Indagini sugli agenti, come funziona il nuovo «scudo» previsto dal Governo

Emanuela Ceccarelli

2 Agosto 2026 - 13:42

Il decreto sicurezza introduce il modello 45-bis: cosa cambia per agenti e cittadini coinvolti in fatti con possibili cause di giustificazione.

Indagini sugli agenti, come funziona il nuovo «scudo» previsto dal Governo

Quando un agente delle forze dell’ordine interviene in una situazione complessa e il suo operato finisce sotto esame della magistratura, l’apertura di un’indagine è un passaggio quasi automatico. Tuttavia, con il nuovo decreto sicurezza, è cambiata la procedura per alcuni casi in cui il fatto contestato appare fin da subito collegato a una possibile causa di giustificazione, come la legittima difesa o l’uso legittimo delle armi.

La novità introdotta dal Governo non elimina i controlli della magistratura e, soprattutto, non crea un’immunità per gli operatori coinvolti. L’obiettivo di questo cambiamento è modificare il modo in cui vengono registrati alcuni provvedimenti nella fase iniziale. In particolare, al centro della riforma c’è il modello 45-bis, un nuovo registro pensato per raccogliere le annotazioni preliminari quando appare evidente che il fatto potrebbe essere stato commesso in presenza di una causa che esclude la punibilità.

Decreto sicurezza, cosa cambia con il modello 45-bis

Il decreto sicurezza, approvato definitivamente alla Camera lo scorso aprile, interviene su diversi aspetti legati alla pubblica sicurezza, con nuove disposizioni sulla criminalità, la gestione dell’ordine pubblico e rinnovate garanzie per gli operatori impegnati sul territorio.

Tra le disposizioni introdotte, una in particolare riguarda la gestione dei procedimenti giudiziari nei confronti di chi, durante un intervento o un’altra situazione prevista dalla legge, compie un fatto che potrebbe essere giustificato dalle circostanze.

In precedenza, quando arrivava una notizia di reato, l’autore del fatto veniva nella maggior parte dei casi iscritto nel registro degli indagati, anche se già dalla fase preliminare appariva evidente la possibile presenza di una causa di giustificazione. Con la nuova norma, il pubblico ministero, nel caso in cui appaia evidente che il comportamento potrebbe rientrare nelle ipotesi previste dalla legge, procede con un’annotazione preliminare utilizzando il modello 45-bis.

Lo ‘scudo’ del 45-bis non elimina le indagini

Nelle ultime settimane facendo riferimento al modello 45-bis si è spesso utilizzato il termine scudo penale. Tuttavia, è bene sottolineare che la possibilità di utilizzare tale modello non garantisce una protezione automatica agli agenti e, soprattutto, non impedisce eventuali responsabilità penali.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha chiarito al pubblico, suggerendo di sostituire il termine scudo penale con scudo processuale. La norma, infatti, non stabilisce che un determinato soggetto non possa essere perseguito, ma introduce una procedura diversa quando la presenza di una causa di giustificazione appare evidente. La magistratura mantiene quindi il compito di valutare ogni singolo caso e, nel caso in cui gli accertamenti facciano emergere elementi diversi rispetto alla valutazione iniziale, proseguire con il percorso ordinario.

Quando si applica il nuovo registro delle Procure

Il modello 45-bis può essere utilizzato quando il pubblico ministero ritiene evidente che il fatto sia stato commesso in presenza di una causa di giustificazione. In questo caso, il nome della persona coinvolta non viene inserito nel registro ordinario delle notizie di reato, ma viene riportato in una sezione separata attraverso un’annotazione preliminare.

Nel caso in cui non siano necessari ulteriori accertamenti, il PM deve procedere con le proprie valutazioni sulla richiesta di archiviazione senza ritardo e comunque entro 30 giorni dall’annotazione. Inoltre, va sottolineato che la nuova procedura non riguarda soltanto gli appartenenti alle forze dell’ordine. Questa può essere applicata in generale anche ai cittadini che si trovino coinvolti in fatti per i quali emerga una possibile causa di giustificazione.

Il fondo delle spese legali degli operatori coinvolti

Oltre al modello 45-bis, il decreto sicurezza introduce anche misure specifiche a sostegno degli operatori delle forze dell’ordine che siano coinvolti in procedimenti giudiziari legati allo svolgimento delle proprie funzioni, come il fondo destinato alla copertura delle spese legali, con un contributo che può arrivare fino a 10.000 euro per gli operatori interessati. L’obiettivo dichiarato è evitare che chi svolge un’attività operativa per conto dello Stato debba sostenere interamente i costi della propria difesa nei casi in cui venga coinvolto in un procedimento collegato al servizio.