Fino alla fine del 2023 il mercato azionario americano era in piena corsa.
Come sapete, l’indice SP500 ha chiuso l’anno con nove settimane consecutive di guadagni, il periodo rialzista più lungo dal 2004. L’indice SP500 dei principali titoli americani, giunti al 27 dicembre 2023, era a un soffio dal suo massimo storico, stabilito il 3 gennaio 2022, quando gli investitori pensavano che i rialzi dei tassi di interesse sarebbero stati modesti e lenti.
Ora i trader sono improvvisamente di umore più “sobrio”, con un calo dei 500 titoli appartenenti al paniere dello 0,15% (chiusura dell’8 gennaio) in questi primi giorni di negoziazione del nuovo anno. Fluttuazioni così modeste non sono certo insolite nei primi giorni di contrattazione dei ogni inizio anno. Ciononostante, ci si chiede se l’impetuoso mercato toro protratto sino al 27 dicembre sia finito o se debba ancora proseguire.
Nei primi dieci mesi del 2023, il rally del mercato si era concentrato in gran parte su sette titoli tecnologici, guidati da Google e Microsoft, e soprattutto da NVIDIA, produttore di chip per computer utilizzati per elaborare algoritmi di intelligenza artificiale.
Da allora, tuttavia, il mercato si è allargato nelle sue componenti rialziste e ha preso piede su base più omogenea. Le aziende che rispecchiano l’economia in generale, come i rivenditori al dettaglio e le banche, hanno registrato un’impennata: da fine ottobre, il titolo JPM Chase, per esempio, è aumentato di circa il 25%. L’indice SP500 è salito del 14% negli ultimi due mesi del 2023 e si trova al 31% sopra il suo minimo più recente, quindi ben al di sopra di quel 20% che spesso viene utilizzato per definire un mercato toro.
La spiegazione della corsa rialzista si basa su un felice mix di forte crescita economica, riduzione ordinata dell’inflazione e, soprattutto, un enorme spostamento verso il basso delle aspettative sui tassi di interesse negli ultimi due mesi. L’economia americana si è espansa all’impressionante ritmo annualizzato del 4,9% nel terzo trimestre; secondo le stime in “tempo reale” che ho tratto da Reuters e da Bloomberg, negli ultimi tre mesi dell’anno forse è cresciuta di un ancora robusto 2,5%. Per ciò che concerne l’inflazione, negli ultimi tre mesi del 2023 i prezzi al consumo «core» sono aumentati a un ritmo medio annualizzato del 2,2%, solo di poco superiore all’obiettivo di inflazione della Federal Reserve.
Ed è stato proprio questo nuovo ritmo inflattivo che ha portato a un forte cambiamento nelle aspettative degli investitori sui tassi di interesse. A ottobre si pensava che i tassi a un anno sarebbero stati vicini al 5%. Ora invece il Treasury 1/2025 1,125% rende circa il 4,75% lordo a scadenza. Gli investitori obbligazionari vedono la banca centrale tagliare i tassi già a marzo e continuare a farlo in quasi tutte le riunioni del 2024. Questa allettante prospettiva di una disinflazione, di una crescita robusta e della promessa di una politica monetaria più facile ha sostenuto il rally azionario.
Quindi arriviamo alla domanda più importante: questo mercato toro può essere ancora sostenuto nel futuro?
Molto probabilmente I prezzi degli asset rischiosi (equity e credito) hanno ancora spazio per salire. Sebbene i mercati siano vicini ai livelli raggiunti dopo la prolungata “euforia” del 2021, ciò non significa che le quotazioni siano eccessive come allora. In termini reali, i prezzi delle azioni rimangono più bassi rispetto a fine 2021 e le valutazioni non sono quindi così elevate, sia in termini di P/E che di P/Book. La partecipazione degli investitori retail, che ha raggiunto un picco vertiginoso del 24% dei volumi di scambio giornalieri all’inizio del 2021, è rimasta stabile intorno al 18% nel 2023 (dati del NYSE).
Inoltre, sebbene il settore tecnologico abbia guidato la corsa sia nel 2021 che nel 2023, questa volta gli investitori sono stati più esigenti. Hanno fatto salire Nvidia e Microsoft, ma Alphabet, Amazon e Tesla sono tutte quotate al di sotto delle loro valutazioni massime di fine 2021. Non sono solo gli americani entusiasti dell’Intelligenza Artificiale a sostenere le azioni: anche gli indici azionari europei e giapponesi sono a poca distanza dai livelli di due anni fa. Quanto può proseguire il trend rialzista di lungo periodo (al di là delle necessarie correzioni fisiologiche di breve periodo)?
GRAFICO SP500 2021-2023 CON MEDIE MOBILI A 50, GG 100GG E 200GG
Fonte: BLOOMBERG
Tutto dipende dal fatto che lo scenario economico ideale degli investitori (crescita dei profitti in un contesto disinflazionistico) si realizzi oppure no.
L’aspettativa che cioè si realizzi un crollo dell’inflazione e, a seguire, un calo deciso dei rendimenti della curva dei Treasury, ha contribuito a far salire le azioni vicino ai massimi storici dello scorso anno.
Certo, l’inflazione in America potrebbe non essere del tutto debellata, anche perché l’economia gode ancora di buona salute e il deficit fiscale è insolitamente ampio. Fattori di crescita economica potrebbero distogliere la Fed dall’intento di iniziare subito il taglio dei tassi entro la fine di marzo 2024, e spostarlo al 2° trimestre del 2024. Ma la mia principale preoccupazione riguarda I disordini in Medio Oriente che, se provocassero l’ingresso diretto dell’Iran nel conflitto Israele-Hamas, potrebbero causare un altro shock sui prezzi delle materie prime.
Ma una flessione dei prezzi potrebbe, nel caso peggiore di cui sopra, essere solo ritardata, non evitata.
I rialzi dei tassi d’interesse della Fed potrebbero non essere ancora stati completamente trasmessi alle famiglie e alle imprese, e quindi ancora non hanno dispiegato i loro effetti di contrazione nella domanda di mutui, di prestiti personali e di finanziamenti aziendali. E quindi una ulteriore contrazione dei consumi deve ancora manifestarsi.
In effetti, la storia suggerisce che le recessioni sono difficili da individuare in tempo reale e tendono a mettere in difficoltà le banche centrali allorquando i trend macro-economici tardano a manifestarsi apertamente nell’economia reale. Se la recessione non dovesse arrivare, è ancora possibile che la Fed non si muova con la stessa celerità che gli investitori sperano. Per vedere cosa accadrà sui mercati nel 2024, è necessario osservare l’economia reale. Più escono notizie cattive per l’economia reale, più saranno buone per i mercati, sia obbligazionari che azionari, perché le aspettative di cambio della politica monetaria Fed si faranno più pressanti tra gli investitori.
Ma nel lungo periodo il trend azionario positivo rimane intatto. Secondo Peter Oppenheimer, responsabile della ricerca macro in Europa di Goldman Sachs, l’economia globale sta entrando in un nuovo “superciclo”, con l’intelligenza artificiale e la decarbonizzazione come fattori trainanti. Ed è per questo motivo che configura il trend azionario di lungo periodo come decisamente rialzista.
I supercicli sono comunemente definiti come lunghi periodi di espansione economica, spesso accompagnati da una crescita del PIL, da una forte domanda di beni e servizi che porta a un aumento dei prezzi moderato ma non esuberante e da alti livelli di occupazione.
L’ultimo superciclo significativo che l’economia mondiale ha vissuto è iniziato nei primi anni ’80.
Questo ciclo è stato caratterizzato da un picco dei tassi d’interesse e dell’inflazione, prima di un periodo decennale di riduzione dei costi del capitale, dell’inflazione e dei tassi, nonché di politiche economiche come la deregolamentazione e la privatizzazione. Nel frattempo, sempre negli anni 80, soprattutto alla fine del decennio con la caduta del muro di Berlino, i rischi geopolitici si sono attenuati e la globalizzazione si è rafforzata.
Il “superciclo” vedrà come protagonista la Intelligenza Artificiale, che cambierà nel prossimo decennio completamente il nostro modo di vivere. Con l’avvento della Intelligenza artificiale, inizia un lungo processo di aumento costante della produttività in tutti i settori dell’economia globale, e così anche gli investimenti poderosi in una economia globale più “green” saranno fattori destinati ad aumentare la profittabilità delle imprese, e quindi ad una costante ma inesorabile salita dei corsi azionari.
In sintesi: il mercato azionario, sia l’indice SP500 che gli indici azionari europei, possono prendersi delle pause di “respiro”. Che sono salutari e fisiologiche. Il primo trimestre 2024 potrebbe essere un periodo di consolidamento, nel “silenzio” delle banche centrali sulla loro volontà di procedere al ribasso dei tassi ufficiali. Il mercato che resta più appetibile per il 1° trimestre 2024, è il mercato obbligazionario e il mercato del credito, e soprattutto la parte a lungo termine della curva dei rendimenti. Sia per i titoli governativi che per i titoli obbligazionari privati c’è ancor a quindi spazio per una risalita dei prezzi e una discesa dei rendimenti.
Ma il rally obbligazionario potrebbe avere il fiato corto, ancora 2 mesi o forse 3.
A partire dalla fine del 1° trimestre (o giù di lì, nessuno e tantomeno io abbiamo la sfera di cristallo sul timing esatto degli eventi) inizierà invece il vero rally del mondo equity con il settore della IA e dell’Hi-tech in generale come protagonisti.
Abbiate pazienza e una prospettiva di lungo termine e una buona propensione al rischio, e i risultati non tarderanno a venire.
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