C’è una cosa che sui mercati non dobbiamo mai dare per scontata, ed è pensare che dietro ogni movimento ci sia sempre una meccanica precisa e prevedibile. Eppure questo comparto ha regalato a chi lo ha cavalcato quasi un raddoppio del capitale, mentre fra le retrovie finanziarie in molti scommettevano su un crollo imminente.
Un comparto che ancora oggi corre, e lo fa per un motivo poco intuibile, poco scontato, ma che alla fine diventa evidente. Ed è lo stesso motivo che, da secoli, guida silenziosamente i mercati.
Cosa c’è dentro l’indice che nessuno guarda
Parliamo del Russell 2000, il paniere che raccoglie circa duemila società americane a piccola e media capitalizzazione. A differenza dei giganti tecnologici che dominano l’S&P 500, qui dentro trovano posto aziende molto più legate all’andamento reale dell’economia domestica statunitense: banche regionali, industria manifatturiera, servizi locali, real estate.
Sono realtà che potrebbero definirsi particolarmente sensibili al ciclo economico, e il motivo è tanto semplice quanto sottovalutato: hanno bilanci più fragili, minore accesso al credito a basso costo e margini che potrebbero comprimersi rapidamente quando le condizioni monetarie si irrigidiscono.
Il ciclo economico, va ricordato, sembra essere guidato principalmente da due variabili che si intrecciano continuamente: l’inflazione e le attese sui tassi di interesse. Con il conflitto in Medio Oriente, entrambe queste variabili avrebbero potuto subire pressioni al rialzo, e in teoria i bilanci di queste piccole aziende avrebbero dovuto assottigliarsi, oppure quantomeno il mercato avrebbe potuto iniziare a scontare questo scenario nei prezzi.
Il motivo di questa attesa ribassista risiede proprio nella struttura di queste imprese: meno capitalizzate, più indebitate, meno capaci di assorbire shock esterni rispetto ai colossi tecnologici che invece generano cassa in abbondanza.
Il rialzo che nessuno si aspettava
E invece, a distanza di un anno, l’indice potrebbe aver messo a segno una crescita vicina all’80%. Cosa potrebbe aver generato un simile movimento? Le attese sugli utili.
Circa un anno fa si parlava di stime di crescita superiori al 40%, con un divario significativo sui multipli P/E forward rispetto alle large cap che, oggi, potrebbero scontare uno Shiller P/E vicino a 40 volte gli utili.
In sostanza, nonostante un contesto di tassi più elevati, le aspettative di crescita di queste piccole realtà potrebbero essere state talmente elevate da renderle relativamente più convenienti rispetto ai titoli a grande capitalizzazione.
I capitali, semplicemente, potrebbero essersi spostati verso ciò che appariva più conveniente in termini relativi. Il ciclo economico continua ovviamente a esercitare il proprio impatto, ma andrebbe sempre misurato all’interno di un insieme più ampio di variabili, non isolatamente.
Cosa succede quando il ciclo cambia
Quando le condizioni cicliche si modificano, generalmente si assiste a una ristima delle attese sugli utili. Alcuni istituti, come Jefferies, avrebbero rivisto al ribasso le proprie stime di crescita per questo segmento di mercato, pur mantenendole ancora in territorio positivo.
Questo potrebbe significare che, anche dopo la revisione, il potenziale multiplo P/E forward potrebbe restare comunque relativamente più conveniente rispetto a quello delle large cap.
La rotazione settoriale, un meccanismo relativo
Qui entra in gioco un concetto che potrebbe spiegare gran parte di questo movimento: la rotazione settoriale. Non si tratta di un meccanismo assoluto, in cui un settore scende semplicemente perché un altro sale. È piuttosto un trasferimento relativo di capitali.
Quando la base monetaria si espande, i capitali tendono a distribuirsi progressivamente verso le aree che offrono la maggiore convenienza relativa in quel momento. E la massa monetaria M2 a livello globale potrebbe continuare a espandersi con ritmi tendenzialmente positivi, indipendentemente dal livello assoluto dei tassi.
In questo scenario, un comparto come le small cap americane potrebbe essere semplicemente diventato troppo conveniente da lasciarsi scappare agli occhi di chi gestisce grandi masse di capitale.
Un rialzo da guardare con lucidità, non con euforia
Chi legge questi numeri potrebbe essere tentato di pensare che sia ormai troppo tardi, o al contrario che il treno vada rincorso a ogni costo. Nessuna delle due reazioni sembrerebbe la più prudente.
Un rialzo dell’80% in un anno racconta una storia di aspettative, non una certezza acquisita. Le condizioni che lo hanno generato potrebbero cambiare rapidamente, così come sono cambiate quelle che pochi mesi fa lasciavano presagire un crollo. Chi si muove su questo tipo di comparti dovrebbe forse continuare a chiedersi non solo dove sono arrivati i prezzi, ma cosa li starebbe ancora sostenendo, e per quanto tempo quella convenienza relativa potrebbe reggere.