Così l’Inps sta utilizzando l’Intelligenza Artificiale per gestire le tue pratiche

Simone Micocci

20 Maggio 2026 - 18:00

L’Inps punta sull’intelligenza artificiale per velocizzare le pratiche e migliorare i servizi: il Presidente Fava annuncia oltre 70 progetti attivi e nuovi strumenti digitali a supporto delle persone.

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L’Intelligenza Artificiale non è più un tabù nella Pubblica amministrazione. E, in fondo, non potrebbe essere altrimenti.

Naturalmente, è necessario distinguere tra le diverse forme di AI: un conto è l’intelligenza artificiale generativa, che richiede particolare attenzione per le implicazioni etiche e per la capacità di produrre contenuti autonomamente, un altro è l’utilizzo di strumenti intelligenti a supporto dei processi amministrativi, dove l’AI può diventare una leva decisiva per migliorare tempi di risposta e qualità dei servizi.

In questa direzione si muove da tempo l’Inps, una delle amministrazioni pubbliche più grandi e complesse al mondo, che gestisce milioni di posizioni tra pensionati, lavoratori, famiglie e imprese. A tal proposito, l’Istituto ha progressivamente integrato soluzioni basate sull’Intelligenza Artificiale in diversi ambiti operativi, con l’obiettivo di rendere più rapido il trattamento delle pratiche, nonché di semplificare l’accesso alle prestazioni.

A confermare questa linea è stato il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, intervenuto alla AI Week di Milano, davanti a una platea di oltre 3.000 manager. Un’occasione in cui ha ribadito un concetto già emerso anche nell’intervista rilasciata a Money Talks: l’intelligenza artificiale non va demonizzata, ma governata e utilizzata con responsabilità.

Secondo Fava, infatti, l’AI sta già cambiando il welfare e la previdenza, facilitando la personalizzazione dei servizi e migliorando l’accessibilità per cittadini e utenti. Una trasformazione che riguarda da vicino anche i pensionati: l’Inps ne gestisce circa 16 milioni e, proprio per questo, l’utilizzo di strumenti intelligenti può fare la differenza nel rapporto quotidiano tra amministrazione e cittadini.

Vediamo allora in quali ambiti l’intelligenza artificiale è già stata introdotta dall’Inps e in che modo può migliorare il funzionamento della macchina pubblica.

Così l’Inps sta utilizzando l’Intelligenza Artificiale per gestire le tue pratiche

Un esempio importante arriva dal bonus riconosciuto alle madri lavoratrici. Nei mesi scorsi l’Inps ha pagato a circa 870.000 beneficiarie il contributo da 480 euro annui, pari a 40 euro al mese, introdotto in sostituzione dello sgravio contributivo. Una misura con una platea molto ampia, che ha richiesto tempi rapidi di lavorazione nonostante una gestione di una quantità rilevante di dati.

Ed è proprio qui che entra in gioco l’Intelligenza Artificiale. Gran parte delle procedure, infatti, è stata supportata da strumenti tecnologici avanzati, capaci di velocizzare l’istruttoria e rendere più efficiente il lavoro dell’Istituto.

Il caso del bonus mamme è uno dei primi esempi significativi di applicazione dell’AI all’interno dell’Inps, un ente che con oltre 125 anni di storia rappresenta un unicum anche nel panorama internazionale, perché tiene insieme previdenza e assistenza, pensioni e welfare, prestazioni per lavoratori, famiglie, imprese e cittadini fragili. Tutto in un unico “blocco”.

Ovviamente il punto non è “automatizzare” in modo freddo o impersonale il rapporto con gli utenti. Al contrario, la sfida è semplificare nel senso migliore del termine: non meno attenzione, ma maggiore efficacia nel minor tempo possibile.

È questo il modello di Inps 4.0 richiamato dal presidente Gabriele Fava alla IA Week di Milano, dove ha spiegato che l’Istituto ha già avviato oltre 70 progetti di intelligenza artificiale. Una trasformazione che riguarda l’intero sistema dei servizi pubblici: dai portali dedicati a giovani, famiglie e imprese fino all’app, dai chatbot agli strumenti di consulenza digitale.

I numeri aiutano a capire la portata del cambiamento. L’Inps serve oggi oltre 52 milioni di utenti e gestisce circa 470 prestazioni socio-assistenziali e previdenziali. In questo quadro, anche i pensionati sono tra i principali destinatari dell’innovazione: sono infatti oltre 2 milioni quelli già supportati attraverso il consulente digitale e l’utilizzo dei chatbot, strumenti che consentono di orientarsi più facilmente tra domande, pagamenti, pratiche e informazioni sulle prestazioni.

Nessuna demonizzazione, quindi, né tantomeno un passaggio integrale all’AI: l’intelligenza artificiale non sostituisce le persone che fino a oggi hanno contribuito al successo dell’Inps, ma la affianca.

È questo il punto su cui l’Inps sembra voler costruire la propria trasformazione digitale: l’AI, in questa prospettiva, diventa uno strumento. Potente, certo, ma pur sempre uno strumento.