In pensione prima chi guadagna di più

Antonio Cosenza

28 Aprile 2021 - 16:30

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Chi percepisce stipendi più elevati aumenta le probabilità di anticipare l’accesso alla pensione; viceversa, chi guadagna meno rischia di andarci più tardi.

In pensione prima chi guadagna di più

Guadagnare di più non solo aiuta ad avere una pensione più alta, ma permette anche di andarci prima. È il risultato della riforma Dini entrata in vigore il 1° gennaio del 1996, con la quale sono stati “premiati” coloro che nel corso dell’attività lavorativa sono riusciti a guadagnare di più, meritandosi quindi una pensione più alta.

Ricordiamo, infatti, che nella suddetta data c’è stato il passaggio dal regime retributivo a quello contributivo e ciò ha comportato non solo dei cambiamenti nei criteri per il calcolo della pensione. Per i cosiddetti “contributivi puri”, ossia per coloro che hanno un’anzianità assicurativa successiva al 1° gennaio 1996, sono state anche previste delle opzioni ad hoc per l’accesso alla pensione, sia per quella di vecchiaia che per l’anticipata.

E una di queste “premia” proprio coloro che nel corso della loro carriera hanno percepito stipendi più alti, in quanto viene loro consentito - a parità di contributi - di accedere alla pensione di vecchiaia con tre anni di anticipo.

La pensione anticipata contributiva premia chi ha avuto stipendi più elevati

Guadagnare di più e avere una carriera senza interruzioni aiuta ad andare in pensione con largo anticipo, anche tre anni prima rispetto alla data prevista per la pensione di vecchiaia (67 anni).

E non serve necessariamente avere un’anzianità contributiva elevata per andare in pensione in anticipo. Certo, aiuta: ricordiamo, infatti, che per l’accesso alla pensione anticipata basta avere 42 anni e 10 mesi di contributi (se uomini, un anno in meno per le donne), senza dover guardare all’età anagrafica.

Ma c’è un’altra misura che consente di andare in pensione in anticipo e questa richiede molti meno anni di contributi. Nel dettaglio, per i contributivi puri - ossia per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 e non vantano alcuna contribuzione nei periodi precedenti - vi è l’opzione contributiva della pensione anticipata che consente di andare in pensione con soli 20 anni di contribuzione al compimento dei 64 anni di età.

Come anticipato, però, si tratta di un’opzione riservata a coloro che durante la vita lavorativa hanno percepito stipendi medio alti, così da garantirsi una pensione non più bassa di 2,8 volte dell’importo mensile dell’assegno sociale. È questo, infatti, il requisito economico richiesto per accedere alla pensione anticipata contributiva: se consideriamo che nel 2021 l’importo dell’assegno sociale è di 460,28€, ne risulta che possono andare in pensione a 64 anni solamente coloro che si sono garantiti una pensione non più bassa di 1.288,78€.

E se guardiamo alle regole del calcolo contributivo della pensione, ben più svantaggiose rispetto al retributivo e che vanno a penalizzare - tramite l’applicazione di un coefficiente di trasformazione più svantaggioso - chi va in pensione prima, è chiaro che questa possibilità è riservata solamente a coloro che, percependo stipendi medio-alti, sono riusciti ad avere un montante contributivo più elevato.

Chi guadagna meno va in pensione più tardi

Ma attenzione: perché il regime contributivo non premia solo chi percepisce stipendi più elevati, in quanto penalizza anche chi guadagna meno.

Per i contributivi puri, infatti, vi è un requisito economico da soddisfare per accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni (e con 20 di contributi). Nel dettaglio, a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 viene chiesto di aver maturato una pensione superiore ad 1,5 volte l’assegno sociale, quindi 690,42€ nel 2021.

E per chi non riesce a raggiungere questo requisito, ad esempio per chi non ha avuto una carriera continua o ha percepito stipendi piuttosto bassi, l’unica possibilità per accedere alla pensione è quella offerta dall’opzione contributiva della pensione di vecchiaia, per la quale però bisognerà attendere fino al compimento dei 71 anni di età per il collocamento in quiescenza.

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