L’ombra della speculazione e lo yen debole: le sfide economiche del Giappone

Federico Giuliani

16 Aprile 2024 - 06:50

I riflettori restano puntati sullo yen che continua ad essere debole. Nel frattempo il Giappone ha evitato la recessione per un soffio.

L’ombra della speculazione e lo yen debole: le sfide economiche del Giappone

Come sta l’economia del Giappone? Possiamo partire col dire che ha evitato la recessione per un pelo. Il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,4% annualizzato tra ottobre e dicembre, in aumento rispetto ai precedenti dati provvisori che mostravano una contrazione dello 0,4%. In ogni caso, anche se i dati indicano che Tokyo è sfuggita ai due trimestri consecutivi di crescita negativa, il Paese asiatico deve accontentarsi di essere la quarta economia mondiale dopo aver perso il terzo posto a favore della Germania.

Allo stesso tempo, nonostante le difficoltà, il mercato azionario nipponico è in forte crescita – ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi decenni - e questo perché gli investitori stranieri approfittano dello yen a buon mercato e delle riforme di governance aziendale, ovvero due contingenze che hanno incrementato i rendimenti per gli azionisti.

Di pari passi segnaliamo l’altra grande novità: la Banca centrale del Giappone (BoJ) e il suo governatore, Kazuo Ueda, hanno modificato la propria politica monetaria, decretando la fine dell’era dei tassi negativi. Ricordiamo che negli ultimi anni la BoJ e lo yen giapponese sono stati strettamente collegati ai tassi di interesse negativi e alla politica di controllo della curva dei rendimenti.

L’invecchiamento della popolazione, le pressioni deflazionistiche e i cambiamenti economici globali hanno costretto il governo nipponico ad attuare varie misure per stimolare la crescita, comprese politiche di allentamento monetario e riforme strutturali.

Il rischio della speculazione

I riflettori restano puntati sullo yen, che continua ad essere debole. “L’attuale indebolimento dello yen non è in linea con i fondamentali ed è chiaramente guidato dalla speculazione. Adotteremo le misure appropriate contro le fluttuazioni eccessive, senza escludere alcuna opzione”, ha dichiarato il vice ministro delle finanze per gli affari internazionali Masato Kanda. “Siamo sempre preparati”, ha aggiunto Kanda in conferenza stampa quando gli è stato chiesto di un possibile intervento diretto nel mercato valutario.

Il Giappone è intervenuto nei mercati nel 2022 per sostenere la propria valuta quando questa aveva toccato quota 151,95 yen rispetto al dollaro. Ebbene, nei giorni scorsi il citato yen è sceso vicino a quel livello, indebolendosi a 151,86 yen per dollaro, salvo poi rafforzarsi durante l’intervento di Kanda, raggiungendo brevemente quota 151,09 da 151,40 prima di ridurre parte dei guadagni. “Abbiamo assistito a un’ampia fluttuazione del 4% in sole due settimane nel rapporto dollaro-yen, un movimento che non riflette i fondamentali e lo trovo insolito”, ha fatto presente il vice ministro nipponico.

Il Japan Times ha scritto che gli hedge fund hanno aumentato le scommesse ribassiste sullo yen nella settimana che ha preceduto la riunione di marzo della BoJ. Goldman Sachs, intanto, ha alzato le sue previsioni per il dollaro rispetto allo yen, prevedendo che un quadro macroeconomico favorevole peserà sulla valuta giapponese nei prossimi mesi, e che il biglietto verde verrà scambiato intorno a 155, 150 e 145 yen per dollaro in tre, sei e 12 mesi, rispetto alle precedenti previsioni di 145, 142 e 140.

Cosa succede in Giappone

Il tasso di cambio dollaro-yen è diventato un hot topic perché è un tema legato a doppia mandata alle aspettative su quando la Federal Reserve statunitense taglierà i tassi di interesse, in una mossa che potrebbe indebolire il dollaro rispetto alla valuta giapponese.

Con queste aspettative, lo yen è stato dunque sottoposto a rinnovate pressioni. Vale la pena evidenziare che stiamo parlando della valuta del G10 con la performance peggiore nel corso di quest’anno e di quella che ha perso il 6,8% rispetto al dollaro.

L’altro tema chiave riguarda il cambio di passo della BoJ. Perché la banca ha messo fine soltanto adesso alla sua politica dei tassi negativi? Il principale motore del cambiamento è coinciso con l’esito delle negoziazioni annuali sui salari primaverili, rivelati solo pochi giorni prima della svolta della banca centrale nipponica. Secondo il comunicato stampa iniziale di JTUC-RENGO, una delle maggiori confederazioni sindacali, il tasso salariale medio di base è aumentato del 3,7%, più del 2,3% rilevato la scorsa primavera che era già storicamente alto.

Questa crescita salariale ha superato anche gli attuali tassi di inflazione: l’indice dei prezzi al consumo del Giappone a febbraio ha registrato un aumento del 2,8% su base annua. Dunque, sulla base dei suddetti risultati salariali e delle relative informazioni aneddotiche ottenute attraverso la rete di filiali locali, la BoJ ha confermato il circolo virtuoso tra salari e prezzi, condizione indispensabile per raggiungere il suo obiettivo di stabilità dei prezzi del 2%. Nei prossimi mesi non mancheranno nuove sfide e nuove analisi di cui tener conto.