Dall’inflazione alla recessione fino a tassi ancora più alti: le verità Bce nel suo bollettino

Violetta Silvestri

12/01/2023

Il bollettino economico Bce ha confermato la linea politica di Francoforte: tassi di interesse ancora in aumento e inflazione vista in crescita. Scenari piuttosto cupi per l’Eurozona: i dettagli.

Dall’inflazione alla recessione fino a tassi ancora più alti: le verità Bce nel suo bollettino

Non ha aperto spiragli positivi il bollettino economico Bce: dai rischi di un’inflazione elevata ancora a lungo fino alla contrazione della crescita, l’Eurozona non ha ritrovato del tutto la stabilità e le previsioni per il 2023 rimangono piuttosto cupe.

Il documento elaborato a Francoforte ha ribadito l’impegno di Lagarde e dei membri del board a contenere i prezzi in salita, solo parzialmente in frenata secondo gli ultimi dati.

D’altronde, era già emerso che la politica monetaria Bce sarebbe rimasta aggressiva per un po’ di tempo. Questo significa che l’aumento del costo del denaro troverà nuove spinte nei prossimi incontri. L’incertezza domina lo scenario dell’area e i 20 Paesi a moneta unica restano ancorati a poche certezze.

Cosa ha svelato il bollettino economico Bce, tra rischi al ribasso e poche previsioni ottimiste.

Le verità del bollettino economico Bce

Non si leggono sorprese nel bollettino della Banca centrale europea. Ribadendo quanto deciso nella riunione di dicembre, ovvero tassi più alti di 50 punti base e la promessa di ulteriori aumenti, il documento sottolinea:

“il Consiglio direttivo ha deciso di aumentare i tassi di interesse e prevede di aumentarli ulteriormente in modo significativo, poiché l’inflazione rimane decisamente troppo elevata e si prevede che rimanga al di sopra dell’obiettivo per troppo tempo...L’inflazione dei prezzi alimentari e le sottostanti pressioni sui prezzi in tutta l’economia si sono rafforzate e persisteranno per qualche tempo. In un contesto di eccezionale incertezza, il personale dell’Eurosistema ha notevolmente rivisto al rialzo le proprie proiezioni sull’inflazione”

Nello specifico, si stima che nel 2022 si raggiunga l’8,4% e poi il 6,3% nel 2023.

Per quanto riguarda la crescita, “l’economia dell’area dell’euro potrebbe contrarsi nel quarto trimestre del 2022 e nel primo trimestre del 2023, a causa della crisi energetica, dell’elevata incertezza, dell’indebolimento dell’attività economica globale e delle condizioni di finanziamento più restrittive.”

Una potenziale recessione, però, è valutata superficiale e di breve durata. Il quadro attuale dell’Eurozona è così spiegato:

“Mentre le conseguenze economiche della guerra in Ucraina si dispiegano e alimentano le forti pressioni inflazionistiche, la fiducia dei consumatori e delle imprese è rimasta contenuta, mentre i redditi reali disponibili sono stati erosi e le crescenti pressioni sui costi stanno riducendo la produzione, soprattutto nelle industrie ad alta intensità energetica.”

In sintesi, nelle valutazioni dei rischi, nel breve termine per la crescita dell’Eurozona i pericoli sono al ribasso e per i prezzi al rialzo.

Cauto ottimismo dalla Bce: cosa può andare bene

Nel bollettino economico c’è anche un piccolo spazio per previsioni positive:

“Gli elevati livelli di scorte di gas naturale e gli sforzi in corso per ridurre la domanda e sostituire il gas russo con fonti alternative implicano che l’area dell’euro dovrebbe evitare la necessità di tagli obbligatori della produzione legata all’energia..., sebbene i rischi di interruzioni dell’approvvigionamento energetico rimangano elevati, in particolare per l’inverno 2023-24.”

Nel medio termine, se il riequilibrio del mercato energetico si concretizza, l’incertezza può svanire, i redditi risalire e “la crescita economica dovrebbe rimbalzare, sostenuta anche dal rafforzamento della domanda estera e dalla risoluzione delle restanti strozzature dell’offerta, nonostante condizioni di finanziamento meno favorevoli. Si prevede che il mercato del lavoro resti relativamente resiliente all’imminente lieve recessione, riflettendo l’accaparramento di manodopera in presenza di carenze di manodopera ancora significative.”

Fondamentale, inoltre, è il ruolo della politica fiscale dei Governi. Sebbene svolga un compito importante nell’alleviare il fardello dei costi in aumento su consumatori e imprese, la Bce insiste sul giusto uso di questo strumento. Le misure devono essere temporanee e mirate, anche per evitare un aumento del consumo di energia stimolato dai sostegni.

Per evitare nuove pressioni sui prezzi, saranno determinanti anche riforme e investimenti del Next Generation Eu. E politiche di bilancio, “orientate a rendere più produttiva l’economia dell’area dell’euro e a ridurre gradualmente l’elevato debito pubblico”.