Archiviata la settimana del BTP Italia 2032, è tempo di ricerche di nuove opportunità di investimento. Dove dirigersi in termini asset, emittente, valuta di denominazione e rapporto rischio-tempo-rendimento?
Impossibile rispondere data la molteplicità delle variabili in gioco e le esigenze specifiche del singolo risparmiatore.
Restiamo nel comparto obbligazionario e analizziamo un nuovo prodotto in valuta estera emesso da BNP Paribas. Bene, senza call il rendimento totale di questo titolo sfiorerebbe il 70% in soli 12 anni.
L’ obbligazione in dollari a tasso variabile e fisso Step-Down Callable
Venerdì 13 il Gruppo bancario francese ha emesso una dual tranche retail con identica struttura dei rendimenti, ossia tasso variabile e fisso Step-Down Callable. A variare sono i payout nominali e le valute di denominazione delle obbligazioni, una in euro (già illustrata) e una tranche in $ americani, che adesso presentiamo.
L’ISIN è XS3028984568 ed è negoziato sul segmento EuroTLX di Borsa Italiana con un taglio minimo di 1.000 $. In pratica al cambio odierno €/$ di 1,1348 basterebbero 881,21 € (più spese alla propria banca) per sottoscrivere mille di nominale.
La durata massima è di 12 anni (26/05/2037) ma trattandosi di un prodotto callable c’è che la durata effettiva potrebbe essere anche molto più corta del previsto. Nello specifico, a partire dal 1° anno BNP Paribas si è riservato il diritto di esercizio della call, con un preavviso di almeno 25 giorni lavorativi.
Per cui la reale durata del prestito dipenderà dalle future convenienze della banca. Quando i tassi scenderanno a sufficienza, e avranno tutta l’aria di restare a quei livelli a lungo, l’emittente non ci penserà due volte a richiamarlo e a sostituirlo con uno a lei più economico.
Quanto rende l’obbligazione in dollari di banca BNP Paribas?
Il payout dell’obbligazione è di tipo misto, con la parte variabile agli inizi e quella fisa a seguire. Nello specifico vale quanto segue:
- cedola variabile il 1° e 2° anno e pari al tasso SOFR più uno spread fisso dell’1%, in un range variabile che va dal minimo dello 0% al massimo del 5,25%;
- 7,00% p.a. lordo (5,18% netto) per il 3° e 4° anno;
- 6,50% il 5° e 6° anno (4,81% al netto della ritenuta fiscale del 26%);
- 6,00% (4,44%) il 7° ed 8° anno;
- 5,50% p.a. il 9° e 10° anno (il 4,07% netto);
- 5,00% lordo e 3,7% netto p.a. nell’11° e 12° anno.
Rendimenti fissi e variabili totali in caso di mancata call
Proviamo a fare due calcoli immaginando che l’emittente non eserciti mai la call e che il titolo duri effettivamente 12 anni. In tal caso la componente fissa sarebbe preponderante sul potenziale ritorno totale. I dieci anni di cedola fissa decrescente renderebbero infatti il 60% lordo complessivo, pari al 44,4% netto.
Il biennio iniziale renderebbe fino a un massimo del 10,50% cumulato e un minimo (oggi sarebbe impossibile) del 2%, ossia SOFR 0,00% e spread all’1% per i 2 anni. Tuttavia, l’attuale interesse overnight americano è al 4,3%, per cui anche la cedola variabile, sebbene incerta, si collocherà nella parte alta della forchetta.
La vera sfida del titolo sta quasi tutta nel cambio a scadenza o alla data di call o di eventuale rivendita anticipata. Man mano che si allunga la durata dello smobilizzo dell’investimento, più sale l’incertezza dell’effettivo cambio a quella data.
Morale, il prodotto sembra più adatto a chi cerca diversificazione del portafoglio e ha un approccio attivo agli investimenti, e quindi preparazione e propensione al rischio.
Il futuro trend dei corsi e del cross €/$ potrebbero aggiungere (insieme o meno) ulteriore valore alle cedole, facendo esplodere il rendimento effettivo a scadenza. Nei casi sfavorevole andrebbero invece a eroderlo, mentre nei peggiori potrebbero anche renderlo negativo.