La Borsa di Madrid non è più nelle mani della Spagna. A controllarla sono BlackRock e questi fondi stranieri

Laura Naka Antonelli

2 Luglio 2026 - 15:57

Investitori stranieri all’assalto della Borsa di Madrid ma anche di altre borse europee. Il confronto tra l’indice Ibex 35 e Piazza Affari.

La Borsa di Madrid non è più nelle mani della Spagna. A controllarla sono BlackRock e questi fondi stranieri

Il controllo della Borsa di Madrid non è più nelle mani della Spagna, bensì in quelle di colossi dell’alta finanza del calibro di BlackRock, il gigante del risparmio gestito numero uno al mondo.

A farlo notare è un articolo pubblicato sul quotidiano El Pais che scrive nero su bianco che il mercato azionario spagnolo è finito sotto il controllo dei fondi stranieri.

Di fatto, negli ultimi decenni, gli investitori istituzionali globali hanno rimpiazzato in modo significativo le famiglie (ma anche le banche) spagnole, acquistando le partecipazioni di maggioranza da esse detenute nei capitali di varie aziende quotate sull’indice Ibex 35, ovvero del listino azionario della Borsa di Madrid.

Borsa di Madrid sotto il controllo di BlackRock, Vanguard e fondo Norvegia

Il risultato è che BlackRock, Vanguard e il fondo sovrano norvegese Norges Bank possiedono quote di capitali per un valore di 113,7 miliardi di euro.

Ammonta a tanto il valore complessivo delle azioni scambiate alla Plaza de la Lealtad di Madrid - dove ha casa la Borsa di Madrid, o anche, così come viene chiamata in Spagna, “la Bolsa” - in mano ai tre titani della finanza.

A scattare la fotografia è stato il giornalista David Fernández, nell’articolo “Spain’s stock market is in the hands of foreign funds: these are the real owners of the Ibex 35”:

Il mercato azionario spagnolo sta diventando sempre di più meno spagnolo in due sensi. Da un lato, una grande quota dei ricavi delle aziende quotate proviene dall’estero. Nel 2025, per esempio, i mercati internazionali hanno inciso per il 65% sui ricavi dei gruppi quotati sull’Ibex 35. Dall’altro lato, gli investitori internazionali possiedono una fetta crescente di capitali delle società quotate. Lo scorso ottobre BME, operatore del mercato azionario spagnolo - a suo volta di proprietà di un gruppo straniero, in questo caso dell’operatore svizzero SIX - ha pubblicato il suo ultimo rapporto sull’assetto proprietario (della borsa di Madrid), contenente i dati relativi alla fine dell’anno fiscale 2024. Quel rapporto ha certificato che il 48,7% delle azioni quotate sul mercato nazionale erano possedute da investitori stranieri. E la percentuale sale al di sopra del 60% se misurata in base al valore di mercato o alla capitalizzazione di mercato”.

Non solo Borsa Madrid. Stranieri all’assalto anche di Piazza Affari e altre Borse europee

Non si tratta tuttavia di un trend che riguarda solo la Spagna e la Borsa di Madrid.

L’articolo riporta quanto affermato da Mariana Longobardo, direttrice della divisione Research Service di BME: “La maggiore partecipazione degli investitori internazionali è un trend che si nota anche in altri Paesi dell’Unione europea”.

Detto questo, il caso spagnolo spicca, in quanto “in Spagna il processo è stato ancora più pronunciato, a causa del calo relativo della presenza delle famiglie nel mercato azionario ”.

Basti pensare che “nel 1998, mentre era in atto il processo delle privatizzazioni, le famiglie incidevano per il 35% sulla proprietà delle azioni; oggi, la loro incidenza è inferiore al 16%”.

Il trend è comunque evidente anche nel resto dell’Europa.

Stando agli ultimi dati che risalgono al 2024 e che sono stati diramati dall’Office for National Statistics, Ufficio Nazionale di Statistica del Regno Unito, in UK il 58,8% delle azioni quotate sul London Stock Exchange della borsa di Londra è nelle mani degli investitori stranieri, mentre in Francia, in base ai numeri diffusi dalla Banca di Francia, la percentuale è pari al 50%.

Situazione simile in Italia, come è emerso dal quadro che è stato tracciato alla fine del 2025 dal Centro Studi di Unimpresa, che ha preso in considerazione il valore delle azioni detenute dalle varie categorie di soci e azionisti, da giugno 2024 a giugno 2025:

“A differenza del passato recente, dunque, non sono più gli azionisti italiani a detenere la maggioranza del capitale delle società quotate, a conferma di una ritrovata attrattività dell’Italia sui mercati finanziari internazionali. La componente domestica cresce in valore, ma perde peso relativo”.

Il report di Unimpresa snocciola i seguenti numeri:

“Crescono in modo significativo anche le quote detenute dalle famiglie, aumentate di 15,0 miliardi (+20,08%), da 74,8 miliardi a 89,8 miliardi, mentre l’incremento più consistente in valore assoluto riguarda gli investitori stranieri, le cui partecipazioni sono salite di 91,3 miliardi (+28,58%), passando da 319,3 miliardi nel 2024 a 410,6 miliardi nel 2025, portando la loro quota complessiva al 50,82% del capitale delle società quotate”.

Ma la maggior presenza degli stranieri non è un fattore negativo

La maggiore presenza degli stranieri nelle borse europee e nel caso specifico della Spagna non deve essere considerata tuttavia un fattore negativo.

Lo ha detto a El Pais Juan M. Prieto, fondatore e Presidente di Corporance, primo proxy advisor del Paese per le assemblee degli azionisti:. “Il maggior peso degli investitori stranieri rappresenta alcune sfide, ma è anche un segnale positivo”, in quanto “questi fondi tengono a disporre di pratiche di corporate governance più avanzate; in più, fanno molto più trading, fattore che migliora la liquidità del mercato. Ancora, la loro presenza significa che ci sono sia un maggiore flusso di soldi verso le aziende spagnole che un chiaro canale di finanziamento a loro disposizione”.

Stessa cosa aveva detto Unimpresa nel fare il punto della situazione a Piazza Affari, menzionando la maggiore presenza degli investitori stranieri nei capitali italiani: “L’aumento significativo delle quote detenute da investitori stranieri, in particolare nelle società quotate, è la conferma che l’Italia è tornata a essere attrattiva sui mercati internazionali”. Occhio a tal proposito anche al grande ruolo di BlackRock a Piazza Affari e alle ultime novità che riguardano le sue manovre sulle aziende italiane.

Quote in mano a famiglie e Stato, il confronto tra Piazza Affari e la borsa di Madrid

Vero che a Piazza Affari, oltre alle partecipazioni in mano agli stranieri, sono salite anche le quote in mano alle famiglie italiane (aumentate nel periodo di 15 miliardi (+20,08%), da 74,8 miliardi a 89,8 miliardi).

In Spagna, invece, El Pais ha indicato in numeri come la situazione si sia ribaltata nel corso degli ultimi decenni: nel 1992, i fondi stranieri controllavano il 30,6% della borsa di Madrid, seguiti dalle famiglie del Paese (24,4%), dallo Stato (16,6%), dalle banche e casse di risparmio (15,6%), dalle società non finanziarie spagnole (7,7%), dai fondi domestici e dai fondi pensione (5%).

Gli ultimi dati descrivono invece un contesto che è cambiato “in modo drammatico”.

Ora i fondi stranieri controllano il 48,7% delle azioni, mentre “l’incidenza delle famiglie è scesa in modo significativo, ad appena il 15,8% del totale”, sottolinea il quotidiano.

A calare è stata anche la presenza dello Stato (4,1%) rispetto al 16,6% del 1992, una percentuale che impallidisce rispetto a Piazza Affari, dove le quote riconducibili allo Stato e alla Banca centrale, ha rilevato sempre Unimpresa, sono “cresciute di 11,1 miliardi (+35,48%), da 31,4 miliardi a 42,5 miliardi, così come quelle degli enti locali, aumentate di 769 milioni (+21,42%), da 3,6 miliardi a 4,4 miliardi”.

Meno presenti alla borsa di Madrid sono anche le banche e le casse di risparmio (4% appena), a fronte di un’incidenza dell’industria spagnola che è rimasta invece quasi invariata al 5,8%.

A essere aumentato è invece il peso delle società non finanziarie, che ha riportato una forte crescita, fino al 21,6% dei titoli scambiati a la Bolsa. In evidenza soprattutto le partecipazioni delle holding familiari, come la quota di Amancio Ortega in Inditex, della famiglia Del Pino nel capitale di Ferrovial, della famiglia Entrecanales in Acciona, e della famiglia Botín in Banco Santander.

Ma a fare la parte del leone alla Borsa di Madrid, sono soprattutto i fondi stranieri.

BlackRock, il gigante del risparmio gestito è il più grande proprietario delle azioni di Madrid

Il più grande proprietario di azioni scambiate sull’indice Ibex 35 è BlackRock, che oggi gestisce asset valutati 14 trilioni di dollari.

Il colosso USA del risparmio gestito, stando agli ultimi dati ufficiali riportati da El Pais, ha investito in Spagna 94 miliardi di euro: di questi, 59 miliardi in azioni, 20 miliardi in debito pubblico, dunque in Bonos, 12 miliardi in obbligazioni corporate e 3 miliardi in asset non quotati.

Non c’è nessuna società quotata sull’indice Ibex 35 dove i suoi tentacoli non siano arrivati”, scrive il quotidiano, mettendo in evidenza che BlackRock è, per esempio, il primo azionista di Banco Santander (6,86% del capitale) e di BBVA (7,6%), detenendo inoltre una partecipazione pari al 7,17% di Repsol e controllando il 5,99% di Telefónica.

Borsa di Madrid: a controllarla anche Vanguard e fondo sovrano Norvegia

Altro grande proprietario della Borsa di Madrid è Vanguard, gigante dell’asset management la cui crescita è esplosa nell’ultimo decennio grazie al boom dei fondi passivi e degli exchange‑traded funds (ETFs).

Vanguard, che gestisce in tutto il mondo asset per un valore di $12 trilioni, ha aperto un ufficio commerciale a Madrid meno di un anno fa, e si distingue per detenere il 6,1% di Banco Santander, il 4,75% di Iberdrola, il 4,91% di BBVA e il 4,13% di Repsol.

Negli ultimi anni hanno investito molto in Spagna anche diversi fondi sovrani, finanziati di norma da Paesi ricchi di materie prime. Tra questi, l’investitore principale è stato soprattutto il fondo sovrano norvegese, che vale ben $2,2 trilioni. In Spagna, il fondo sovrano detiene praticamente azioni di quasi tutte le società quotate sull’Ibex 35, sebbene di rado l’entità della partecipazione in ogni singola società ecceda il 3%.