Luci e ombre del piano di salvataggio immobiliare della Cina

Federico Giuliani

8 Giugno 2024 - 07:06

La Cina ha presentato un fondo dal valore di oltre 40 miliardi di dollari nel tentativo di risolvere la crisi immobiliare che attanaglia il Paese. Questa misura potrebbe non essere sufficiente.

Luci e ombre del piano di salvataggio immobiliare della Cina

Basterà per salvare una volta per tutte il settore immobiliare? È questa la domanda che si sono fatti gli analisti non appena la Cina ha presentato un fondo da 300 miliardi di renminbi (41 miliardi di dollari), pensato appositamente per sostenere gli acquisti governativi di abitazioni invendute.

Le nuove misure potrebbero, in effetti, scuotere una crisi ormai triennale che ha pesato sull’economia del Paese. Tuttavia, c’è chi pensa che la somma messa sul tavolo da Pechino possa non essere neanche lontanamente sufficiente a risolvere il dossier. Goldman Sachs, ad esempio, ha stimato che, in base ai costi, la Cina avrebbe 30 trilioni di renminbi di inventario immobiliare invenduto, comprendendo terreni e appartamenti completati, ovvero 10 volte l’importo venduto l’anno scorso.

Le stime di questo patrimonio immobiliare non venduto sono variabili ma fanno, in ogni caso, impallidire i finanziamenti presentati dalla Banca popolare cinese (PBOC). Fondi, tra l’altro, che saranno prestati da varie banche nazionali per aiutare le imprese statali locali ad acquistare un certo numero proprietà invendute, le quali potrebbero poi essere usate come alloggi sociali o rimesse sul mercato a prezzi accessibili.

I dubbi sul piano immobiliare della Cina

Le nuove misure includono anche l’abolizione dei tassi minimi ipotecari e la riduzione degli acconti per gli acquirenti della prima casa, e riflettono, di fatto, la necessità di rianimare con maggiore urgenza il mercato. Quello stesso mercato che per decenni ha ancorato la crescita economica e la ricchezza delle famiglie della Cina.

Gli analisti di Morgan Stanley, come ha spiegato il Financial Times, ritengono che le suddette misure “raggiungono un buon equilibrio tra il fornire un certo cuscinetto e il lasciare che il ciclo immobiliare faccia il suo corso senza aumentare i rischi per le imprese e le banche statali locali”. Attenzione però, perché il calo dei prezzi ha imposto un rischio finanziario sempre più pressante nel corso dei tre anni di rallentamento del settore immobiliare. I prezzi delle nuove case, ad aprile, sono scesi al tasso mensile più veloce degli ultimi nove anni.

Nel frattempo, sempre Goldman Sachs ha stimato che, oltre al patrimonio immobiliare invenduto, in Cina vi siano 90-100 milioni di unità di “offerta ombra”, e cioè acquistate come proprietà di investimento ma non abitate. “Il sistema finanziario cinese è in gran parte guidato dalle banche e i prestiti bancari sono in gran parte, in una forma o nell’altra, garantiti da beni immobili”, ha fatto notare ancora Goldman Sachs.

L’altra faccia della medaglia

Reuters ha scritto che le nuove costruzioni di case in Cina sono scese del 63% a 634 milioni di metri quadrati nei 12 mesi fino ad aprile. Tenendo conto dei dati demografici e di altri fattori, il Fondo monetario internazionale stima invece che la domanda fondamentale di abitazioni in Cina sarà in media di 950 milioni di metri quadrati nei prossimi 10 anni.

Se, da un lato, la Cina ha presentato misure per allentare un problema scottante e stimolare nuovi acquisti di abitazioni, dall’altro queste stesse misure avrebbero generato un discreto malcontento in alcune fasce della popolazione. Il New York Times ha parlato della situazione nella quale si stanno trovando i proprietari di case, molti dei quali hanno investito i loro risparmi acquistando più appartamenti.

Ebbene, queste stesse persone sarebbero ora preoccupate in merito al fatto che l’allentamento delle restrizioni varato dal governo possa abbassare i prezzi delle loro proprietà (e, va da sé, compromettere il valore dei loro investimenti). Ci sono dunque diversi cittadini che, nella speranza che le proprietà acquistate possano continuare a creare ricchezza per le generazioni future, auspicano che le novità introdotte non riguardino le loro città di appartenenza.