Ok preliminare all’accordo da $38 miliardi tra Visa, Mastercard e 12 milioni di esercenti USA sulle commissioni delle carte di credito. Ma i rivenditori al dettaglio annunciano nuove obiezioni.
C’è una svolta in una delle più lunghe battaglie legali della finanza americana. Il giudice distrettuale Brian Cogan, del tribunale di Brooklyn, New York, ha concesso l’approvazione preliminare all’accordo da 38 miliardi di dollari raggiunto da Visa e Mastercard con oltre 12 milioni di esercenti statunitensi, che da anni accusano i due circuiti di applicare commissioni eccessive sui pagamenti con carte di credito.
Il via libera definitivo appare ora molto probabile, anche se il fronte del commercio al dettaglio promette nuove battaglie.
Accordo da 38 miliardi tra Visa e Mastercard: perché il giudice ha detto sì
Per Cogan, che ha depositato la decisione martedì 9 giugno al tribunale di Brooklyn, l’intesa è “equa, ragionevole e adeguata”, una formula che lascia presagire l’approvazione definitiva dell’accordo. Si tratta di un passaggio atteso da tempo: nel giugno 2024 la collega Margo Brodie aveva bocciato una prima proposta da 30 miliardi di dollari, ritenuta troppo bassa, osservando che le commissioni sarebbero rimaste comunque più alte di quanto sarebbero state senza le violazioni antitrust contestate.
Tutto nasce nel 2005, quando gli esercenti americani trascinarono in tribunale i due circuiti e le banche emittenti con l’accusa di essersi accordati per tenere artificialmente alte le cosiddette swipe fees, note anche come commissioni interchange, cioè quanto i negozianti versano su ogni transazione con carta. I numeri spiegano la portata della battaglia: stando alla Merchants Payments Coalition, nel 2025 Visa e Mastercard hanno incassato negli Stati Uniti 118,8 miliardi di dollari di commissioni, contro i 111,2 miliardi del 2024 e i 25,6 del 2009, con un prelievo medio del 2,36% su ogni pagamento.
Cosa cambia per i commercianti americani
L’accordo prevede un taglio delle commissioni di 0,1 punti percentuali per cinque anni e un tetto dell’1,25% per otto anni sulle carte consumer standard. La vera svolta però sta altrove: i negozianti potranno scegliere quali tipologie di carte accettare, distinguendo le carte aziendali dalle consumer, e queste ultime fra premium (comprese le diffusissime carte a premi) e standard.
Cade così, di fatto, la storica regola “Honor All Cards”, che fino a oggi obbligava gli esercizi commerciali ad accettare tutte le carte di un circuito oppure nessuna. Cresce anche il margine per applicare sovrapprezzi alla clientela. La Borsa ha gradito: martedì Visa ha chiuso in rialzo dell’1,7%, Mastercard del 2%.
Le proteste del commercio al dettaglio
Il via libera non ha però placato il malcontento dei rivenditori al dettaglio. La National Retail Federation, prima associazione mondiale del settore, e la National Association of Convenience Stores parlano di un’intesa che lascia intatto un mercato delle carte di credito ormai “rotto”, mentre il consigliere generale della NACS Doug Kantor ha già annunciato che arriveranno “molte altre obiezioni”. Sul fronte dei contrari figura anche Walmart, il colosso statunitense dei supermercati.
Due i nodi principali della discordia: il costo ancora alto delle carte a premi e l’obbligo di accettare tutti gli emittenti di un circuito, che impedisce a un negozio di rifiutare le carte di una singola banca. Cogan ha ammesso che diverse obiezioni hanno fondamento, salvo poi ridimensionarle:
“Gli obiettori indicano diverse cose che vorrebbero fare ma non possono (per esempio rifiutare le carte di un singolo emittente o applicare sovrapprezzi mirati) e altre che in teoria potrebbero fare ma non faranno (per esempio rifiutare le carte premium). La questione però non è se l’accordo modificato rappresenti il miglior risultato possibile in assoluto: è se rappresenti il miglior risultato possibile rispetto a ciò che si potrebbe ottenere, o perdere, andando a processo”.
I possibili benefici per i consumatori
Soddisfatti, com’era prevedibile, i due circuiti. Visa ha sottolineato la maggiore flessibilità riconosciuta agli esercenti, mentre Mastercard ha definito l’intesa un compromesso che “bilancia gli interessi di tutte le parti”. Dalla loro parte c’è anche la Electronic Payments Coalition, che riunisce i circuiti e colossi bancari come Bank of America, Capital One, Chase e Citibank.
Secondo i due esperti ingaggiati dagli stessi esercenti, il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz e il professor Keith Leffler dell’Università di Washington, l’intesa farebbe risparmiare ai commercianti 38 miliardi di dollari entro il 2031, con benefici complessivi stimati in 224 miliardi che ricadrebbero anche sui consumatori.
© RIPRODUZIONE RISERVATA