Insegnanti: i 5 errori da non commettere in classe secondo l’esperto

Quali sono gli errori più comuni degli insegnanti? Ecco qual è l’opinione di Marco Orsi, esperto in Scienze della Formazione e ideatore del metodo educativo della “Scuola senza zaino”.

Nella scuola di oggi ci sono dei falsi miti da sfatare; ne è convinto il Dirigente scolastico Marco Orsi, - dottorato di ricerca in Scienze della Formazione - ideatore del metodo educativo della “Scuola senza zaino”.

Orsi infatti ha pubblicato un libro - titolato “Dire bravo non serve” - con il quale ha indicato 5 errori commessi dagli insegnanti durante le ore di lezione. Errori che almeno alla maggior parte dei docenti non sembrano tali, tant’è che si tratta di comportamenti molto comuni nelle classi.

Per Marco Orsi però il metodo didattico attuale va rivisto e per questo motivo gli insegnanti dovrebbero evitare alcuni atteggiamenti, così da fare il bene dei propri alunni.

Prima di vedere quali sono questi 5 errori così comuni per gli insegnanti dobbiamo fare chiarezza su cosa prevede l’approccio “Scuola senza zaino” così da capire qual è il pensiero dell’esperto.

Cosa prevede il metodo didattico della “Scuola senza zaino”?

Ideato 15 anni fa dall’esperto in Scienze della Formazione Marco Orsi, l’approccio della “Scuola senza zaino” consiste in una rivoluzione pedagogica e didattica dove è l’allievo al centro del sistema.

Metodo - ispirato agli ideali di Maria Montessori - che deve essere d’aiuto per sviluppare la creatività dell’alunno, responsabilizzandolo nello studio così come nella vita.

Tra gli strumenti alternativi previsti da questo innovativo metodo didattico, c’è il rispetto (in sostituzione dei premi e delle punizioni) con il quale si punta a stimolare le disposizioni interiori degli alunni. Utilizzando strumenti come la “paura”, infatti, si inducono gli alunni a comportarsi in un determinato modo per accontentare le aspettative di insegnanti e genitori.

Un altro strumento è quello di affidare ai propri studenti dei “compiti di realtà” che fanno riferimento a situazioni inerenti alla vita sociale; in questo modo si prepara l’alunno a ciò che lo aspetterà “da grande”. Un metodo che aiuta i bambini “a prendere per mano il proprio destino”, stimolando le loro originalità.

Ed è proprio questo metodo alla base del nuovo libro di Marco Orsi - “Dire bravo non serve” - in cui l’esperto indica agli insegnanti gli errori più comuni commessi durante le ore di lezione.

Quali errori l’insegnante non deve commettere?

Nel suo nuovo libro Marco Orsi parla di 5 comportamenti sbagliati di cui gli insegnanti - nonostante li mettano in pratica giornalmente - non ne sono a conoscenza.

Errori che secondo Orsi potrebbero compromettere la corretta crescita dello studente, poiché influenzano l’intero processo di insegnamento e apprendimento.

Ma quali sono questi errori? Ce ne sono diversi; ad esempio - come facilmente intuibile dal titolo del libro - gli insegnanti non dovrebbero dire “bravo ad un alunno davanti a tutta la classe.

Quello che può sembrare un semplice elogio pubblico per uno studente che ha preso un bel voto ad un compito in classe, infatti, potrebbe avere dei risvolti inaspettati: ad esempio alcuni suoi compagni di classe potrebbero prenderlo in giro, mentre in altri potrebbe suscitare una sorta di invidia che comporta l’esclusione dal gruppo.

Un altro errore riguarda la troppa importanza che molti insegnanti danno al voto; secondo Orsi è la passione verso lo studio che va premiata, non solo il risultato finale raggiunto sul quale possono influire diversi fattori.

Il terzo punto sul quale Orsi punta il dito riguarda l’alzata di mano come strumento di prenotazione. L’insegnante che durante la lezione fa delle domande agli alunni facendo rispondere per “alzata di mano”, infatti, non riesce a capire se tutta la classe ha appreso quanto insegnato durante la lezione.

Per verificare che effettivamente tutti abbiano recepito la lezione bisognerebbe utilizzare degli strumenti - come ad esempio una app - con i quali tutti gli studenti potrebbero rispondere contemporaneamente.

Orsi poi ritiene che sia stato fatto un uso eccessivo del concetto di “autostima”; l’enfasi eccessiva data a questo concetto non ha fatto altro che generare la crisi dell’autorità, una ricerca continua della perfezione che paradossalmente può portare alla fragilità.

Infine il concetto chiave di questo testo, che riguarda sia insegnanti che genitori: il rispetto. Il rapporto genitori-figli e docenti-alunni, infatti, non si dovrebbe basare sul concetto di “autorità oppressiva” ma su quello di rispetto. I bambini devono imparare a comportarsi in maniera corretta non per compiacere i propri insegnanti ma loro stessi, puntando sulla propria autodeterminazione.

Il compito di insegnanti e genitori è quello di trovare il modo per mostrare rispetto a figli e alunni, riconoscendo il loro impegno senza dover per forza ricorrere a giudizi sulla persona.

Per saperne di più su come fare per raggiungere questo obiettivo - o semplicemente perché siete incuriositi dal metodo didattico proposto da Marco Orsi - vi consigliamo di leggere il suo libro acquistabile da Amazon utilizzando il Bonus Insegnanti.

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