Il segnale che i mercati ignorano: cosa significa davvero quando Berkshire resta indietro di 34 punti

Antonio Zennaro

30/10/2025

Da quando Warren Buffett ha annunciato il suo ritiro per fine anno. Berkshire Hathaway ha sottoperformato l’S&P 500 di circa 34 punti percentuali.

Il segnale che i mercati ignorano: cosa significa davvero quando Berkshire resta indietro di 34 punti

Trentaquattro punti. Non sono spiccioli. Parliamo dell’investitore più celebre al mondo, della holding più studiata dagli analisti, del simbolo dell’investimento paziente e di lungo periodo.
La domanda sorge spontanea: è Buffett che non capisce più i mercati, o è il mercato che sta correndo troppo in avanti?

Il ciclo attuale sembra costruito su una certezza granitica: la crescita tecnologica è inarrestabile e i titoli tecnologici che la rappresentano devono continuare a salire. Intelligenza artificiale, semiconduttori, cloud, cybersecurity, data center. Ogni storia punta sempre più avanti, sempre oltre l’orizzonte.

Le aziende value tradizionali, pur solide, vengono liquidate come vecchia economia. Roba destinata a crescere poco e male.
Berkshire è quasi l’opposto: posizionamento prudente, liquidità record, investimenti industriali e assicurativi, poca esposizione alle Big Tech. Il mercato oggi premia la velocità, non la solidità.

La storia finanziaria insegna qualcosa di preciso: quando un settore o un gruppo di titoli stacca troppo dal resto, spesso il massimo non è lontano.
Non perché “debba” scendere per forza. Ma perché le aspettative diventano troppo perfette. E i mercati odiano la perfezione.

Oggi una parte consistente del mercato ragiona così: “Se Buffett rimane indietro, vuol dire che non capisce più niente.”
Domanda scomoda: e se fosse vero il contrario?

Non serve essere fan di Buffett per notare uno schema: la sua sottoperformance storicamente coincide con momenti di euforia e valutazioni tirate al massimo.
Quando succede, emergono due verità:

  1. Il mercato sta correndo più della realtà economica.
  2. Gli asset difensivi vengono snobbati troppo in fretta.

È successo nel 1999. È successo nel 2021. Potrebbe succedere di nuovo.
Non importa se preferite il value investing o se puntate tutto su Nvidia. Non importa se amate o odiate Buffett.
Il punto è più semplice: quando la distanza tra narrativa e prudenza diventa estrema, di solito non è la prudenza a sbagliare.

Il mercato ha deciso che Buffett è troppo lento. Che il futuro è già scritto. Che i prossimi dieci anni saranno una cavalcata tecnologica lineare e senza ostacoli.
Ma i mercati non fanno mai regali facili e prevedibili.
Questo non è un invito a comprare Berkshire. Né a vendere tech.
È un richiamo alla memoria. Ogni volta che gli investitori hanno creduto che una sola narrativa potesse spiegare il futuro, quel futuro ha preso un’altra strada.

Buffett è in ritardo? Può darsi. Il mercato è troppo ottimista? Probabile.
E quando la seconda ipotesi diventa più credibile della prima, di solito significa una cosa: siamo più vicini al picco di quanto sembri.