Quali sono le imprese energivore? Requisiti e obblighi

Rosaria Imparato

08/09/2022

19/09/2022 - 15:13

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Quali sono le imprese energivore in Italia? Vediamo cosa prevede la normativa, i requisiti e gli obblighi di queste aziende, e quali sono le agevolazioni fiscali previste.

Quali sono le imprese energivore? Requisiti e obblighi

Quali sono le imprese energivore? Le aziende possono definirsi tali solo in presenza di determinati requisiti, che danno diritto a una serie di agevolazioni fiscali.

Per contenere i rincari delle bollette il governo ha introdotto una serie di misure dedicate alle imprese. In particolare, le protagoniste del decreto Energia (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 marzo 2022) sono le cosiddette imprese energivore e gasivore.

Si tratta di quelle aziende che per svolgere le proprie attività necessitano di grandi quantità di energia elettrica o di gas. Vediamo quali sono i requisiti e gli obblighi di queste aziende.

Quali sono le imprese energivore? Definizione e requisiti

A dare una definizione di “impresa energivora” è il decreto del ministero dello Sviluppo Economico del 21 dicembre 2017, entrato in vigore il 1° gennaio 2018. Il decreto Mise ha cambiato quanto previsto dal dl 22 giugno 2012 n. 83, con l’obiettivo di far adeguare la normativa italiana a quella europea, e rendere più semplice l’accesso alle agevolazioni previste.

Decreto Mise del 21 dicembre 2017
Clicca qui per scaricare il file.

Dal 1° gennaio 2018, le imprese energivore sono quelle che hanno un consumo medio di energia elettrica pari ad almeno 1 GWh/anno e che sono in possesso di almeno uno dei requisiti che seguono:

  • operare in uno dei settori dell’allegato 3 delle Linee guida della Commissione Europea 200/01 in merito agli aiuti di Stato a favore dell’ambiente e dell’energia;
  • esercitare in uno dei settori dell’allegato 5 delle Linee guida di cui sopra e con un indice di intensità elettrica maggiore o uguale al 20% rispetto al Val (valore aggiunto lordo);
  • non fanno parte degli allegati precedenti, ma risultano tra gli elenchi Csea (Cassa Servizi Energetici e Ambientali) delle imprese a forte consumo energetico per gli anni 2013 o 2014.

Le agevolazioni per le aziende energivore

Il decreto Mise è intervenuto con lo scopo di rendere più semplice l’accesso alle agevolazioni fiscali, ridefinendo il meccanismo che riduce il costo delle bollette alle imprese energivore con un taglio agli oneri di sistema.

Prima del 2018, quando è entrato in vigore il decreto, le agevolazioni consistevano in un rimborso parziale degli oneri pagati. Dopo l’intervento del Mise, invece, gli aiuti consistono in uno sconto diretto sulla componente Asos della bolletta, ovvero quegli oneri che riguardano le energie rinnovabili e la cogenerazione.

La cogenerazione è la produzione combinata di energia elettrica ed energia termica a partire da un’unica fonte di energia primaria, e in base alle indicazioni della Commissione UE è l’unica componente degli oneri agevolabile.

Alcuni aiuti sono disposti dal decreto Energia, così da sostenere economicamente le imprese in questo momento in cui i prezzi di luce e gas sono arrivati alle stelle. La strada scelta dal Governo Draghi ha previsto un intervento su due fronti: il potenziamento di alcuni bonus esistenti da un lato, e la creazione di due nuovi crediti d’imposta dall’altro.

In particolare:

  • due crediti d’imposta nuovi per le imprese energivore e gasivore;
  • il potenziamento dei bonus già esistenti:
    • quello a favore delle imprese energivore (incrementato dal 20% al 25%);
    • quello a favore delle imprese a forte consumo di gas naturale (che passa dal 15% al 20%).

Il decreto Aiuti ha introdotto anche per il primo trimestre 2022 l’agevolazione nei confronti delle imprese gasivore nella misura del 10%.

Il decreto Ucraina bis ha incrementato la misura delle agevolazioni. Per le imprese energivore e gasivore i contributi straordinari già disposti dal decreto Energia sono rideterminati nella misura del 25% (anziché 20) per i consumi di energia e del 20% (anziché 15) per il gas. Il Decreto Aiuti ha ulteriormente incrementato la misura del contributo straordinario previsto per i gasivori (secondo trimestre), rideterminandola dal 20 al 25%.

Il decreto Ucraina bis ha poi previsto altri contributi, sempre sotto forma di crediti d’imposta, a parziale compensazione delle spese sostenute per l’acquisto dell’energia elettrica o del gas acquistati e consumati nel secondo trimestre 2022, rispettivamente, da parte delle imprese non energivore (nella misura del 12%) e delle imprese non gasivore (nella misura del 20%).

Il decreto Aiuti, da ultimo, ha ulteriormente incrementato la misura del contributo straordinario previsto per le imprese non energivore aumentandola dal 12 al 15% e per le imprese non gasivore, rideterminandola dal 20 al 25%.

Infine, l’articolo 18 del decreto Ucraina bis riconosce un credito d’imposta a favore delle imprese esercenti attività agricola e della pesca, in misura pari al 20% della spesa sostenuta per l’acquisto di carburante effettuato nel primo trimestre del 2022.

Quante sono le imprese energivore in Italia?

Le imprese energivore in Italia sono circa 3.000: non si tratta solo di grandi aziende, ma anche di Pmi. I settori in cui operano queste aziende variano dall’industria cartaria alle acciaierie, passando per le industrie meccaniche e alimentari.

I nomi delle aziende energivore italiane vengono pubblicati annualmente (e quindi aggiornati) sul portale energivori della Csea.

Gli obblighi delle imprese energivore

Il decreto Mise del 21 dicembre 2017 stabilisce anche quali sono gli obblighi delle imprese energivore. Innanzitutto, devono effettuare la diagnosi energetica ogni 4 anni (la prossima va effettuata entro il 5 dicembre 2024).

Inoltre:

  • devono attuare almeno uno degli interventi di efficienza individuati attraverso la diagnosi energetica;
  • devono adottare sistemi di gestione conformi alle norme ISO 50001.

Questi due obblighi vanno effettuati nel periodo di tempo tra una diagnosi energetica e l’altra. È necessario comunicare l’effettuazione di tali interventi anche all’Enea.

Sanzioni per le imprese che non effettuano la diagnosi energetica

Le sanzioni scattano nel momento in cui la diagnosi energetica non viene effettuata oppure non viene effettuata seguendone i giusti criteri e parametri.

Le imprese energivore che non effettuano la diagnosi energetica vanno incontro a pesanti sanzioni, che vanno da 4.000 a 40.000 euro.

Se, invece, la diagnosi viene effettuata ma non in conformità alle prescrizioni, viene applicata una sanzione che va da 2.000 a 20.000 euro.

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