È quanto emerge dall’aggiornamento di maggio 2026 del Global Investment Risk and Resilience Index che misura quanto un Paese sia affidabile e resistente agli shock economici, politici, finanziari e ambientali.
L’Italia si piazza davanti a Cina, Qatar e Russia nella nuova mappa globale della sicurezza per gli investitori. È quanto emerge dall’aggiornamento di maggio 2026 del Global Investment Risk and Resilience Index, l’indice realizzato da Henley & Partners che misura quanto un Paese sia affidabile e resistente agli shock economici, politici, finanziari e ambientali. In pratica, valuta quanto uno Stato sia stabile, resiliente, capace di resistere agli scossoni geopolitici. Non si tratta di una classifica basata soltanto sulla ricchezza o sulla crescita del Pil, ma di una valutazione più ampia, che indica quanto sia rischioso investire in un Paese e quanto quel Paese sia capace di reggere crisi improvvise.
Italia al 36° posto
Nella nuova classifica aggiornata a maggio 2026, l’Italia occupa il 36º posto con un punteggio di 68,55. Subito dietro si trova la Cina, al 37º posto con 68,49, seguita dal Qatar, 38º con 68,12. Molto più lontana la Russia, che si ferma al 69º posto con 60,76. Il dato è interessante perché colloca l’Italia davanti a economie considerate molto influenti sul piano globale, ma esposte a rischi diversi: dalle tensioni geopolitiche alle dipendenze energetiche, dal peso dello Stato nei mercati fino all’incertezza legata ai rapporti internazionali.
Il risultato italiano è un segnale di solidità relativa. Restiamo un Paese con problemi noti: alto debito pubblico, crescita debole, burocrazia pesante e tempi lunghi della giustizia civile. Tuttavia, in un contesto internazionale segnato da guerre, tensioni commerciali, instabilità energetica e rischi politici, il Paese beneficia di alcuni elementi che pesano positivamente: l’appartenenza all’Unione Europea, la presenza nell’eurozona, un sistema industriale diversificato, infrastrutture avanzate, un risparmio privato elevato e un quadro istituzionale che, pur con molte criticità, resta comunque inserito in un contesto occidentale stabile.
Chi c’è in testa alla classifica
In cima alla classifica ci sono soprattutto economie piccole, ma molto stabili e ben organizzate. Al primo posto figura la Svizzera, con un punteggio di 88,42, seguita da Danimarca, Norvegia, Singapore e Svezia. Un primato che conferma una tendenza chiara: oggi la sicurezza per gli investitori non dipende soltanto dalla dimensione di un’economia, ma dalla qualità delle istituzioni, dalla prevedibilità delle regole, dalla stabilità politica e dalla capacità di gestire crisi globali. I Paesi nordici, in questo senso, si confermano tra i più solidi al mondo.
Analizzando ancora una volta la posizione dell’Italia, il nostro Paese finisce davanti a potenze enormi per motivi ben precisi. La Cina è dietro all’Italia perché, pur essendo una potenza economica enorme, sconta il peso della scarsa trasparenza regolatoria, del rapporto tra Stato e imprese, delle tensioni con gli Stati Uniti e Taiwan e dell’incertezza normativa.
Il discorso è diverso per il Qatar. Il Paese del Golfo, pur disponendo di enormi risorse energetiche e di una grande capacità finanziaria, resta esposto alle tensioni e alla volatilità geopolitica del Medio Oriente. La distanza con la Russia, invece, è molto più ampia. Mosca paga inevitabilmente il peso delle sanzioni, dell’isolamento internazionale, della guerra in Ucraina e dell’incertezza sugli investimenti esteri. In questo caso è evidente che il Paese risulti molto meno attrattivo rispetto alle economie europee e occidentali.
Il 36º posto dell’Italia non è certamente un trionfo, perché il Paese resta lontano dalle primissime posizioni. Allo stesso tempo, però, non può essere considerato un risultato trascurabile. Pur non rientrando tra i mercati più sicuri in assoluto, l’Italia si colloca comunque nella fascia medio-alta della classifica, anche davanti a Paesi europei come Spagna, Portogallo e Grecia.