Con il presidente Usa Joe Biden in grande affanno per via del recente rapporto del procuratore speciale Robert Hur che lo ha definito un “uomo anziano con scarsa memoria” e i sondaggi che lo vedono colare a picco sui temi più importanti - dall’economia passando alla gestione dell’immigrazione - e in netto svantaggio rispetto al candidato repubblicano Donald Trump, i dem sono in enorme difficoltà.
Ma sebbene la candidatura di Biden sia in questo momento messa in discussione, con Kamala Harris pronta a prendere in mano la situazione, i democratici hanno un piano B per impedire a The Donald di tornare alla Casa Bianca portandolo in tribunale e cercando di fare in modo che venga definito “ineleggibile”. Un piano ordito da un certo establishment con la scusa di salvare gli Stati Uniti dal ritorno del tycoon al potere e salvare così la democrazia americana da un potenziale autocrate. Domenica 14 gennaio, Nbc News ha pubblicato un articolo nel quale si afferma infatti che “una rete di gruppi di interesse pubblico e di legislatori” sta “silenziosamente” preparando dei piani per “sventare qualsiasi tentativo di espandere il potere presidenziale” da parte di Donald Trump.
“Trump una minaccia per la democrazia”
A fine dicembre, lo staff di Joe Biden ha fatto “trapelare” una nota strategica in cui si affermava che “Trump è una minaccia esistenziale per la democrazia”. Motivo? L’assalto dei suoi sostenitori a Capitol Hill e i suoi presunti piani “dittatoriali” fatti emergere dalla stampa mainstream. “Molti democratici sono terrorizzati dal fatto che un secondo mandato per Donald Trump trasformi l’America in una dittatura. Non hanno torto a preoccuparsi” ha scritto Politico in un’analisi pubblicata shock lo scorso 28 giugno. Contro Trump si sono pronunciati vari esponenti dell’establishment democratico e molti ex funzionari. Come l’ex capo della CIA, Leon Panetta, il quale ha dichiarato, a proposito del tycoon, che “come ogni buon dittatore, cercherà di usare l’esercito per eseguire la sua volontà”.
Le organizzazioni vicine ai dem che vogliono fermare Trump
William Cohen, ex segretario alla Difesa di Bill Clinton, ha osservato che “siamo a circa 30 secondi dall’Armageddon per quanto riguarda la democrazia”. Si tratta di uscite pubbliche tutt’altro che casuali.
Come ha svelato su Racket News il giornalista indipendente dei “Twitter Files” Matt Taibbi, il gruppo che ha messo a punto il piano per fermare Donald Trump è formato da due organizzazioni che nel corso degli anni sono state molto attive nel presentare cause legali contro il magnate repubblicano: Democracy Forward, presieduta dall’ex avvocato di Perkins Coie e della campagna di Hillary Clinton Marc Elias, e Protect Democracy, organizzazione no-profit gestita da una falange di ex avvocati dell’amministrazione Obama come Ian Bassin, e finanziata almeno in parte dal magnate di LinkedIn Reid Hoffman. Come abbiamo già analizzato su Money.it, il co-fondatore di LinkedIn ed ex direttore di PayPal, ha già versato milioni di dollari a sostegno delle campane dem e alle associazioni che spingono per l’incriminazione dell’ex presidente Donald Trump a seguito dell’assalto dei suoi sostenitori a Capitol Hill del 6 gennaio 2021.
Anche Podesta nella rete anti-Trump
Marc Elias è un altro nome vicino ai Clinton estremamente interessante, già al centro della bufala del Russiagate che voleva incastrare il tycoon circa i suoi presunti - e poi smentiti dall’indagine di John Durham - rapporti con il Cremlino. Elias, infatti, è stato il principale consigliere per la campagna di Clinton del 2016, colui che diffuse false informazioni circa i rapporti fra Trump e Mosca. Non solo. Nell’aprile 2016, l’avvocato dei Clinton assunse CrowdStrike, la società di sicurezza informatica che diffuse la tesi – mai provata – che la Russia fosse dietro l’hacking delle e-mail del Comitato nazionale democratico rilasciate da WikiLeaks. Come nota Taibbi, questo grande fronte anti-Trump era nato già nel 2020 e prendeva il nome di Transition Integrity Project (TIP), una rete di circa 100 ex funzionari, membri di think-tank e giornalisti che si oppone al magnate repubblicano.
In questo network troviamo nomi importanti come l’ex governatore del Michigan e attuale Segretario all’Energia Jennifer Granholm, e l’ex capo della campagna elettorale di Hillary Clinton John Podesta, oggi consigliere speciale del Presidente Joe Biden e considerato una delle persone più influenti a Washington, DC. Dato che è probabilmente troppo tardi per sostituire Joe Biden, l’obiettivo di questa rete affiliata al partito democratico è quello, come già evidenziato, di rendere Trump ineleggibile e incriminarlo. Insomma, lo scontro tra democratici e repubblicani rischia di passare dal piano politico a quello legale e giuridico. Non una bella notizia per la democrazia a stelle strisce, sempre più polarizzata e divisa in vista delle elezioni di novembre. E un eventuale - seppur improbabile - esclusione delll’ex presidente Usa e principale candidato repubblicano, potrebbe far precipitare il Paese nel caos politico e istituzionale.