In Italia il 51% delle case ha un’efficienza energetica molto bassa

Alberto De Pasquale

02/05/2024

Secondo l’analisi degli attestati di prestazione energetica solo l’11% delle abitazioni ha prestazioni elevate. Le ristrutturazioni costano anche 50 mila euro.

In Italia il 51% delle case ha un’efficienza energetica molto bassa

Tante abitazioni, di cui molte vuote o poco utilizzate, e soprattutto con un’efficienza energetica molto bassa. Mentre il Parlamento europeo ha approvato l’Energy performance of buildings directive, anche indicato per brevità come “Epbd”, la direttiva che vuole ridurre le emissioni di gas serra degli edifici nell’Unione Europea, in Italia va avanti il dibattito sulle cosiddette “case green”.

Chi critica il provvedimento, che come ogni altra direttiva dovrà essere attuato attraverso disposizioni nazionali, teme interventi eccessivamente costosi per l’efficientamento energetico. Stando alle stime del Codacons, i costi per la riqualificazione energetica degli edifici oscilleranno tra i 35 mila e i 60 mila euro, mentre l’istituto indipendente di studi e ricerche Scenari Immobiliari prevede una spesa compresa tra i 20 mila e i 55 mila euro.

In attesa di quantificare i costi, c’è una certezza: il lavoro da fare non manca, perché il patrimonio immobiliare italiano è parecchio scarso dal punto di vista delle prestazioni energetiche. E questo nonostante la maggior parte delle abitazioni risalga ad anni relativamente recenti. Un terzo degli edifici residenziali in Italia è stato infatti costruito tra gli inizi degli anni ’60 e i primi anni ’70. Tuttavia, circa metà delle famiglie italiane abita in immobili costruiti prima del 1976, anno di introduzione della prima legge che ha fornito indicazioni sull’isolamento termico degli edifici.

In Italia gli immobili devono essere obbligatoriamente sottoposti all’analisi del loro stato di efficienza energetica, certificato dall’Ape, l’attestato di prestazione energetica, redatto da tecnici registrati in appositi albi regionali. L’efficienza viene misurata in dieci livelli, ossia in dieci classi dalla A4, la categoria più virtuosa dal punto di vista energetico, alla G, la più scarsa. Capire con esattezza quanti sono gli immobili appartenenti a ciascuna classe non è facile, perché l’obbligo di redigere l’attestato è previsto in caso di affitto, vendita o ristrutturazione delle abitazioni.

Ma per avere un’idea ci sono i dati del Siape (Sistema informativo sugli attestati di prestazione energetica), che li raccoglie a livello nazionale. In base all’ultimo aggiornamento, il 51,5% degli immobili a uso residenziale in Italia ha un’efficienza energetica molto bassa e appartiene alle classi F (22,3%) e G (29,2%). Solo l’11% delle abitazioni offre prestazioni energetiche eccellenti, suddiviso tra un 3,6% della A4, un 2% di A3, un 2,4% di A2 e un 2,9% di A1. Il restante 37,5% è rappresentato dalle classi intermedie, dalla B alla E.

In Italia esistono circa 36 milioni di abitazioni. Secondo un’elaborazione della Banca d’Italia su fonti Istat, il 73% delle famiglie vive in case di proprietà e il 17% in affitto (più un 10% di usufrutti e occupazioni a titolo gratuito). Un dato importante sul patrimonio abitativo italiano è il suo scarso utilizzo: secondo il Censimento permanente della popolazione dell’Istat, nel 2021 il 27% delle abitazioni italiane era vuoto o occupato da persone non dimoranti abitualmente.

Dai dati della Commissione europea, gli edifici risultano responsabili del 40% dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra in Ue. La legge sull’efficienza energetica, approvata di recente in via definitiva dell’Europarlamento, punta alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra degli edifici, da ottenere tramite piani nazionali di ristrutturazione, per poi arrivare a un parco immobiliare a emissioni zero entro il 2050. Tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a zero emissioni già a partire dal 2030.