Xiaomi ha aperto la prima fabbrica al mondo senza esseri umani, dove per 24 ore al giorno i robot assemblano dispositivi completamente al buio.
Addio al lavoro degli esseri umani: è stata aperta la prima fabbrica al mondo dove lavorano esclusivamente i robot, guidati dall’intelligenza artificiale, senza sosta e senza pause per produrre dispositivi tecnologici. Aperta 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, ma completamente al buio: per questo motivo viene chiamata anche “dark factory”.
Il noto brand Xiaomi ha aperto un luogo gigantesco, grande quanto 11 campi da calcio, controllato da un’intelligenza artificiale chiamata Hyper IMP. A differenza delle tradizionali catene di montaggio, in questa fabbrica se si verificano problemi o malfunzionamenti, il cervello centrale è in grado di comunicare con le macchine per permettere di sistemarsi da sole in caso di necessità.
Mentre milioni di lavoratori si chiedono se l’AI possa veramente rubare il lavoro, in questa fabbrica tutto questo è reale: mentre i robot assemblano parti meccaniche e componenti tecnologiche, gli esseri umani restano a bocca aperta.
Dove si trova la prima fabbrica senza esseri umani
Recentemente il brand Xiaomi ha aperto una nuova enorme fabbrica senza esseri umani, dove lavorano soltanto robot e intelligenze artificiali per assemblare dispositivi da immettere sul mercato. Lo stabilimento produttivo si trova nel distretto di Champing a Pechino, in Cina e la sua particolarità sta proprio nel fatto di non aver bisogno di esseri umani per la produzione di smartphone.
Viene chiamata anche «fabbrica oscura» proprio perché i robot sono in grado di lavorare completamente al buio, con un notevole risparmio energetico e non solo. Un colosso enorme, grande circa 81.000 metri quadrati che rappresenta l’apice della moderna automazione industriale, dove le macchine lavorano nel buio totale per produrre elettronica di alta qualità.
In questa azienda la produttività è ai massimi livelli: si lavora 24 ore al giorno, tutti i giorni, senza pause e senza ferie. E in caso di malfunzionamenti, il cervello centrale comunica con i macchinari per ripararsi in autonomia e riprendere la produzione.
Un concetto totalmente nuovo che rivoluziona il concetto di fabbrica e di lavoro. Ma non è una novità. FANUC, azienda giapponese di robotica, gestisce dal 2001 stabilimenti dove i robot costruiscono altri robot in completa autonomia per periodi che possono arrivare fino a 30 giorni consecutivi. In questo caso si sta applicando lo stesso concetto per la produzione di smartphone e altri dispositivi tecnologici.
Come funziona la fabbrica senza lavoratori umani
Come può funzionare una fabbrica senza lavoratori umani che possano supervisionare le macchine e i prodotti assemblati dai robot? Al centro di questo stabilimento si trova il cervello industriale, ovvero una piattaforma intelligente in grado di gestire tutti i macchinari utili per la produzione.
L’impianto utilizza 11 linee di produzione completamente automatizzate e può diagnosticare autonomamente i problemi, ottimizzare i processi e persino evolversi da solo attraverso la piattaforma proprietaria Xiaomi HyperIMP. Le intelligenze artificiali impiegate sono talmente avanzate che non si limitano a imparare ed eseguire compiti, ma sono in grado di prevedere malfunzionamenti e ripararsi in completa autonomia senza necessità di intervento umano. Il risultato è un ciclo continuo, senza pause, con una velocità di produzione di uno smartphone al secondo. Ciò significa che ogni anno si riescono a produrre 10 milioni di unità da immettere sul mercato.
Non solo: gli elevati sistemi di controllo e l’utilizzo di videocamere ad alta risoluzione permettono di supervisionare ciascun componente e rilevare eventuali difetti di fabbrica o componenti inadatte per quel preciso prodotto, riuscendo a sistemare l’intoppo in pochissimi secondi.
Un sistema altamente efficiente che però richiede un investimento inizialmente molto elevato: Xiaomi ha speso circa 2,4 miliardi di yuan, che corrispondono a circa 288 milioni di euro.
Le altre fabbriche oscure presenti nel mondo
Oltre a Pechino, anche a Taiwan esiste una fabbrica molto simile, dove il lavoro umano è ridotto al minimo in favore di robot e intelligenze artificiali. Si tratta del colosso Foxconn, il gigante taiwanese dell’elettronica che ha sostituito 60.000 operai con robot in un solo stabilimento già nel 2016, puntando ad automatizzare il 30% delle sue operazioni entro il 2025.
Al di fuori dell’est asiatico, anche Tesla sta iniziando a sperimentare elevati sistemi di automazione nelle proprie fabbriche, nonostante Elon Musk sia convinto che troppa automazione possa essere controproducente nel momento in cui non si dispone di sistemi flessibili.
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