Continua l’interesse dei magnati della Silicon Valley per le interfacce neurali.
Synchron, la società statunitense di neurotecnologie, fondata da un gruppo di imprenditori nel 2012, ha recentemente annunciato l’ennesimo round di finanziamenti, questa volta da 75 milioni di dollari, che ha visto la partecipazione di Bezos Expeditions, Gates Frontier e Arch Venture Partners.
Synchron ha già raccolto oltre 40 milioni di dollari lo scorso anno per sviluppare la sua tecnologia che consente, partendo dalla superficie della corteccia motoria del cervello, tramite la vena giugulare, di collegare degli elettrodi microscopici al cervello. Ora, anche Bill Gates, pertanto, ha deciso di investire nell’azienda, nota anche come la diretta concorrente di Neuralink.
Quando si parla di Brain-computer interface (BCI, letteralmente “interfaccia cervello-computer”) il pensiero corre, infatti, subito a Neuralink, dove il CEO di Tesla e Starlink, Elon Musk, ha investito oltre 100 milioni per lanciare startup nel 2016, al fine di ibridare l’uomo con le macchine. Neuralink ha avuto fin dalla sua nascita un percorso burrascoso, con il licenziamento di alcune figure chiave e i misteriosi investimenti fatti dallo stesso Musk in Synchron.
Neuralink, infatti, è finita spesso alla ribalta della cronaca per scandali, inefficienze e per presunti maltrattamenti di animali durante i test. Nei giorni scorsi, Neuralink è stata anche accusata di aver trasportato illegalmente dei patogeni pericolosi.
Synchron, invece, ha conseguito sorprendenti risultati nell’interfaccia uomo-macchina e ha già ottenuto l’approvazione definitiva dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti nel 2021 per il via libera per l’impianto di un dispositivo chiamato Stentrode su alcuni pazienti affetti da paralisi. Stentrode non viene impiantato direttamente al cervello ma connesso a quest’ultimo tramite i vasi sanguigni, con una procedura simile a quella dell’inserimento di uno stent. Una volta impiantata, l’interfaccia rileverà e trasmetterà in modalità wireless le informazioni dal cervello.
Grazie a questa tecnologia, Rodney Gorham, un venditore di software originario dell’Australia, ha potuto superare le difficoltà che la Sclerosi Laterale Amiotrofica gli ha causato compromettendogli progressivamente la capacità di parlare e scrivere.
Il chip di Neuralink, invece, viene impiantato grazie a un foro di 8 mm nel cranio e collegato al cervello con fili più sottili di un capello umano, che possono essere “iniettati” con un ago di 24 micron per rilevare l’attività dei neuroni. L’impianto deve avvenire sotto la guida di un neurochirurgo, per mano di un robot programmato per ridurre al minimo il margine di rischio per la salute e le funzionalità cerebrali.
Per legittimare questo tipo di ricerche, si sta puntando nel far credere all’opinione pubblica che i dispositivi neurali servano esclusivamente a curare le patologie neurodegenerative o le paralisi. Ma altri obiettivi più insidiosi sono stati palesati dai magnati che investono in queste ricerche, a partire dallo stesso Musk. Neuralink, per esempio, nasce dalla volontà di Musk di ibridare l’uomo con le macchine per arginare il pericolo dell’Intelligenza Artificiale, definita dall’imprenditore visionario come «la più grande minaccia alla nostra esistenza». Secondo Musk, col tempo i robot potrebbero diventare più intelligenti di noi e finire col soppiantarci: l’IA può creare «un dittatore immortale» dal quale «non è possibile scappare» e che a differenza dei despoti umani non invecchierebbe.
Ossessionato dall’idea di una possibile “apocalisse robot”, Musk punta così sul potenziamento umano, l’unico modo, a suo dire, per prevenire e respingere i rischi della IA e dall’altra a garantire una forma di immortalità digitale: un obiettivo, quello dell’immortalità, che condivide con Jeff Bezos che, oltre ad avere investito in Synchron, ha anche finanziato recentemente con tre miliardi di dollari Altos Labs. L’ambizioso progetto di questa azienda anti-invecchiamento è perseguire la tecnologia di riprogrammazione biologica, con lo scopo di ringiovanire le cellule in laboratorio e prolungare la vita umana.
Non solo paralisi o patologie neurodegerative, persino la morte, per i magnati della Valle del Silicio, è, citando Peter Thiel, un “problema” da risolvere. Una ideologia che spinge i miliardari del calibro di Peter Thiel, Larry Page, Larry Ellison, Sergey Brin, Bryan Johnson, Mark Zuckerberg o Jeff Bezos a investire nell’ibridazione uomo-macchina e nella ricerca sull’eternità. Nella vana illusione di rendere l’Uomo immune da malattie, decadimento e morte.