L’uso internazionale dello yuan cinese ha raggiunto livelli record (grazie anche alla Russia)

Federico Giuliani

9 Settembre 2024 - 06:26

L’uso del renminbi (o yuan) da parte di Pechino nelle transazioni transfrontaliere ha toccato livelli record nel corso dell’anno. Ecco che cosa sta succedendo.

L’uso internazionale dello yuan cinese ha raggiunto livelli record (grazie anche alla Russia)

Dalla Cina arriva un’importante notizia: l’uso del renminbi (o yuan) da parte di Pechino nelle transazioni transfrontaliere ha toccato livelli record nel corso dell’anno. Secondo i dati raccolti dalla State Administration of Foreign Exchange, a luglio il 53% delle transazioni in entrata e in uscita dalla nazione asiatica era in valuta cinese, in aumento rispetto al 40% rilevato nello stesso periodo nel 2021.

I dati in questione mostrano i trasferimenti transfrontalieri effettuati dalle banche per conto di clienti non bancari e rappresentano principalmente transazioni commerciali, sebbene rilevino anche flussi di investimenti e pagamenti di debiti. In ogni caso, il fenomeno citato è stato agevolato anche e soprattutto dai legami sempre più stretti tra Cina e Russia, che stanno evidentemente consentendo al Dragone di internazionalizzare la propria moneta e, al contempo, di ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’uso transfrontaliero dello yuan ha ricevuto una spinta dopo che le sanzioni statunitensi avevano limitato la capacità di Mosca di effettuare transazioni in dollari in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina. Non a caso, lo scorso febbraio, il governatore della banca centrale russa Elvira Nabiullina aveva dichiarato che l’uso della valuta cinese per i regolamenti, le transazioni finanziarie e i depositi era «aumentato».

Ma che cosa è successo oltre la Muraglia? Lo ha spigato in maniera cristallina Alexandra Prokopenko, ricercatrice presso il Carnegie Institute di Berlino : «La situazione delle sanzioni ha creato un enorme stimolo per la Cina a sviluppare il suo sistema [finanziario] e a elaborare soluzioni per collegare il sistema cinese con quello russo».

Lo yuan cinese alla ribalta?

La crescente influenza economica della Cina ha reso lo yuan più accettabile per i Paesi stranieri rispetto a 20 anni fa, quando Pechino iniziò a sperimentare un allentamento dei controlli sui capitali. Nel corso del tempo, infatti, la quota del renminbi nei pagamenti transfrontalieri del Dragone è aumentata in modo significativo, riflettendo la sempre più grande fiducia globale nella regolazione degli scambi commerciali e degli investimenti in yuan.

Secondo le stime della banca ANZ, nella prima metà del 2024 lo yuan ha rappresentato il 52% dei pagamenti e delle entrate transfrontaliere della Cina, rispetto al 43% del dollaro statunitense; 10 anni fa, le percentuali erano rispettivamente del 23% e del 67%. Altri dati rilevanti: a luglio, lo yuan ha mantenuto la sua posizione di quarta valuta più attiva nei pagamenti globali in termini di valore, con una quota record del 4,74%, rispetto al 47,81% del dollaro Usa, secondo i dati della Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (Swift).

Nel tentativo della Cina di trasformare la seconda economia mondiale in una «potenza finanziaria», ha evidenziato il South China Morning Post, una moneta e un’infrastruttura forti sono elementi chiave dell’obiettivo prefissato dal presidente cinese Xi Jinping. La People’s Bank of China ha firmato 40 linee di swap bilaterali, che fungono da linea di credito in modo che altre banche centrali possano cambiare le loro valute locali con lo yuan. Queste linee di swap sono destinate a facilitare l’uso delle valute locali nel commercio. Alla fine del 2023, le linee di swap bilaterali della PBOC avevano raggiunto i 4,2 trilioni di yuan (590 miliardi di dollari).

A cosa punta il Dragone

La crescita degli scambi commerciali in renminbi, dunque, è stata favorita anche dalle linee di swap valutari che Pechino ha aperto o rinnovato nel corso del 2023 con Arabia Saudita, Argentina e Mongolia, tutti produttori di materie prime i cui beni sono richiesti dalla Cina. Secondo la richiamata Banca Popolare Cinese, dal 2022 sono state istituite nuove banche di compensazione per il renminbi anche in Laos, Kazakistan, Pakistan, Brasile e Serbia.

Pechino, ha fatto presente il FT, non intende competere con il dollaro statunitense, ma i funzionari cinesi non vogliono essere alla mercé del biglietto verde. A livello globale, in ogni caso, il renminbi è ancora un lontano secondo posto dopo il dollaro per il finanziamento del commercio (rappresenta anche solo il 4,74 percento dei pagamenti globali, dietro al dollaro, all’euro e alla sterlina). Gli ostacoli di lunga data a un più ampio utilizzo del renminbi, in particolare i controlli sui capitali della Cina e i forti effetti di rete che supportano l’uso del dollaro statunitense, limitano i progressi dell’uso dello yuan oltre la conclusione di accordi commerciali.

Diverso, almeno in parte, il discorso relativo ai Paesi in via di sviluppo o non appartenenti al blocco occidentale. Alcuni esempi? Quando, a maggio, il jet regionale cinese ARJ21 è stato consegnato alla compagnia aerea indonesiana TransNusa, l’accordo di leasing è stato stipulato utilizzando lo yuan, e l’accordo è stato salutato come una pietra miliare nell’internazionalizzazione della valuta cinese. Secondo il governatore della banca centrale russa Nabiullina, inoltre, la quota dello yuan nelle esportazioni russe è inoltre aumentata dallo 0,4% di due anni fa al 34,5% di quest’anno, mentre la sua quota nelle importazioni è aumentata dal 4,3% al 36,4% nello stesso periodo.