WhatsApp e la legge: ecco quando un messaggio o uno screenshot possono portarti in Tribunale. Le sentenze della Corte di Cassazione.
WhatsApp, ormai, è diventato il contenitore di tutta la nostra vita e proprio per questo un uso illecito dell’app di messaggistica può portare a reati penali e civili come stalking, diffamazione, revenge porn e reati sui minori. In alcuni casi le prove portate con WhatsApp comportano anche l’addebito della separazione.
Nell’ultimo periodo molte delle sentenze della Corte di Cassazione hanno riguardato proprio la nota app di messaggistica. Facciamo una panoramica di quanto emerge dalla giurisprudenza recente per comprendere i limiti di utilizzo di WhatsApp.
Messaggi WhatsApp equiparati alla corrispondenza
I messaggi inviati con l’app di Meta sono considerati alla stregua della corrispondenza, come ha sottolineato nella sentenza n. 170 del 27 luglio 2023 la Corte Costituzionale e ribadito la sentenza n. 4009 del 23 febbraio 2026 della Corte di Cassazione.
Bisogna fare molta attenzione a quello che si scrive nei messaggi perché si potrebbe rischiare di far scattare il reato di diffamazione se si invia un messaggio che sia lesivo per la reputazione altrui. Nelle chat WhatsApp, infatti, ci sono anche quelle di gruppo e se, ad esempio, nella chat di classe si parla male dell’insegnante si potrebbe ledere la sua reputazione professionale.
Non serve stabilire il numero di coloro che partecipano al gruppo e non è determinante neanche quante persone hanno realmente letto il messaggio. Al contrario di quello che accade su siti web e Facebook, però la diffamazione via WhatsApp non è aggravata poiché la chat non è equiparata alla stampa (con la possibilità che quanto scritto possa raggiungere un numero di persone indeterminato).
In base alla sentenza 33219 dell’8 settembre 2021, anche quello che si scrive nello stato personale, se offensivo, è considerato diffamazione.
Accedere a WhatsApp dell’ex: due reati
Chi accede a WhatsApp di un’altra persona senza permesso compie due reati: accesso abusivo a un sistema telematico e violazione della corrispondenza. Con la sentenza n. 3025 del 27 gennaio 2025 la Cassazione ha condannato l’ex coniuge, che conosceva il Pin dello smartphone dell’altro coniuge, per aver spiato le sue chat perché preoccupato per la salute del figlio durante il Covid.
Anche spiare le chat del coniuge per gelosia commette reato così come è reato pubblicare sui social la foto profilo di WhatsApp di qualcun altro senza che l’interessato abbia dato il proprio consenso. La sentenza n. 29683 del 25 agosto 2025, infatti, prevede che si tratti di trattamento illecito di dati personali.
Reato di stalking con WhatsApp
Tempestare di messaggi un ex partner per implorarlo di tornare insieme è stalking. A pesare è l’insistenza dei messaggi (quanti in quanto tempo) e la mancanza di rispetto della volontà dell’altro che continua a rispondere con un rifiuto.
La persona vittima dell’invio massiccio di messaggi, infatti, può sprofondare non solo nell’angoscia, ma può sentirsi anche controllata (sentenza 27453 del 10 luglio 2024).
Anche inviare messaggi continui ai familiari dell’ex partner configura il reato di atti persecutori. Scrivere offese e minacce per l’ex ai suoi familiari, con la speranza che siano riferiti, può costare molto caro.
Anche per maltrattamenti WhatsApp può essere fondamentale: i file audio in cui il coniuge minaccia e intimidisce possono essere portati come prova delle accuse sporte. A stabilirlo la sentenza n. 33707 del 14 ottobre 2025.
Attenzione ai reati sessuali
Con WhatsApp si rischiano anche reati a sfondo sessuale. Girare ai contatti di WhatsApp video ottenuti con OnlyFans senza il consenso della persona ripresa implica reato di diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti (sentenza n. 30169 del 2 settembre 2025).
Inviare contenuti sessualmente espliciti a minorenni, poi, fa scattare il reato di corruzione di minori.
Addebito della separazione
WhatsApp mette a rischio molti matrimoni e rischia di prendersi l’addebito della separazione per colpa il partner che ha scritto parole d’amore all’amante (a patto che non si riesca a dimostrare che la realtà dei fatti è diversa da quella che trapela dai messaggi). A ribadirlo è la sentenza n. 12794 del 13 maggio 2021.
Attenzione, però, a come si acquisiscono gli screenshot delle chat: se l’acquisizione avviene in modo illecito (accedendo abusivamente allo smartphone dell’altro senza avere la password condivisa) le prove non possono essere considerate. Se la password è stato condivisa, invece, può configurarsi, in ogni caso, il reato di violazione della corrispondenza.
Per l’addebito della separazione contano anche le infedeltà virtuali. Chattare continuamente con l’amante anche di fronte al partner provoca un’offesa in quest’ultimo che può imputare all’altro la colpa della fine del matrimonio, anche se l’adulterio, fisicamente non è stato consumato. A chiarirlo è la sentenza n. 8750 del 17 marzo 2022.
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