Un investimento monstre per potenziare il settore hi-tech e dare slancio alle nuove tecnologie a livello nazionale. Le principali aziende della Corea del Sud si sono impegnate a mettere sul tavolo circa 550 miliardi di dollari in settori quali chip, intelligenza artificiale e sviluppo tecnologico.
La decisione di conglomerati del calibro di Samsung, SK Group e Hyundai è arrivata in seguito a un incontro tra i massimi dirigenti delle suddette società e il presidente sudcoreano Lee Jae Myung, impegnato a sostenere l’economia del Paese in seguito a un accordo commerciale con gli Stati Uniti.
Le varie affiliate di Samsung, per esempio, investiranno 450 trilioni di won (309,5 miliardi di dollari) tra infrastrutture di intelligenza artificiale e ricerca e sviluppo, nei prossimi cinque anni. Hyundai Motor Group si è invece impegnata a mobilitare 125,2 trilioni di won, mentre SK Group ha ribadito i suoi piani di investire 128 trilioni di won in IA, chip, energia e biotecnologie entro il 2028.
LG Group metterà in circolo 100 trilioni di won, principalmente in materiali, componenti e attrezzature, tra il 2024 e il 2028. Ma perché tutta questa frenesia improvvisa? Come ha spiegato Bloomberg, gli annunci sono arrivati dopo che l’accordo commerciale tra Corea del Sud e Stati Uniti ha suscitato preoccupazioni per i bassi investimenti interni e per la valuta nazionale.
Il piano economico della Corea del Sud
La Corea del Sud aveva precedentemente accettato di destinare 350 miliardi di dollari a settori strategici statunitensi nell’ambito dell’accordo commerciale con Donald Trump, in cambio di una riduzione dei dazi «reciproci» del 15% sulla maggior parte delle esportazioni verso gli Usa.
Sono emersi diversi malumori, dubbi, incertezze, al punto che Lee ha incontrato importanti leader aziendali sudcoreani - tra cui Jay Y. Lee di Samsung, Euisun Chung di Hyundai Motor, Koo Kwang-mo di LG Group e Chey Tae-won di SK Group – esortandoli ad aumentare gli investimenti interni e offrendo loro assistenza governativa. Mr. Lee ha suggerito che Seoul potrebbe adottare nuove forme di supporto, come l’acquisto di obbligazioni subordinate emesse da aziende o l’assunzione di posizioni di prima perdita.
“Sembra che abbiamo negoziato bene. Tuttavia, permangono preoccupazioni sul fatto che un’impennata degli investimenti focalizzati sugli Stati Uniti possa avvenire a scapito della spesa interna. Sebbene le decisioni saranno guidate dalle condizioni economiche prevalenti, auspico che, in circostanze analoghe, si presti maggiore attenzione alla promozione degli investimenti interni”, ha dichiarato Lee, giustificando la ’’chiamata alle armi’ dei campioni nazionali hi-tech.
Come sta l’economia di Seoul
Al netto degli accordi commerciali con gli Usa, l’economia della Corea del Sud è cresciuta al ritmo più veloce in oltre un anno. Nel terzo trimestre del 2025 il pil ha superato le stime degli analisti registrando un +1,7% su base annua, rispetto al +1,5% previsto da Reuters. L’economia è invece cresciuta dello 0,6% nel secondo trimestre.
I dati della Banca di Corea hanno rivelato che la crescita è stata sostenuta principalmente dalle esportazioni e dal settore manifatturiero, che sono cresciuti rispettivamente del 6% e del 3,3% su base annua. Il settore delle costruzioni è stato il più grande freno all’economia, con una contrazione dell’8,1% nel trimestre in esame rispetto all’anno precedente.
La crescita delle esportazioni di beni e servizi, dovuta all’aumento delle spedizioni di semiconduttori e veicoli a motore, è stata la più rapida dal terzo trimestre del 2024. Su base trimestrale, il pil sudcoreano è cresciuto dell′1,2%, superando anche le stime del sondaggio Reuters che prevedevano una crescita dello 0,9%. Per evitare brusche frenate Lee ha chiesto aiuto ai colossi hi-tech del Paese. Forse Seoul ha trovato un ombrello per limitare le conseguenze dei dazi.