Rialzo dei tassi di 25 pb da parte della Fed guidata dal Presidente Warsh. La frase che fa paura. Occhio alle nuove previsioni su PIL e inflazione USA.
La riunione della Fed di oggi, mercoledì 16 settembre 2026, si è conclusa come anticipato dai mercati e dagli analisti: la Banca centrale americana guidata da Kevin Warsh ha alzato i tassi USA di 25 punti base.
I tassi sui fed funds sono così saliti dalla forchetta compresa tra il 3,5% e il 3,75% al range tra il 3,75% e il 4%.
Occhio alla reazione dei tre principali indici azionari USA, ovvero a quella del Dow Jones Industrial Average, dello S&P 500 e del listino tecnologico Nasdaq Composite.
In evidenza anche la reazione dell’euro-dollaro, che punta con decisione verso il basso, scendendo dello 0,64% a quota $1,1469, a conferma di come le dichiarazioni di Kevin Warsh siano state considerate hawkish dai mercati.
Il Dow Jones, in particolare, ha registrato un forte calo, scontando le parole proferite in conferenza stampa dal Presidente della Fed, che ha sottolineato che “l’inflazione degli Stati Uniti è troppo alta”. L’indice delle blue chip ha chiuso scivolando nel finale di 630,56 punti (-1,21%), a quota 51.462,55 punti.
Lo S&P 500 è arretrato dello 0,44% a 7.552,22 punti, mentre il Nasdaq ha terminato la giornata di contrattazioni praticamente piatto, segnando una variazione pari a -0,01%, a quota 25.978,425.
La Fed fa quanto prezzato dai mercati, alza tassi di 25 pb al 3,75%-4%. Prima stretta dell’era Warsh
Quello di oggi è stato il primo rialzo dei tassi USA dal 2023, stabilito dalla commissione di politica monetaria della Federal Reserve per cercare di tamponare la crescita dell’inflazione, tornata ad accelerare il passo a causa dello shock energetico scatenato dalla guerra USA-Iran.
Il timore per una ulteriore impennata dell’inflazione è stato riacceso dalla recente impennata dei prezzi del petrolio, con il Brent volato fino a oltre $110 al barile.
La stretta monetaria è stata anche la prima dell’era della Fed nelle mani di Kevin Warsh, il banchiere scelto dal Presidente americano Donald Trump nella speranza di vedere scendere i tassi.
Ma gli effetti del conflitto tra Teheran e Washington sull’inflazione hanno impedito a Warsh di adeguarsi alle richieste di Trump, che tanto si era scagliato contro l’ex Presidente della Fed Jerome Powell per non avere tagliato i tassi.
Stavolta i tassi non solo non sono stati tagliati, ma sono stati alzati. Mossa necessaria, secondo quanto detto a chiara voce esattamente dai mercati, come ha dimostrato l’impennata dei rendimenti dei Treasury a 10 anni. I rendimenti decennali dei Titoli di Stato USA sono schizzati di fatto negli ultimi giorni fino a superare la soglia del 5%, per poi scendere al di sotto di tale soglia e tornare a risalire oggi, sulla scia di quanto emerso dal dot-plot della Fed e delle dichiarazioni di Warsh, fino al 5,016%.
Il comunicato del FOMC: variazioni contenute per tasso disoccupazione. L’inflazione rimane elevata
Così si legge nel comunicato del FOMC, con cui è stata annunciata la decisione della Fed di alzare i tassi di 25 punti base:
“Il Federal Open Market Committee ha approvato il seguente comunicato con un voto unanime di 12-0. Il Comitato ha deciso di aumentare di 25 punti base, portandolo al 3,75%-4%, l’intervallo obiettivo per il tasso sui federal funds, a sostegno del duplice mandato della Federal Reserve. Il Comitato continua inoltre a perseguire una politica volta a mantenere ampie riserve di liquidità nel sistema bancario. L’attività economica continua a espandersi a un ritmo solido. Sebbene l’incertezza rimanga elevata, anche a causa degli sviluppi geopolitici, la spesa interna si è dimostrata resiliente. La crescita della produttività è forte e gli investimenti in conto capitale rimangono robusti. La crescita dell’occupazione ha tenuto il passo con l’espansione della forza lavoro e il tasso di disoccupazione ha registrato variazioni contenute. L’inflazione rimane elevata. La decisione di politica monetaria adottata oggi contribuirà a favorire un ritorno più tempestivo dell’inflazione verso l’obiettivo del 2% del Comitato. Il Comitato garantirà la stabilità dei prezzi”.
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Conferenza stampa Warsh: “il dato di fatto è che l’inflazione è troppo alta”
Nel corso della conferenza stampa successiva all’annuncio sui tassi, iniziata alle 20.30 ora italiana, il Presidente della Fed Kevin Warsh ha motivato la decisione di alzare i tassi facendo notare subito che il PIL USA “sembra rafforzarsi”.
Warsh ha continuato, sottolineando che “l’economia (USA) è resiliente” e aggiungendo di aver rilevato, negli ultimi due giorni della riunione del FOMC, “un’attitudine all’ottimismo” (da parte degli altri esponenti della commissione).
Il mercato del lavoro, ha aggiunto, rimane “in buone condizioni di salute”, motivo per cui “il focus principale della riunione è stato sulla stabilità dei prezzi”.
Warsh ha poi pronunciato la frase clou market mover che ha scatenato le vendite a Wall Street, colpendo anche i Treasury USA: “il dato di fatto è che l’inflazione è troppo elevata ”, e “i dati diffusi durante l’estate non hanno indicato che le condizioni dell’inflazione siano migliorate”.
Anzi, “troppi settori stanno registrando aumenti (dei prezzi) superiori al 3% su base semestrale e annuale” e “i prezzi delle materie prime devono essere monitorati attentamente e sono aumentati”.
In questo contesto, ha sottolineato il banchiere centrale, “dobbiamo essere certi che l’inflazione sottostante si stia dirigendo verso il nostro obiettivo” (del 2%). E “il FOMC ha deciso che questo obiettivo non è stato raggiunto ”.
Warsh ha aggiunto che “i rischi per l’inflazione sono orientati al rialzo, mentre quelli per l’occupazione sono sostanzialmente equilibrati”, in un momento in cui “la maggior parte delle economie avanzate sta affrontando pressioni sui prezzi”.
Riguardo al trend dei prezzi del petrolio e dei prezzi energetici, il Presidente della Fed ha fatto notare che la Banca centrale non ha la capacità di tenerli sotto controllo: “Non possiamo condizionare alcun prezzo singolo, che si tratti di prezzi del petrolio, che si tratti di quelli dei beni alimentari”.
Ma, ha aggiunto, il rialzo dei tassi di 25 punti base di oggi è stato deciso per fare in modo di frenare l’acuirsi dell’inflazione.
Non solo annuncio tassi, il nuovo dot plot della Fed. Previsioni riviste al rialzo per 2026-2027-2028
Oltre all’annuncio sui tassi, la Fed ha pubblicato oggi l’aggiornamento delle proiezioni economiche relative al PIL, al tasso di disoccupazione e all’inflazione USA, insieme al dot plot, il grafico a punti che contiene le previsioni di ciascun esponente del FOMC sulla direzione futura dei tassi.
Il nuovo dot plot suggerisce che la Fed potrebbe non aver ancora concluso il ciclo di rialzi. La proiezione mediana del tasso sui federal funds per la fine del 2026 è salita infatti al 4,1% dal 3,8% di giugno.
La nuova mediana del 4,1% indica praticamente un ulteriore rialzo di 25 punti base dei tassi entro la fine del 2026, rispetto al nuovo intervallo obiettivo fissato oggi.
Per il 2027, il nuovo dot plot indica tassi USA al 4,1%, con le stime riviste al rialzo di 50 punti base rispetto al 3,6% atteso nel dot plot precedente.
Anche per il 2028 le attese su base mediana sulla direzione dei tassi sono state aumentate di 50 punti base, dal 3,4% atteso a giugno al 3,9%.
Inflazione, PIL, disoccupazione 2026, le nuove previsioni della Fed
Per quanto riguarda invece le previsioni per il trend del PIL, del tasso di disoccupazione e dell’inflazione USA, il nuovo outlook per il 2026 è il seguente:
- PIL: previsioni sulla crescita riviste al rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto alle stime di giugno, dal +2,2% al +2,3%.
- Tasso di disoccupazione: outlook tagliato di 0,2 pp dal 4,3% al 4,1%.
- Inflazione misurata dall’indice PCE: proiezioni riviste al rialzo di 0,1 pp dal 3,6% al 3,7%.
- Inflazione core misurata dall’indice PCE core: attese sulla crescita alzate dal 3,3% al 3,4%.
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Inflazione, PIL, disoccupazione 2027, le nuove previsioni della Fed
Le previsioni per il 2027 sono le seguenti:
- PIL: previsioni sulla crescita riviste al rialzo di 0,1 punti percentuale rispetto alle stime di giugno, dal 2,3% al 2,4%.
- Tasso di disoccupazione: outlook tagliato di 0,2 punti percentuali dal 4,3% al 4,1%.
- Inflazione misurata dall’indice PCE: proiezioni confermate a una crescita pari a +2,3%.
- Inflazione core misurata dall’indice PCE core: attese confermate a un rialzo del 2,5%.
Inflazione, PIL, disoccupazione 2028, le previsioni aggiornate
- PIL: previsioni sulla crescita confermate al ritmo del 2,2%.
- Tasso di disoccupazione: outlook tagliato di 0,1 punti percentuali dal 4,2% al 4,1%.
- Inflazione misurata dall’indice PCE: proiezioni alzate di 0,1 punti percentuali dal +2% al +2,1%.
- Inflazione core misurata dall’indice PCE core: attese riviste al rialzo di 0,1 pp dal 2,1% al 2,2%.
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Previsioni Fed su PIL, disoccupazione e inflazione nel lungo termine
La Federal Reserve ha annunciato di prevedere, guardando nel più lungo periodo, un ritmo di crescita del PIL USA pari a +2%, come in precedenza.
Lasciate invariate anche le stime sul tasso di disoccupazione (4,2%) e sull’inflazione misurata dal PCE (2%).
L’outlook sui tassi è stato rivisto invece al rialzo di 0,1 punti percentuali, dal 3,1% previsto a giugno al 3,2%.
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