La campagna di disinformazione di Israele negli Stati Uniti

Roberto Vivaldelli

11/06/2024

Israele ha condotto una campagna mediatica negli Stati Uniti volta a influenzare l’opinione pubblica: ecco il piano segreto di Tel Aviv.

La campagna di disinformazione di Israele negli Stati Uniti

Gli Stati Uniti sono vittime delle ingerenze straniere e delle campagne di disinformazione sui media e sui social. No, non parliamo della Russia né tantomeno della Cina ma di Israele, che sta conducendo una massiccia campagna negli Usa volta a influenzare l’opinione pubblica al fine di supportare l’operazione Sword of Iron in corso nella Striscia di Gaza.

A dirlo non sono i soliti complottisti ma un quotidiano israeliano, Hareetz, secondo cui il governo israeliano di Tel Aviv ha architettato una «campagna di influenza su larga scala» rivolta «principalmente ai legislatori neri e ai giovani progressisti negli Stati Uniti e in Canada.» L’operazione, la cui esistenza è stata segnalata per la prima volta da Haaretz a marzo, «è stata lanciata dopo l’inizio della guerra a Gaza e aveva lo scopo di influenzare alcuni segmenti dell’opinione pubblica sulla condotta di Israele».

L’ingerenza di Israele negli Stati Uniti

Secondo un’indagine dell’organizzazione Fake Reporter, pubblicata nei giorni scorsi, la campagna di influenza «ha fatto ampio uso di siti web e social media falsi» per «promuovere contenuti pro-Israele, anti-palestinesi e anti-musulmani», nonché «disinformazione sull’antisemitismo nei campus americani». L’operazione mediatica è stata condotta da una società privata israeliana, la STOIC, ingaggiata dal governo di Benjamin Netanyahu: secondo Haaretz, l’operazione è stata commissionata dal Ministero israeliano per gli Affari della Diaspora, ma è stata affidata segretamente a una società privata per tentare di non esporre troppo il governo.

Due pesi e due misure

Se fosse emerso, da parte della Russia, un’operazione di questo tipo negli Stati Uniti sarebbe esploso un caso internazionale. Ma poiché l’attore statale dietro quest’operazione è Israele - che negli Stati Uniti può contare su quella influentissima Israel Lobby ben descritta dal professo John Mearsheimer nel suo libro pubblicato con il collega Stephen Walt - allora l’attenzione mediatica è flebile e la risposta della politica Usa è pressoché inesistente. «Come ho detto - e l’ho detto fin dall’inizio del Russiagate, quando è emersa tutta quell’isteria sull’uso da parte della Russia di falsi account Facebook e bot Twitter - ogni grande Paese fa questo con ogni altro Paese» nota il giornalista Glenn Greenwald. «Ma la domanda rimane: perché il governo degli Stati Uniti ha trattato campagne di influenza simili da parte della Russia e della Cina in modo così massimalista e isterico, eppure non ha lanciato, almeno finora, alcun avvertimento o preoccupazione per una campagna di influenza molto simile, segreta, manipolativa e ingannevole, rivolta ai cittadini americani da parte di Israele?».

Nel mirino i deputati del Congresso

Eppure anche i quotidiani statunitensi confermano la notizia. Secondo Politico, in quest’operazione del governo israeliano sono stati presi di mira almeno 128 deputati al fine di influenzarne le decisioni. E anche il New York Times ha confermato che l’operazione è stata sostenuta dal governo israeliano, citando diversi funzionari del governo di Tel Aviv in forma anonima. Nonostante queste conferme, l’amministrazione Biden non ha rilasciato alcuna dichiarazione e il mondo politico fa finta di nulla.

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