L’Italia deve tornare a comprare il gas dalla Russia? Il sondaggio di Money.it

Redazione

20 Maggio 2026 - 13:54

Tornare a comprare gas dalla Russia: salvezza per le bollette o tradimento dell’Europa? Il sondaggio di Money.it

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L’Italia deve tornare a comprare il gas dalla Russia? È questa la domanda che molti lettori di Money.it si pongono mentre l’Europa completa la fase di distacco energetico da Mosca, tra bollette ancora elevate per famiglie e imprese, tensioni geopolitiche persistenti e la necessità di garantire sicurezza negli approvvigionamenti.

L’Italia deve tornare a comprare il gas dalla Russia?

Dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, l’Italia e l’Unione Europea hanno drasticamente ridotto la dipendenza dal gas russo, passando da circa il 40% delle importazioni europee via gasdotto a quote minime. Nel 2025 la Russia rappresentava ancora intorno al 12% del totale tra gasdotto e GNL, ma da marzo 2026 è scattato lo stop graduale alle importazioni, con divieti completi previsti entro il 2027.

L’Italia ha sostenuto pienamente questa linea, diversificando le fonti verso GNL americano, algerino, azero e norvegese, oltre a spingere su efficienza energetica e rinnovabili. Oggi il dibattito si riaccende. Da un lato, il gas russo via gasdotto storicamente aveva costi di trasporto inferiori rispetto al GNL liquefatto e rigassificato, che richiede infrastrutture costose e viaggi transoceanici.

Riallacciare i flussi potrebbe teoricamente abbassare la pressione sui prezzi all’ingrosso europei (TTF) e offrire un sollievo immediato alle imprese energivore, in un contesto di mercati globali volatili e possibili nuove crisi in Medio Oriente. Alcuni esponenti politici sottolineano come riprendere acquisti “non sanzionati” rappresenterebbe un vantaggio competitivo per l’industria italiana rispetto ad altri paesi europei più rigidi.

Dall’altro lato, le ragioni contrarie sono altrettanto forti. La sicurezza energetica è diventata una priorità strategica: dipendere nuovamente da un unico fornitore geopoliticamente avverso espone il Paese a rischi di ricatto, come dimostrato nel 2022.

Il mercato del gas funziona ormai a prezzi TTF, quindi anche gas russo più economico alla fonte finirebbe per essere venduto al prezzo di equilibrio europeo, senza un vantaggio automatico per le bollette dei consumatori finali. Inoltre, l’Europa ha investito miliardi in terminali GNL e infrastrutture alternative, rendendo il ritorno al passato un passo indietro nella transizione e nella diversificazione.