell’assedio dell’ambasciata di Teheran da parte degli studenti islamici, protrattosi per ben 444 giorni.
Il conflitto politico interno agli Usa, con il risultato delle elezioni presidenziali duramente contestato da Donald Trump che lamentava frodi sistematiche a suo danno, ha reso più palese questa debolezza strategica: sicuramente per un calcolo politico, nessuna minaccia di alcun genere venne rivolta alla Russia quando stava per invadere l’Ucraina, con la cosiddetta “operazione militare speciale” del 22 febbraio 2022. Probabilmente, Washington voleva inchiodare Mosca in un conflitto estenuante, con l’obiettivo di farla collassare velocemente con le sanzioni economiche e finanziarie eccezionalmente pesanti e senza precedenti che venivano decise insieme all’Unione europea ed altri alleati come Canada ed Australia.
Di fatto, la Russia non è collassata ed il conflitto militare in Ucraina prosegue sanguinoso.
L’azzardo della Russia è stato imitato sia da Hamas, che ha scatenato l’operazione terroristica del 7 Ottobre, che dagli Houthi che stanno mettendo a serio rischio il passaggio nel mar Rosso alla volta di Suez: la Flotta americana, appena dispiegata, non è in grado di fermare questa minaccia, che prosegue con gravi danni per i commerci. Nel frattempo, l’Iran segue con attenzione questi sviluppi che destabilizzano Israele e l’Occidente: sa di essere nel mirino, ma non vuole assolutamente entrare direttamente nel conflitto.
Anche lo stallo, durato per mesi al Congresso di Washington, dell’ultima tranche di aiuti militari all’Ucraina e ad Israele, ha enfatizzato la debolezza decisionale degli Usa, di cui gli avversari approfittano.
Le prospettive sono sempre più cupe e sanguinose: prosecuzione ed escalation del conflitto militare convenzionale in Ucraina e Gaza, coinvolgendo nella sua drammatizzazione l’intera Europa; moltiplicazione delle aree di crisi; militarizzazione delle politiche.
La globalizzazione economica ha fatto venir meno le tradizionali aree di influenza, essendo il mondo intero sotto l’egida l’unipolarismo americano. Una volta che questo si affievolisce, servirebbero nuovi equilibri, un assetto multipolare, ma l’America non sembra voler rinunciare al proprio ruolo.
Il Caos la farà da padrone.