Negli ultimi anni, il tema dell’inflazione è diventato centrale per investitori e analisti finanziari.
Recentemente, l’investitore Paul Tudor Jones ha affermato che il debito pubblico è su una traiettoria insostenibile e, di conseguenza, sta investendo in bitcoin, oro e altre materie prime come protezione contro l’inflazione. La quotazione dell’oro, infatti, ha raggiunto un nuovo massimo storico, aumentando di quasi il 35% dall’inizio dell’anno.
Nonostante ciò, secondo gli esperti, le azioni delle società minerarie, anziché il metallo stesso, potrebbero rappresentare un’opzione d’investimento più conveniente.
Per quanto sorprendente possa sembrare, storicamente le società minerarie di oro non hanno offerto una protezione efficace contro l’inflazione. Negli ultimi trent’anni, mentre l’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti è più che raddoppiato e il prezzo dell’oro è aumentato di sei volte, l’indice Philadelphia Gold and Silver, che traccia le performance delle maggiori società minerarie, ha registrato un aumento di appena il 40%. Questo divario riflette la difficoltà per molte aziende di settore a generare profitti sostenibili, a causa della loro cattiva gestione del capitale negli anni passati.
All’inizio degli anni 2000, il prezzo dell’oro ha subito un’impennata, spingendo molte aziende minerarie a inseguire una crescita a qualsiasi costo. Le aziende si sono indebitate pesantemente, investendo in nuovi progetti senza badare ai costi e spesso sfruttando giacimenti di minore qualità, con l’estrazione di minerale a basso rendimento. Quando nel 2011 il prezzo dell’oro è diminuito, molte società si sono trovate in difficoltà. Un esempio lampante è Barrick Gold, che ha registrato una svalutazione degli asset pari a 23 miliardi di dollari tra il 2012 e il 2015.
Nel decennio successivo, molte società minerarie hanno cercato di mettere ordine nelle proprie finanze. Le aziende hanno cambiato il proprio management, spostando l’obiettivo dalla massimizzazione della produzione alla generazione di liquidità. La spesa in conto capitale è stata limitata e i bilanci sono stati rinforzati. Attualmente, il debito medio delle maggiori società minerarie è sceso al 14% del valore netto degli asset.
Purtroppo, la pandemia ha causato un nuovo incremento dei costi a causa della scarsità di manodopera e delle difficoltà nella catena di approvvigionamento. Ciononostante, oggi queste società vantano bilanci più sani rispetto al passato e, sebbene molti investitori rimangano scettici, ciò potrebbe rappresentare un’opportunità interessante.
Nonostante le recenti buone performance, le azioni delle società minerarie continuano ad apparire economicamente vantaggiose secondo vari parametri. Con l’attuale prezzo dell’oro, si stima che alcune società minerarie come Endeavour Mining e Dundee Precious Metals possano generare un flusso di cassa libero pari al 20% o più del loro valore di mercato. Inoltre, le azioni delle aziende minerarie sono attualmente scambiate a livelli storicamente bassi rispetto ai valori netti degli asset.
Una delle ragioni di questa valutazione bassa è il prezzo dell’oro previsto dagli analisti per il futuro. Secondo il report di Beacon Securities, gli analisti prevedono un ritorno dell’oro sotto i 2.000 dollari per oncia entro il 2028, un calo di quasi il 30% rispetto alle quotazioni attuali. Tale previsione pessimistica porta alla sottovalutazione del valore degli asset netti delle società minerarie, in quanto i giacimenti non sfruttabili a prezzi inferiori vengono esclusi dalle riserve aziendali. Ad esempio, Newmont, per il 2023, ha ipotizzato un prezzo dell’oro di 1.400 dollari per oncia nei calcoli delle proprie riserve, e ha stimato che un incremento di 100 dollari per oncia potrebbe aumentare le sue riserve del 5%.
Il mercato azionario sottovaluta le riserve delle società minerarie, motivo per cui per molte di esse è più conveniente acquisire aziende concorrenti piuttosto che sviluppare nuovi progetti minerari. Negli ultimi anni, le attività di fusione e acquisizione nel settore sono aumentate, con importanti operazioni come l’acquisizione di Newcrest da parte di Newmont e l’offerta di AngloGold Ashanti per Centamin, per un valore di 2,5 miliardi di dollari. Tuttavia, queste operazioni comportano sempre dei rischi, come dimostra la recente acquisizione di Goldcorp da parte di Newmont, che si è rivelata problematica.
Il settore minerario si trova oggi a un bivio. Il sentiment degli investitori verso l’oro sta cambiando, e le vendite di lingotti sono in aumento. Secondo il World Gold Council, dopo dodici mesi di deflussi, il terzo trimestre del 2023 ha visto flussi positivi negli ETF sull’oro. Se il prezzo del metallo prezioso dovesse continuare a salire, le azioni delle società minerarie potrebbero registrare un incremento significativo, grazie ai dividendi crescenti e ai buyback azionari.
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