Il mercato dell’oro continua a catturare l’attenzione degli investitori globali dopo che il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato un’espansione significativa delle operazioni di riacquisto di titoli di Stato.
Secondo Deutsche Bank, questa mossa potrebbe spingere le quotazioni del metallo giallo oltre la soglia di 4800 dollari l’oncia, un livello che rappresenta un potenziale rialzo di quasi il 3% rispetto alla chiusura di venerdì scorso.
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I buyback dell Tesoro continueranno
L’analista Michael Hsueh ha sottolineato in una nota ai clienti che il cambiamento di politica del Tesoro rafforza la visione costruttiva sull’oro, evidenziando come le future decisioni di policy possano influenzare direttamente gli asset reali.
Il piano, guidato dal Segretario al Tesoro Scott Bessent, prevede di più che raddoppiare la dimensione massima delle operazioni di buyback, portandola ad almeno 4 miliardi di dollari dai precedenti 2 miliardi.Bessent potrebbe attingere al General Account del Dipartimento, che ammonta a quasi 1000 miliardi di dollari, per finanziare queste operazioni. Hsueh ha aggiunto che le dichiarazioni di Bessent su un “grande toolkit” a disposizione indicano la possibilità di ulteriori interventi simili, destinati a sostenere ulteriormente la domanda di oro come rifugio sicuro.
Un altro anno record per l’oro?
Nel corso della sessione di lunedì il prezzo dell’oro è salito di oltre l’1%, consolidando un rialzo settimanale superiore al 5% e prolungando la serie positiva alla quinta settimana consecutiva, la più lunga da ottobre dell’anno precedente. Mercoledì le quotazioni hanno registrato un leggero calo, con il contratto COMEX per dicembre 2026 che si attestava a 4696,70 dollari l’oncia, in flessione di 1,10 dollari pari allo 0,02%, sotto la pressione di un dollaro più forte e di rendimenti dei Treasury in rialzo, mentre i mercati monitoravano l’impatto di eventuali nuovi dazi commerciali statunitensi.
Anche Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, ha ribadito venerdì la necessità di mantenere un sovrappeso sull’oro per proteggersi da potenziali crisi del debito legate all’indebitamento pubblico, suggerendo che fino al 10-15% di un portafoglio potrebbe essere allocato nel metallo.
Nel 2025 l’oro aveva già archiviato il maggiore guadagno annuale dal 1979, trainato da un allentamento delle politiche monetarie, da acquisti record da parte delle banche centrali e da afflussi consistenti verso gli ETF legati all’oro. Questi fattori combinati continuano a delineare uno scenario in cui le dinamiche del mercato obbligazionario e le scelte di policy del Tesoro giocano un ruolo cruciale nel sostenere le prospettive del metallo prezioso.