Il nodo del debito e il monito dell’Ocse: la strategia per un risanamento sostenibile in Italia.
La traiettoria della finanza pubblica italiana si appresta a imboccare un sentiero estremamente stretto, dove i margini di manovra per le politiche di sviluppo rischiano di essere erosi dal peso di un passato contabile mai del tutto emendato. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), nel suo ultimo rapporto, traccia un quadro di «vigilanza stretta» per Roma e sottolinea come il consolidamento dei conti nazionali sia destinato a farsi sensibilmente più arduo nel prossimo futuro rispetto alle stime precedenti.
La sfida della spesa pubblica e della demografia in Italia
Il punto di rottura individuato dai tecnici di Parigi risiede nella rigidità strutturale delle uscite correnti. L’invecchiamento demografico, unito al rialzo del costo del servizio del debito, esercita una pressione costante sui bilanci dello Stato, rendendo ogni scostamento di bilancio una scommessa ad alto rischio. L’Ocse è perentoria: per garantire la sostenibilità nel lungo periodo, l’Italia deve attuare una revisione profonda della spesa pubblica, spostando le risorse dai settori a bassa produttività verso investimenti capaci di generare un ritorno reale sul PIL, unico vero antidoto al declino del rapporto debito/PIL.
L’ampliamento della base imponibile come pilastro fiscale
Sul fronte delle entrate, la ricetta suggerita non passa per un semplice aumento delle aliquote, che rischierebbe di deprimere ulteriormente i consumi, ma per una riforma organica della base imponibile. L’obiettivo è duplice: da un lato, una lotta senza quartiere all’evasione fiscale che ancora sottrae ossigeno alle casse dello Stato; dall’altro, una razionalizzazione delle cosiddette «tax expenditures», ovvero la selva di detrazioni e deduzioni che frammentano il sistema tributario.
Ampliare la base imponibile significa, nella visione dell’Ocse, rendere il prelievo più equo e trasparente, permettendo al contempo una potenziale riduzione della pressione fiscale sui fattori produttivi, come il lavoro e l’impresa.
L’incognita dei tassi e la crescita potenziale
L’analisi si sposta poi sul contesto macroeconomico globale del 2026, caratterizzato dalla fine definitiva della stagione dei tassi a zero. Questo mutamento di paradigma rende il costo del rifinanziamento del debito italiano una variabile critica. Senza una crescita potenziale sostenuta da riforme strutturali, il mantenimento di avanzi primari elevati rischia di diventare una fatica di Sisifo.
Il messaggio dall’Ocse è chiaro. Il tempo della crescita «a debito» è terminato, ora la credibilità del sistema Paese si gioca sulla capacità di riformare se stesso mentre si onorano gli impegni con i mercati internazionali.
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