L’insegnante è in malattia da 16 anni, ma riceve comunque lo stipendio

Ilena D’Errico

29 Agosto 2025 - 01:07

Per 16 in malattia, senza aver mai lavorato nella scuola, quest’insegnante ha continuato a ricevere lo stipendio e non deve neanche restituirlo.

L’insegnante è in malattia da 16 anni, ma riceve comunque lo stipendio

Tutelare i lavoratori dipendenti, soprattutto se pubblici e in momenti delicati come quello della malaria è doveroso in uno Stato equo. Da qui a continuare a pagare lo stipendio per anni c’è un’abissale differenza, che però è emersa solo dopo tempo. Questo bizzarro episodio è accaduto in Germania, dove si è da poco esteso nelle aule di tribunale per una disputa con l’insegnante. Percepire lo stipendio per ben 16 anni senza lavorare non è stato ritenuto sufficiente, probabilmente, visto che la docente è in causa con l’ente pubblico per opporsi alla cessazione del rapporto di lavoro.

Quest’ultimo sta evidentemente diventando un onere eccessivo, oltre che una prassi ingiusta rispetto al lavoro svolto resto del personale (che infatti sta facendo sentire la propria voce). Un problema che avrebbe potuto essere risolto molto prima, ma che ora mette l’istituto scolastico alle strette, senza grandi alternative oltre a riprendere in servizio l’insegnante o cessare il rapporto. Questo perché tutti gli stipendi finora pagati all’insegnante erano dovuti e non c’è possibilità di ottenere la restituzione delle somme, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. Lo stop sarebbe dovuto arrivare molto tempo addietro ma così non è stato, perciò non resta che occuparsi del futuro.

Insegnante in malattia pagata per 16 anni

Come ribadito da fonti autorevoli, il caso dell’insegnante tedesca pagata per 16 anni rimanendo in malattia è vero in tutto e per tutto. Una docente della scuola di Duisburg è rimasta in congedo di malattia dal 2009, senza lavorare neanche un giorno a causa di una malattia psichiatrica non nota. Grazie alla diagnosi è rimasta in congedo tutto questo tempo, percependo nel complesso a una somma di circa 1 milione di euro o poco più. In base ai contratti di riferimento la donna dovrebbe infatti aver ricevuto ogni mese uno stipendio compreso tra 5.050 e 6.200 euro.

Una situazione continuata senza alcun di tipo fino alle fine del 2024, quando l’istituto scolastico ha richiesto una visita medica per accertare la malattia. Molto semplicemente, la scuola vuole che le condizioni di salute della lavoratrice vengano accertate, così da arrivare a una decisione: “ritornare” a lavoro o terminare l’occupazione. L’insegnante si addirittura opposta alla richiesta della scuola, lamentando che sia arrivata inaspettatamente dopo molti anni dall’inizio della malattia e che rivelare i dettagli delle proprie condizioni di salute avrebbe leso la riservatezza.

Tesi che non sono state accolte dal tribunale di Düsseldorf, che ora impone alla donna di sottoporsi all’accertamento medico per non perdere del tutto il posto di lavoro. Un’eventualità che rischia comunque, visto che la conferma della mancata idoneità porterebbe al pensionamento, con conseguente riduzione delle somme percepite ogni mese.

Com’è potuto succedere

L’insegnante tedesca ha continuato a ricevere lo stipendio per ben 16 anni in malattia soprattutto grazie a una costosa dimenticanza, più che per la legge di riferimento. In Germania, l’elevata tutela dei dipendenti pubblici consente loro di superare le canoniche 6 settimane di malattia senza subire riflessi sulla retribuzione, sempre corrispondente allo stipendio di base. Non ci sono veri e propri limiti di tempo generalizzati, ma il datore di lavoro può intimare una visita medica già al superamento delle 6 settimane di congedo.

L’accertamento può confermare la malattia con tempistiche precise, giudicarla terminata e ordinare il rientro oppure ancora individuare la mancanza di idoneità permanente all’impiego. In quest’ultimo caso il rapporto di lavoro si interrompe con una sorta di pensionamento forzato per inabilità. Non ci sono quindi illeciti, anche se qualcuno vocifera di qualche guadagno come naturopata da parte dell’insegnante, motivo per cui gli stipendi non devono essere restituiti.

Se l’istituto scolastico avesse segnalato la questione per tempo il datore di lavoro, la Renania Settentrionale-Vestfalia trattandosi di una scuola pubblica di questo Stato federato, avrebbe potuto risolvere il problema molto prima e risparmiare quasi interamente lo stipendio pagato. In Italia molto difficilmente potrebbe accadere qualcosa di simile, atteso non soltanto un funzionamento completamente diverso ma anche le differenti regole sulla tutela dei dipendenti.

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