Intesa Sanpaolo: Messina, operazione con Ubi resta valida (ma “badwill” sale a 4 mld)

Nonostante un contesto profondamente cambiato, l’operazione tra Intesa Sanpaolo e Ubi Banca è ancora valida. Anzi, forse la sua validità è cresciuta.

Intesa Sanpaolo: Messina, operazione con Ubi resta valida (ma “badwill” sale a 4 mld)

I recenti andamenti dei titoli in Borsa, le azioni Intesa Sanpaolo da inizio mese e nel trimestre hanno perso il 7,5% e il 41% mentre Ubi Banca ha rispettivamente messo a segno un +4 ed un -12%, hanno cambiato le carte in tavola nell’ambito dell’offerta di scambio.

Ai prezzi del 21 aprile, si legge nella nota integrativa al Consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo che precede l’assemblea del 27 aprile chiamata ad approvare l’aumento di capitale al servizio dell’offerta di scambio lanciata su Ubi Banca, il “badwill" risulta essere pari a 4 miliardi di euro.

In corrispondenza dell’annuncio dell’offerta pubblica di scambio, il “badwill” era stato stimato a 2,88 miliardi di euro.

Intesa Sanpaolo: come cresce il badwill

«Il calcolo del badwill –continua la nota integrativa - nasce dal confronto fra il patrimonio netto tangibile di Ubi Banca e l’ammontare dell’aumento di capitale di Intesa Sanpaolo - incluso sovrapprezzo - iscritto nel bilancio di Isp a seguito dell’emissione delle nuove azioni effettivamente date in concambio agli azionisti di Ubi”.

Poiché le nuove azioni vengono valorizzate ai prezzi di borsa al momento dell’emissione, “nell’ipotesi di considerare i prezzi di Isp al 21 aprile 2020, pari a 1,3366 euro, l’aumento di capitale risulterebbe (a puro titolo esemplificativo) pari a 2,6 miliardi. All’importo lordo determinato dal raffronto fra il patrimonio netto tangibile di Ubi Banca e l’aumento di capitale di Isp andrà sottratta la perdita registrata pari alla differenza fra la patrimonializzazione del ramo ceduto e il prezzo pagato da Bper Banca».

In termini assoluti, ogni calo di 20 centesimi dell’azione Intesa Sanpaolo rispetto al prezzo di 2,502 euro comporta un aumento del badwill di 389 milioni.

Per capire l’impatto del Coronavirus su Intesa Sanpaolo, sarà necessario, ha detto la società, attendere il prossimo 5 maggio, quando è in calendario l’approvazione dei risultati di Gruppo relativi i primi tre mesi dell’anno.

Intesa Sanpaolo: no informazioni su impatti Covid-19 su Ubi Banca

Ad incrementare il clima di incertezza c’è il fatto che la situazione di Ubi Banca non è conosciuta. “Intesa Sanpaolo non dispone al momento di informazioni in merito ai possibili impatti della pandemia da Covid-19 su Ubi Banca”.

Di conseguenza, la banca guidata da Carlo Messina, “non è in grado di ipotizzare se la pandemia abbia l’effetto di modificare in modo pregiudizievole l’attività di Ubi Banca o la situazione finanziaria, patrimoniale, economica o reddituale sua o delle società del Gruppo Ubi”.

Intesa Sanpaolo: Messina, validità operazione è cresciuta

In qualunque caso, ha ribadito il Ceo, l’offerta di scambio su Ubi Banca è ancora valida, anzi, con l’attuale scenario l’operazione assume ancora più valenza visto che “nelle fasi in cui c’è uno tsunami come oggi, una banca di medie dimensioni rischia di non avere la scala per una navigazione sicura in un mare in tempesta’”.

Insieme ad Ubi, “avremo un’incomparabile capacità di erogare nuovi finanziamenti’ .

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