Iran, introdotta la legge del taglione per chi nasconde il contagio: cosa prevede

L’Iran ha deciso di introdurre la legge del taglione, prevista dal codice di giustizia islamico, per chi nasconde di essere positivo al coronavirus. Ecco cosa prevede.

Iran, introdotta la legge del taglione per chi nasconde il contagio: cosa prevede

In Iran è stata introdotta la legge del taglione per le persone che nascondono di essere positive al coronavirus, la decisione è stata comunica dal ministero della Giustizia, il quale ha annunciato che chiunque non rispetti i protocolli sanitari per il contenimento del virus, o nasconda la sua infezione, sarà sottoposto al Qesas, ossia la legge del taglione.

Il provvedimento si è reso necessario perché il Paese è stato fortemente colpito da un picco di nuovi contagi negli ultimi giorni, secondo alcune stime sarebbero circa 25 milioni gli infetti in Iran, e si stima che nelle prossime settimane possano raggiungere i 35 milioni.

Legge del taglione per chi nasconde l’infezione: cosa prevede

La drastica impennata di contagi in Iran ha spinto il Governo a introdurre la legge del taglione, definita “Qesas”, per possibili infezioni o decessi di altre persone. Questo termine significa vendetta e la pena inflitta si basa proprio sull’applicazione del concetto occhio per occhio, dente per dente.

La “Qesas” rientra all’interno della giustizia penale islamica, nella quale la sharia permette di attuare una ritorsione di pari livello, come punizione. La legge del taglione nei Paesi islamici può essere inflitta contro l’imputato dalla vittima o dai suoi eredi e può comportare delle lesioni o dei danni alla proprietà, ma anche la morte nel caso di omicidio.

La situazione epidemica nel Paese è fuori controllo, si stima infatti che il numero delle vittime, decedute a causa del coronavirus, si aggiri intorno ai 15.000 casi, mentre il numero ufficiale delle infezioni è di oltre le 270.000 persone, secondo quando riportato da Sima Lari, la portavoce del ministero della Salute.

L’allarme del ministero della Salute

La questione epidemica in Iran ha subito un percorso travagliato fin dal suo esordio. Lo scorso febbraio il presidente Hassan Rouhani aveva negato che il coronavirus avesse colpito anche il suo Paese, fino a che non si è trovato costretto a lanciare l’allarme e imporre il lockdown, interrompendolo troppo prematuramente, e sperando nell’immunità di gregge, rivelatasi poi essere un fuoco fatuo.

Adesso l’allerta arriva dal ministero della Salute che stima un raddoppio del numero dei ricoveri avvenuti in questi ultimi 5 mesi, ossia 200mila pazienti. L’ipotesi di una nuova chiusura infatti non è minimamente ipotizzabile per Theran, dal momento che potrebbe avere degli effetti devastanti sull’economia del Paese già fortemente provato dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Negli scorsi giorni lo stesso presidente avevano annunciato che:

“Potremmo fermare tutte le attività, ma il giorno dopo la gente sarebbe in strada a protestare”.

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