Nella prima metà del 2026 le importazioni di GNL russo hanno toccato quota record, trainate da Francia, Belgio e Spagna, prima dello stop definitivo previsto dal 2027.
L’Unione Europea vuole interrompere ogni rapporto commerciale con la Russia sul fronte energetico entro il 2027. Prima che il divieto entri pienamente in vigore, però, diversi Paesi membri stanno accelerando gli acquisti di gas russo, sfruttando gli ultimi mesi consentiti dai contratti in essere. Una situazione che mette in luce una contraddizione evidente: Bruxelles punta a eliminare una fonte di approvvigionamento dalla quale, almeno per ora, continua a dipendere.
Secondo il Financial Times, nella prima metà del 2026 l’UE ha importato 9,89 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto (GNL) proveniente dall’impianto russo di Yamal. Si tratta del volume più alto mai registrato e pari a circa il 97% dell’intera produzione dello stabilimento artico, secondo i dati della società di analisi Kpler.
La corsa agli ultimi acquisti
Il piano europeo REPowerEU prevede un’uscita graduale dal gas russo. I contratti a breve termine sono già stati vietati: dal 25 aprile 2026 per il GNL e dal 17 giugno per il gas trasportato via gasdotto. Per gli accordi pluriennali, invece, è stato previsto un periodo transitorio più lungo. Il divieto sul GNL entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027, mentre quello relativo al gas via tubo scatterà il 30 settembre dello stesso anno, purché gli Stati membri rispettino gli obiettivi di riempimento degli stoccaggi.
È proprio questa finestra temporale che molte aziende stanno sfruttando per aumentare le importazioni. Nei primi sei mesi del 2026 gli acquisti di GNL russo sono cresciuti di circa il 16-18% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I principali importatori restano Francia, Belgio e Spagna, che da soli assorbono la maggior parte del gas proveniente dall’Artico russo. Sul fronte del gas via gasdotto, invece, Ungheria e Slovacchia continuano a rifornirsi attraverso il TurkStream, beneficiando anche di alcune deroghe europee.
Nonostante gli sforzi per diversificare le forniture verso Norvegia, Algeria e Stati Uniti, la Russia continua a rappresentare un partner energetico di primo piano. Secondo l’ONG tedesca Urgewald, il valore degli acquisti europei di gas russo si aggira intorno ai 6 miliardi di euro.
A favorire questa dinamica hanno contribuito anche le tensioni internazionali. Le difficoltà nell’approvvigionamento dal Medio Oriente, tra i problemi nello Stretto di Hormuz e le criticità che hanno interessato il Qatar, hanno reso il GNL russo una delle alternative più rapide e disponibili per il mercato europeo.
Gran parte del gas destinato all’Europa proviene dall’impianto di Yamal LNG, nella penisola artica russa. La relativa vicinanza ai terminali europei rende queste forniture particolarmente competitive rispetto alle spedizioni dirette verso l’Asia, che richiedono tempi e costi maggiori. Non sorprende quindi che quasi tutta la produzione di Yamal sia stata assorbita dall’Europa nella prima metà del 2026.
L’entrata in vigore del divieto europeo rappresenterà un duro colpo per Novatek, il gruppo russo che controlla il progetto, ma anche per alcuni partner occidentali. Tra questi figura la francese TotalEnergies, che possiede circa il 20% della joint venture insieme alla cinese CNPC, mentre il Silk Road Fund detiene una quota del 10%. Dal 2027 la società francese non potrà più contribuire alle esportazioni verso il mercato europeo.
Una transizione ancora complessa
Nel frattempo, anche gli Stati Uniti stanno facendo valere il proprio peso nel mercato del GNL. A giugno il segretario all’Energia Chris Wright ha avvertito che le esportazioni americane potrebbero essere destinate ad altri mercati se Bruxelles non modificherà le regole sul monitoraggio delle emissioni di metano previste dal 2027.
La corsa europea ad acquistare gas russo prima dell’entrata in vigore del divieto dimostra quanto il processo di separazione energetica da Mosca sia più complesso del previsto. Nonostante gli obiettivi fissati da Bruxelles, sostituire rapidamente un fornitore che per anni ha rappresentato uno dei pilastri dell’approvvigionamento energetico europeo continua a essere una sfida sia economica sia strategica