In Italia il 56% dei depositi bancari è concentrato in cinque regioni

Alberto De Pasquale

16/04/2024

Leggero calo di liquidità nel 2023 per i correntisti, che hanno attinto ai depositi per fronteggiare il caro vita. Ma anche per investire.

In Italia il 56% dei depositi bancari è concentrato in cinque regioni

Con la pandemia avevano risparmiato, mettendo da parte denaro in tempi incerti. Ma ora sono tornati ad attingere ai propri conti correnti, soprattutto per far fronte all’inflazione. O per investire.

Ecco perché alla fine del 2023 i depositi degli italiani sono diminuiti di 43 miliardi di euro rispetto al 2022 (in calo del 3,6%). Il saldo totale nazionale resta comunque parecchio elevato, superiore a 1.151 miliardi. A essere preoccupante è principalmente il profondo squilibrio, rilevato nella maggior parte delle regioni, tra liquidità dei correntisti e popolazione residente.

Secondo un recente report della Fabi (Federazione autonoma bancari italiani), oltre un quinto (il 20,4%) della liquidità in Italia si trova sui conti correnti della Lombardia, seguita da Lazio (10,5%), Veneto (9,2%), Emilia-Romagna (8,5%) e Piemonte (7,8%). I conti correnti in queste cinque regioni detengono il 56,4% del saldo totale in Italia. Naturalmente, la forte concentrazione di liquidità in queste poche regioni è legata anche al loro alto reddito pro capite e alla maggiore capacità di risparmio che ne deriva.

Nelle regioni più popolose ci si dovrebbe aspettare conti correnti più ricchi, ma nella pratica è così solo in parte. Solo in tre regioni italiane il saldo dei correntisti risulta proporzionato alla popolazione. In Basilicata, Molise e Valle d’Aosta il saldo sui conti correnti è rispettivamente dello 0,9%, 0,5% e 0,2% del saldo totale nazionale, riflettendo in modo corrispondente le percentuali dei residenti in queste regioni rispetto al totale dei residenti in Italia. In tutte le altre regioni c’è invece uno squilibrio più o meno marcato tra la liquidità dei correntisti e la popolazione residente.

Il record positivo è del Trentino-Alto Adige, dove una popolazione che rappresenta l’1,8% di quella totale italiana ha sui propri conti 28,7 miliardi di euro, pari al 2,5% del saldo totale. Il record negativo è dei conti correnti della Sicilia che, nonostante una popolazione pari all’8,2% dei residenti in Italia, superano di poco i 58 miliardi di euro, ossia il 5,1% del saldo totale.

Come se non bastasse, la liquidità depositata al Nord e nel Centro Italia risulta anche quella più apprezzata dalle banche, che la premiano con i rendimenti migliori. Sempre secondo lo studio, con 5 mila euro sul conto corrente in banca un abitante del Trentino-Alto Adige può ricevere un rendimento annuo di 18,2 euro, a fronte di un rendimento medio nazionale di 9,9 euro.

Tra 2020 e 2021 gli italiani, complice il crollo dei consumi e l’incertezza del periodo, avevano aumentato notevolmente la propria propensione al risparmio, a livelli mai visti nei cinque anni precedenti. Nel 2022 la situazione è cambiata e la tendenza al risparmio era tornata su livelli perfino più bassi di quelli del 2019.

Come anticipato, la Fabi spiega che «i correntisti hanno attinto alle loro riserve per far fronte al caro-vita e hanno spostato una parte della liquidità in forme più remunerative, come i depositi a tempo o i titoli di Stato». Da una parte quindi l’inflazione, con i prezzi al consumo che nel 2023 hanno registrato una crescita annua del 5,7%; dall’altra la buona resa del Btp Valore, che a giugno dello scorso anno ha raccolto oltre 18 miliardi di euro, più altri 17,2 miliardi con la seconda emissione di ottobre.