La Cina ha annunciato nuovi test per potenziare i sistemi di sorveglianza satellitare con l’IA. Gli addetti ai lavori lanciano l’allarme
L’intelligenza artificiale è uno dei grandi temi del dibattito mondiale. Non per niente è stata al centro della prima enciclica di Papa Leone XIV, “Magnifica Humanitas”, in cui viene definita come una forza invisibile che deve essere “disarmata” e rimanere al servizio dell’uomo. Il contrario di ciò che sta facendo la Cina che ha recentemente annunciato alcuni test per l’uso dell’IA all’interno dei suoi sistemi di sorveglianza satellitare.
Una notizia che ha suscitato la preoccupazione dei maggiori esperti mondiali che temono che questi sistemi vengano utilizzati per scopi militari e per armi spaziali autonome.
Le dichiarazioni e i nuovi test della Cina
Per molti anni la Cina ha insistito sull’importanza della supervisione umana per l’IA. Ma l’annuncio dei nuovi test, riportato da testate come Interesting Engineering, sembra contraddire gli appelli alla trasparenza.
Il Paese Asiatico sta lavorando per far sì che i suoi satelliti di sorveglianza spaziale siano in grado, tramite l’intelligenza artificiale, di scomporre compiti complessi, coordinare flussi di lavoro e ripararsi in autonomia dai guasti.
Tutti compiti basati su algoritmi che non prevedono l’intervento umano. È qui che sta il cuore della questione. I satelliti possono essere usati per molti scopi “nobili”, dall’analisi del comportamento animale alle previsioni meteorologiche. Ma come insegnano gli Stati Uniti, l’IA autonoma può tranquillamente essere utilizzata per attacchi militari.
Il caso degli Stati Uniti
Anche se molte informazioni sono state classificate con il massimo livello di segretezza, c’è il sospetto sempre più forte che gli USA possiedano sistemi di puntamento basati sull’IA.
Sistemi che analizzando i dati ottenuti da telecamere ottiche, radar, LIDAR e sensori per localizzare obiettivi militari, possano decidere di aprire il fuoco in piena autonomia.
L’attacco del 28 febbraio alla scuola iraniana in cui sono morte 175 persone, la maggior parte dei quali bambini, è stato classificato come “errore” ma ha fatto aumentare a dismisura i sospetti sul possibile coinvolgimento dell’IA.
Sospetti alimentati dal recente contratto stipulato con SpaceX per migliorare la connettività dei cannonieri e per far sì che ricevano il più velocemente possibile informazioni sull’opportunità o meno di sparare.
Israele usa l’IA per le decisioni militari
Sul fronte della sorveglianza basata sull’intelligenza artificiale Israele sembra essere molto più “avanti” degli altri Paesi.
L’esercito del Paese ha un sistema che combina informazioni provenienti da telefonate, social media, metadati, immagini e contatti per individuare potenziali obiettivi militari. Un sistema che, secondo una recente inchiesta, ha portato all’identificazione di 37.000 bersagli come membri di Hamas nelle prime settimane di guerra a Gaza.
Il tasso di precisione dell’algoritmo, secondo lo stesso esercito, sarebbe di circa il 90%.
Servono trasparenza e regole comuni
La Cina ha assicurato la massima trasparenza sui suoi test satellitari ma questo ha attenuato solo in parte le preoccupazioni degli esperti.
Al momento gli algoritmi sono in grado di superare autonomamente gli ostacoli e servirà ancora molto lavoro per far sì che siano in grado di far partire dei missili. Ma la possibilità esiste e servono più velocemente possibile misure regolamentari condivise a livello internazionale che limitino i poteri dell’IA senza supervisione umana.
L’intelligenza artificiale non ha preoccupazioni, senso etico e coscienza e non si interroga prima di sparare. Spetta all’uomo impedirle di fare fuoco.
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