La Gen Z usa l’intelligenza artificiale in maniera maggiore rispetto al resto degli utenti, ma è anche la più pessimista riguardo gli effetti sul lavoro.
Sempre più sondaggi ci mostrano un quadro piuttosto preciso. I giovani della Gen Z sono i più scettici nei confronti dell’AI, nonostante il loro utilizzo sia notevolmente aumentato negli anni. Un sondaggio di Hbr.org rivela come la metà degli intervistati dichiari di usare l’intelligenza artificiale generativa almeno una volta a settimana e, al tempo stesso, si dice preoccupata dell’impatto che la tecnologia potrebbe avere sulle relazioni umane, sulla creatività, sull’ambiente e tanto altro.
Se da una parte c’è una fetta consistente di giovani che vuole allontanarsi completamente dall’AI, dall’altra i dati rivelano come sia proprio la Gen Z la categoria di persone che più spesso ne fa uso.
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Il paradosso della Gen Z con l’AI
In un sondaggio del Pew Research Center datato settembre 2025, il 62% degli adulti under 30 ha dichiarato di aver sentito parlare molto dell’AI e, di questi, il 61% ha affermato che la tecnologia avrebbe peggiorato la capacità delle persone di pensare in modo creativo. Una percentuale superiore di circa 20 punti rispetto agli intervistati over 65. Solamente il 14% della Gen Z si aspetta invece che l’effetto dell’AI sia positivo.
Una delle maggiori incertezze legate all’intelligenza artificiale riguarda il potenziale sconvolgimento del mercato del lavoro. Le ricerche ci dicono che per il momento questo scenario non si sta verificando e che l’AI potrebbe venire usata come pretesto per licenziamenti motivati da altri fattori economici. Un trend già denominato “AI-washing”.
Nonostante questo, la Gen Z rimane preoccupata. Il 48% dei lavoratori under 30 afferma che i rischi superano già oggi i benefici nel mondo del lavoro, rispetto al 37% dello scorso anno. Il 69% dichiara di fidarsi maggiormente del lavoro svolto esclusivamente dagli esseri umani. Solamente il 3% ripone la massima fiducia nel lavoro generato dall’AI.
Cosa potrebbe cambiare la situazione
Pur trattandosi di un paradosso vero e proprio, in cui la Gen Z esprime preoccupazione per gli effetti dell’AI ma non riesce più a fare a meno di utilizzarla, stanno venendo sollevate richieste che potrebbero aumentare la fiducia dell’essere umano nei confronti dei bot.
A partire dalla tutela dei lavoratori, con politiche che potrebbero includere benefit, assicurazione salariale per i lavoratori licenziati, contributi economici per la formazione professionale e standard di trasparenza sui licenziamenti attribuiti all’intelligenza artificiale.
Tra le altre proposte, proprio in queste settimane è in corso un contenzioso legale negli USA per stabilire a chi appartenga il lavoro creativo utilizzato per addestrare i sistemi di AI. Un quadro normativo più chiaro in termini di creatività potrebbe tutelare questo settore.
Dal punto di vista ambientale? Si chiedono standard più rigorosi per l’ubicazione dei data center, obblighi di divulgazione sui consumi energetici e idrici, tutele per i contribuenti e aiuti per l’accessibilità economica.