L’economia della Russia resiste ma il peso delle indennità militari si fa sentire

Federico Giuliani

10 Dicembre 2024 - 06:38

Lo scorso giugno i pagamenti per le vittime morte in Ucraina avrebbero raggiunto i 30 miliardi di dollari accumulati nel corso dell’intero anno.

L’economia della Russia resiste ma il peso delle indennità militari si fa sentire

Continuano ad esserci versioni discordanti sullo stato dell’economia russa. Per l’Economist, “Vladimir Putin si trova in una dolorosa situazione economica” mentre la Cnn fa sapere che in Russia “la crisi dell’inflazione ha raggiunto nuovi picchi.” Allo stesso tempo, l’International Institute for Strategic Studies sostiene che Mosca è “in grado di sostenere il suo sforzo bellico in Ucraina per altri due o tre anni”, a conferma di come il Cremlino possa ancora contare su una cospicua base finanziaria, visione accreditata anche dal Carnegie Russia Eurasia Center per cui “Putin ha risorse per una lunga guerra in Ucraina”.

Uscendo per un attimo da questi due fuochi contrapposti, vale la pena accendere i riflettori su un problema che starebbe preoccupando il governo russo. Il Wall Street Journal ha dato spazio ad una lunga riflessione dell’economista Vladislav Inozemtsev, che ha approfondito il discorso relativo ai risarcimenti che l’esercito russo è chiamato a versare per le famiglie di coloro che sono morti sul campo di battaglia.

Inozemtsev ha stimato che la famiglia di un uomo di 35 anni morto sul fronte, ma che ha prestato servizio per almeno un anno nelle forze armate, dovrebbe ricevere circa 150mila euro sotto forma di stipendio o indennità di morte (senza considerare altri bonus e pagamenti assicurativi).

Si tratta di una cifra enorme in alcune regioni della Russia, visto che un importo del genere è tendenzialmente superiore a quanto avrebbe guadagnato una data persona nei panni di civile se fosse rimasta in vita e avesse lavorato fino a 60 anni. Andare al fronte ed essere uccisi un anno dopo è economicamente più redditizio della vita futura di un uomo, ha sostanzialmente affermato Inozemtsev.

La deathonomics della Russia

Il Wsj ha parlato di «deathonomics». Questa particolare tendenza economica rappresenta una manna in alcune comunità – non a caso i tassi di povertà sono scesi ai livelli più bassi da quando la Russia ha iniziato a raccogliere tali dati nel 1995 – ma anche un peso non da poco per le casse statali.

Lo scorso giugno, i pagamenti per le vittime morte in Ucraina avrebbero raggiunto i 30 miliardi di dollari accumulati nel corso dell’intero anno. Nelle regioni di Tuva e Buriazia i depositi bancari sono saliti rispettivamente del 151% e dell’81% da gennaio 2022, inizio della cosiddetta operazione militare speciale in Ucraina, ad oggi.

Basta fare un paio di calcoli: secondo stime occidentali, sul fronte sarebbero stati feriti o uccisi oltre 600mila soldati russi. Non solo: pare che Mosca abbia bisogno di circa 30mila nuove reclute al mese per sostituire le vittime o i feriti gravi. Allo stesso tempo, anche il settore privato russo offre laute paghe ai lavoratori per mandare avanti le aziende, soprattutto quelle che producono armi per la guerra in Ucraina.

Inflazione e prezzi

Ebbene, Fortune ritiene che tutto questo abbia contribuito a generare un’inflazione elevata. Le statistiche ufficiali la indicano a quasi il 10% (a settembre), e la banca centrale ha aumentato il suo tasso di riferimento al 21%. I prezzi dei prodotti alimentari stanno intanto salendo alle stelle. Un esempio? Il costo delle patate è aumentato del 73% dall’inizio dell’anno.

Sebbene la crescita del pil nominale sembri per ora restare resiliente, sostenuta da ingenti spese militari, le distorsioni di fondo dell’economia e le sanzioni in corso avrebbero portato alcuni esperti a prevedere che la Russia potrebbe non essere in grado di sostenere la sua guerra contro l’Ucraina oltre il 2025. Sarà pur vero, ma dall’altro lato bisogna segnalare che molti altri esperti prevedevano il collasso del Paese già per il 2023.

Nel complesso, le spese annuali per la difesa e la sicurezza dovrebbero ora aumentare a 17 trilioni di rubli (170 miliardi di dollari), un importo che rappresenta oltre il 40% di tutta la spesa governativa e l’8% del pil russa. La spesa per la difesa, da sola, sarà pari al 6% del reddito nazionale russo, la cifra più alta dalla Guerra Fredda.

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