Lo spot «woke» non piace: dopo Bud Light, anche Maybelline sommersa dalle polemiche

Enrica Perucchietti

28 Aprile 2023 - 08:00

Dopo il crollo in borsa di Anheuser-Busch, anche l’azienda di cosmetici si trova a gestire una campagna di boicottaggio sui social network, a dimostrazione che l’ideologia woke ha stufato.

Lo spot «woke» non piace: dopo Bud Light, anche Maybelline sommersa dalle polemiche

A caccia di nuove fasce di consumatori, il marchio della celebre birra Bud Light, proprietà Anheuser-Busch, ha inaugurato una nuova modalità per vendere i propri prodotti, coniugando il marketing e l’inclusività, abbracciando di fatto la cultura woke. Quell’ideologia che imperversa ovunque, legittima la cancel culture e porta a riscrivere la storia o a produrre serie tv con Cleopatra, Anna Bolena o Achille di colore.

La saturazione del mix di moralina, fanatismo woke e assurdità al limite del grottesco hanno spinto, per reazione, la gente in direzione opposta. Se l’idea iniziale era promuovere l’inclusività, l’esagerazione ha decisamente stufato.

Come dopo un’abbuffata si tende a evitare come la peste l’alimento che ne è stato la causa e il solo nominarlo fa salire la nausea, così l’imperversare della propaganda woke in tutte le sue sfumature ha saturato e irritato l’opinione pubblica. E non è questione di sessismo, quanto di buon senso. A maggior ragione, se dietro certe campagne si nascondono non i buoni sentimenti o l’attivismo, ma il mero marketing. E qua si entra anche nella strumentalizzazione dei diritti sociali, per vendere dei prodotti.

Il disastro di Bud Light

È il caso, come anticipato, di Bud Light che ha bruciato ben 5 miliardi di dollari, dopo aver deciso di affidarsi all’attivista transgender Dylan Mulvaney. Peraltro, non una povera trans discriminata, ma una influencer con 1,8 milioni di follower su Instagram e 10 milioni di seguaci su TikTok che ha raccontato la sua esperienza sui social network, attirando l’interesse di numerose compagnie: da Nike a Kate Spade.

In breve tempo è diventata una delle testimonial più richieste arrivando a incassare più di un milione di dollari. Come se non bastasse, Mulvaney è stata anche ospitata alla Casa Bianca per un incontro con Joe Biden. Non da tutti.

Ebbene tornando alla birra, la mossa di Anheuser-Busch si è rivelata un disastro: il titolo in Borsa dell’azienda è crollato (-4,7%), perdendo circa 4,56 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Il caso della Bud Light, potrebbe fare scuola con quasi 5 miliardi bruciati, ma non è l’unico. E nemmeno l’ultimo. E la Maybelline ne sa qualcosa.

Boicottaggio contro la Maybelline

Il risultato è stato a dir poco controproducente, con una incredibile campagna di boicottaggio sui social network. Prodotti diversi ma destino simile per Maybelline: nonostante la maggiore coerenza con il posizionamento del brand, anche l’azienda di cosmetici affiliata alla L’Oréal, deve fare i conti con accese polemiche e campagne di boicottaggio dei suoi prodotti.

Come riportato dalla Cbs, la Maybelline è stata sommersa dalle polemiche sui social, a causa di una sponsorizzazione con la Mulvaney.

Diversi utenti hanno utilizzato l’hashtag #boycottMaybelline, criticando l’utilizzo strumentale dell’inclusività.

L’ipocrisia non aiuta a vendere né le birre, né i mascara.

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