Battuta d’arresto sul croniprogramma del Ponte sullo Stretto. Il Governo ha deciso di spostare 2,8 miliardi dal Ponte a RFI e la fine dei lavori slitta al 2034
La vicenda del Ponte sullo Stretto di Messina si arricchisce di un nuovo inatteso capitolo. Con un provvedimento a sorpresa, il Governo ha deciso negli scorsi giorni di “spostare” 2,8 miliardi di euro previsti per l’opera verso RFI, la società che gestisce le ferrovie in Italia, per abbassarne i debiti. Una decisione che rende nebuloso l’orizzonte per il Ponte, con la fine dei lavori che viene ora posticipata al 2034.
Perché il Governo ha deciso di spostare risorse verso RFI
La decisione dello spostamento delle risorse è inserita nel Decreto sui commissari straordinari per le opere pubbliche ed è stata presa dopo settimane di discussioni all’interno del Consiglio dei Ministri.
Il dato più interessante del provvedimento è lo spostamento di 1,8 miliardi di euro nel 2026 e di un miliardo di euro nel 2027 dai fondi previsti per il Ponte sullo Stretto al ripianamento del debito di RFI, la società responsabile della rete ferroviaria nazionale. Obiettivo quello di ridurre l’esposizione debitoria di RFI che in anni recenti ha spesso anticipato risorse alle imprese e ai fornitori impegnati nei lavori all’interno dei cantieri ferroviari.
Cosa cambia?
Lo spostamento dei fondi influenzerà i tempi di realizzazione del Ponte che diventano molto più lunghi. Sembra finito il momento dei proclami dei record di velocità. I rilievi della Corte dei Conti, i dati economici e la “deviazione” dei 2,8 miliardi invitano alla prudenza.
Si parla oggi di un inizio dei lavori fissato per il prossimo mese di settembre e di una conclusione degli stessi prevista per la fine del 2033. Nel 2034, di conseguenza, sono previsti i primi attraversamenti ferroviari dalla Sicilia alla Calabria.
Il cambio di governance
L’altra importante novità riguarda le modifiche alla governance del progetto. L’idea del super commissario unico con poteri assoluti sembra ormai definitivamente accantonata con la decisione di riportare il progetto sotto il controllo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ma soprattuto con le nomine di Aldo Isi, AD di RFI, per seguire la parte ferroviaria e di Claudio Gemme, AD di Anas, per quella stradale.
Una suddivisione creata per far avanzare sia i lavori ferroviari che quelli stradali in parallelo con la realizzazione della campata centrale dell’opera.
La questione sostenibilità
Le continue modifiche al progetto, gli annunci, le smentite e i dirottamenti di risorse fanno sorgere legittimi dubbi sulla vera utilità del Ponte sullo Stretto per la mobilità del Sud Italia e sulla sostenibilità ambientale ed economica dell’opera. Il Ponte resta un simbolo del programma di questo Governo, ma lo spostamento delle risorse sulla rete ferroviaria fa pensare che l’infrastruttura passi in secondo piano di fronte alle necessità di potenziare e ammodernare la rete ferroviaria nazionale.
A maggior ragione in regioni come la Sicilia e la Calabria dove la maggior parte delle tratte è a binario unico o non elettrificata.
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