Intelligenza artificiale: è Londra il centro d’Europa

Marco Ciotola

15 Novembre 2018 - 18:03

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Londra è rapidamente diventata un vero e proprio snodo per lo sviluppo dell’A.I. in Europa. Il report

Londra è diventata il centro d’Europa in fatto di intelligenza artificiale.
A certificarlo, oltre al numero sempre più elevato di investitori in A.I. che affollano la città, è un recente report targato Pitchbook, celebre società di ricerca.

La compagnia, che ha sede a New York, San Francisco, Seattle e Londra, ha rivelato che tra il 2015 e il 2017 gli sviluppatori di A.I. nella città hanno visto gli investimenti aumentare di oltre il 200%.

I dati analizzati hanno mostrato che la percentuale di crescita degli investimenti in intelligenza artificiale in tutto il mondo è rimasta decisamente indietro se confrontata con quella osservata a Londra, che ha fatto registrare un +43% nell’ultimo anno.

Parigi e Berlino segnano invece rispettivamente un +33 e +19%, mentre il settore ha mostrato un calo degli investimenti tra il 2017 e il 2018 a Pechino, Bangalore e Tel Aviv.

Nello stesso periodo, a New York l’aumento è stato pari al 100%.

L’AI conquista Londra

Secondo Alexis Scorer, direttore esecutivo della banca d’investimento GP Bullhound, l’intelligenza artificiale si è perfettamente integrata nel sistema economico londinese:

“L’intelligenza artificiale ha avuto un impatto enorme su una vasta gamma di settori, tutti molto ben rappresentati qui a Londra, ma è molto difficile per le grandi aziende tech coltivare e trattenere talenti del settore, inevitabilmente spinti verso gli USA”.

Chi investe nel recente e potenzialmente rivoluzionario comparto AI ha finito per dare la priorità a Londra nel 62% dei casi, proprio in virtù del proliferare di figure ultraqualificate nella capitale del Regno Unito.

Sono infatti ben 13 le università londinesi con percorsi di laurea legati all’AI, tanto da rendere gradualmente la città un vero e proprio centro per la crescita dei talenti di settore.

A febbraio, un’analisi targata JF Gagne ha rilevato che il Regno Unito aveva la seconda più alta concentrazione al mondo di professionisti in intelligenza artificiale di alto profilo, dietro solo agli inarrivabili Stati Uniti.

Nick Jennings, titolare di diverse cattedre legate all’A.I. all’Imperial College di Londra, ha contribuito a sviluppare una piattaforma in grado di aiutare gli operatori umanitari. Il suo lavoro, svolto in collaborazione con l’organizzazione di soccorso Rescue Global, mette a disposizione un vero e proprio sistema che fa da filtro, indirizzando il flusso di aiuti nei luoghi giusti.

Per Jennings l’intelligenza artificiale non è ancora una tecnologia “del tutto chiara e rivelata”, e c’è ancora una larga fetta di potenziale non sfruttato:

“In futuro diventerà onnipresente e molto più appetibile per chi investe. L’intelligenza artificiale è una tecnologia di cui abbiamo bisogno in questo momento, perché abbiamo generato una tale mole di informazioni che ora è impossibile far fronte a così tanti dati da soli”.

Il mese scorso l’azienda londinese CognitionX - piattaforma che collega gli esperti di intelligenza artificiale con le aziende - ha assicurato 4,1 milioni di dollari in arrivo da diversi investitori, tra cui Unilever Ventures. La previsione è che l’intelligenza artificiale porterà un valore aggiunto di 13 trilioni di sterline all’economia britannica entro il 2030, ovvero 16,94 miliardi di dollari.

Anche sul fronte occupazionale, va sottolineato come Londra abbia offerto ben 868 posti di lavoro legati al comparto dell’A.I. nel 2018.

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