Negli ultimi mesi, l’attenzione dei mercati si è concentrata sull’inflazione negli Stati Uniti, complice il riposizionamento delle tariffe commerciali.
Tuttavia, tra le righe di un’economia che sembra muoversi verso un nuovo equilibrio, emerge una narrativa alternativa: il rischio non è più solo l’inflazione, ma una possibile deflazione, in particolare sul fronte energetico.
Uno scenario ancora poco esplorato dagli analisti, ma che potrebbe generare squilibri significativi sui mercati.
Le tariffe portano inflazione, ma l’energia spinge in direzione opposta
In teoria, l’aumento delle tariffe dovrebbe spingere i prezzi al rialzo. Secondo Schroders, ogni +10pp nei dazi genera +1pp inflazione e -0.5pp PIL. Ma in pratica, c’è una forza contraria che potrebbe neutralizzare, o ribaltare, questo effetto: energia.
Con il ritorno di Donald Trump, gli USA sembrano pronti a una rivoluzione energetica opposta rispetto alla politica Biden.Il presidente ha già anticipato la sua strategia: “drill, baby, drill”. Tradotto: più trivellazioni, più petrolio, meno eolico.
Trump vuole tagliare i finanziamenti all’eolico offshore, bloccare i permessi per nuovi progetti e revocare gli incentivi alle rinnovabili. Il progetto Empire Wind di Equinor a New York è stato sospeso, e anche Dominion è a rischio. Secondo Rystad Energy, la produzione di greggio USA potrebbe salire a 15 milioni di barili al giorno.
Inflazione sì, ma bilanciata (forse) da energia in calo
Uno scenario misto: da un lato, pressioni inflazionistiche legate a dazi e logistica; dall’altro, la deflazione energetica potrebbe raffreddare l’indice dei prezzi al consumo. L’energia, da fattore inflattivo, diventerebbe così un’ancora deflattiva. Se questo scenario si realizza, le azioni energetiche} potrebbero subire un contraccolpo. Il rischio maggiore? Che questa deflazione inaspettata non sia stata prezzata, causando volatilità improvvisa su titoli, settori e perfino sulle attese di tassi d’interesse.
I prezzi del Brent sono in calo, così come quelli del gas naturale, da quando Trump è tornato alla presidenza. Se le aspettative rimarranno ancorate a questi ribassi, i prossimi trimestri potrebbero registrare una maggiore pressione sui bilanci aziendali, con una potenziale contrazione degli utili. Non a caso, i titoli energetici mostrano prospettive di crescita negative. Secondo FactSet, si prevede addirittura un calo del 13,7%: già nel primo trimestre si è osservata una contrazione media degli EPS del settore energia dell’S&P 500 di quasi il 13%. I segnali sono quindi già visibili.
Brent, 1W
Grafico a candele settimanali del BRENT. Fonte: baha.com
Quindi?
Mentre si parla di inflazione e stretta monetaria, una nuvola deflazionistica si muove silenziosa. E viene dal settore più pesante dell’economia: l’energia. Se l’offerta esplode e il green viene ridimensionato, il CPI potrebbe cambiare volto. Un rischio da non sottovalutare.