Sotto la cappa imperante del politicamente corretto e della cancel culture, sono numerose le aziende che hanno inaugurato una nuova modalità per vendere i propri prodotti, coniugando il marketing e l’inclusività, abbracciando la cosiddetta ideologia woke che è diventata sempre più pervasiva nella cultura e nella pubblicità aziendale.
Come vi avevamo già raccontato in questo articolo, però, «il troppo stroppia», e questa tendenza ideologica sta registrando conseguenze disastrose per le aziende che decidono di abbracciarla.
La disastrosa campagna promozionale di Bud Light
Uno dei casi più eclatanti è quello della campagna promozionale di Bud Light, prodotto da Anheuser-Busch InBev, che ha scelto di avventurarsi nel terreno dell’ideologia woke ricorrendo al volto di Dylan Mulvaney, un’influencer transessuale, per la sua promozione. Tuttavia, questa mossa si è rivelata autodistruttiva, portando a un crollo significativo delle vendite e, ora, al licenziamento di centinaia di lavoratori.
La scelta della Mulvaney, infatti, ha scatenato una reazione negativa da parte di moltissimi consumatori, che hanno interpretato la scelta come un tentativo maldestro di sfruttare temi controversi e sensibili per guadagnare visibilità. Il risultato è stato un boicottaggio da parte di alcuni clienti, con conseguenze disastrose per l’azienda e i suoi dipendenti.
Ora scattano i licenziamenti
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’azienda ha infatti subito una perdita permanente di quasi il 25% della quota di mercato a causa di questa campagna promozionale controversa.
La conseguenza diretta è stata la necessità di tagliare il 2% della forza lavoro statunitense, traducendosi in circa 380 posizioni perse: “Anche se non prendiamo mai queste decisioni alla leggera, vogliamo assicurarci che la nostra organizzazione continui ad essere pronta per il futuro successo a lungo termine”, ha spiegato l’amministratore delegato di Anheuser-Busch, Brendan Whitworth.
Questo episodio serve come monito per le aziende che decidono di adottare l’ideologia woke nella loro pubblicità e strategia aziendale (qualcosa di simile è accaduto anche a Maybelline). Utilizzare temi sensibili per fini pubblicitari può portare a reazioni negative da parte dei consumatori e danneggiare la reputazione dell’azienda, con conseguenze a lungo termine per il suo successo.
Come al solito, però, a pagarne le conseguenze, sono i lavoratori.
È deplorevole che la politica aziendale abbia avuto un impatto così negativo sulle vite dei lavoratori, e ciò ha avuto ripercussioni non solo sugli impiegati negli uffici aziendali, ma anche sugli operai degli impianti di imbottigliamento e altri lavoratori in prima linea.
Queste persone si sono trovate improvvisamente disoccupate a causa di una decisione che sembra basata più sull’ideologia che sulla strategia commerciale sensata.
Inoltre, è fondamentale che le aziende prendano decisioni basate su analisi approfondite e strategie commerciali solide piuttosto che seguire ciecamente le mode ideologiche del momento. Questo è particolarmente vero quando si tratta di scelte di marketing che possono influenzare significativamente la percezione del marchio da parte dei consumatori.