L’azienda idrica Vitens ha lanciato l’allarme per il rischio di carenza di acqua potabile nei Paesi Bassi. E non è l’unico Paese Europeo in pericolo.
Mentre i commentatori e i media di tutto il mondo parlano ogni giorno carenza di gas, petrolio e metalli rari, l’Europa rischia di andare incontro a una carenza ancora più grave: quella di acqua potabile.
A lanciare il grido d’allarme è stata pochi giorni fa l’azienda idrica olandese Vitens. Senza l’aggiunta di nuove fonti di approvvigionamento e senza miglioramenti alle infrastrutture, secondo gli addetti ai lavori, i Paesi Bassi rischiano di ritrovarsi senza acqua potabile in pochissimo tempo.
I Paesi Bassi faticano a soddisfare la domanda di acqua
Nel 2025 i cittadini olandesi hanno consumato in media 119,1 litri di acqua potabile ogni giorno. Mezzo litro in meno rispetto al 2024.
Il leggero calo dei consumi, però, non è riuscito a mitigare una domanda che continua ad aumentare a causa della crescita economica e demografica.
Due dei maggiori problemi sono la carenza di siti di estrazione e quella di manodopera. Nei Paesi Bassi ci sono pochi siti per prelevare acqua mentre condutture e infrastrutture non sono adeguate a “sopportare” una richiesta maggiore. In più sta diventando sempre più difficile trovare operai specializzati in questo particolare settore.
Obiettivo 100 litri al giorno
Alla luce dei problemi geografici e infrastrutturali, i Paesi Bassi saranno quasi sicuramente costretti a razionare i consumi nei prossimi anni. La Corte dei Conti olandese avverte che gli sforzi per il risparmio idrico stanno procedendo con troppa lentezza e che la combinazione tra cambiamenti climatici e crescita demografica peggiorerà ulteriormente la situazione.
Per questo motivo il governo ha annunciato di voler portare il consumo d’acqua procapite a 100 litri al giorno da qui al 2035 (per avere un termine di paragone, basti pensare che in Italia il consumo medio giornaliero è di 174-245 litri).
La situazione in Italia
Tra i Paesi Europei più a rischio crisi idrica c’è, purtroppo, anche l’Italia. E non soltanto a causa degli ormai noti problemi di riscaldamento globale o delle temperature record raggiunte dal Mediterraneo. Il problema maggiore del nostro Paese sono le infrastrutture. Secondo l’ultimo studio ISTAT, la nostra rete di distribuzione “perde” circa il 42% dell’acqua trasportata. Una percentuale che sale fino al 60% in alcune zone del Sud in cui le condutture risalgono addirittura agli anni ‘50. Le stime parlano di circa 3,4 miliardi di metri cubi sprecati all’anno. Più o meno il fabbisogno annuale di 40 milioni di persone.
Emblematico il caso di Roma, che negli ultimi anni è riuscita a mettere insieme il poco invidiabile record di sette procedure europee di infrazione relative alle acque potabili, alle fognature e ai sistemi di depurazione. Un quadro drammatico che spiega bene il motivo per cui il 28,7% delle famiglie italiane non si fida dell’acqua del rubinetto e continua a preferire la più costosa e inquinante acqua in bottiglia.
Gli altri Paesi europei a rischio crisi idrica
Paesi Bassi e Italia non sono gli unici Paesi che rischiano di trovarsi senza acqua potabile nei prossimi anni. A soffrire è tutta l’Europa Meridionale con realtà come quelle della Bulgaria, della Serbia, del Kosovo e della Macedonia del Nord che nel 2025 hanno dovuto affrontare una siccità che ha colpito quasi il 90% dei loro territori.
E non stanno molto meglio il Portogallo che lo scorso anno ha dovuto gestire un calo delle precipitazioni nel 70% del territorio e la Germania dove i livelli di precipitazioni sono stati pari a quelli del 1931.
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