Il rialzo dei rendimenti degli ultimi anni ha portato gli investitori a prediligere le medio e brevi scadenze rispetto al lungo termine. Perché esporsi ai rischi e alle intemperie di mercato per spuntare qualche decimale in più?
Dubbi legittimi che tuttavia bypassano un ingrediente chiave per il successo di ogni investimento: il tempo. Spesso ma non sempre, più lo si allunga e maggiori sono i potenziali ritorni a scadenza.
Prendiamo un arco temporale ventennale, per esempio, e due prodotti a garanzia sovrana come buoni e titoli di Stato. Bene, il nuovo buono Ordinario rende il 63,861891% lordo complessivo ma meno del BTP pari durata. Analizziamo pro e contro dei due strumenti finanziari relativamente alternativi.
La serie TF120A250624 del buono Ordinario
Dal 24 giugno Cassa Depositi e Prestiti ha rimodulato l’offerta al pubblico in tema di buoni fruttiferi postali (BFP). Ha sostituito alcuni titoli e ha aggiornato le condizioni economiche di più BFP, buono Ordinario (BO) incluso.
Prima di esporle, ricordiamo che il BO ha una durata massima di 20 anni dal giorno dell’acquisto ma l’emittente acconsente al suo rimborso anticipato. Gli interessi maturano fin da subito, e riconosciuti solo dopo 1 anno dalla sottoscrizione. Cioè se il riscatto avvenisse dopo 11 mesi e mezzo, per esempio, CDP riconoscerebbe il capitale netto e non gli interessi dei primi 350 giorni.
Dopo 2 decenni dall’acquisto il BO diventa infruttifero e inizia a decorrere il periodo di prescrizione. Al pari degli altri BFP di durata medio-lunga, la struttura dei tassi è del tipo fissa e crescente, cioè salgono all’aumentare del periodo di possesso. Ancora, gli interessi sono calcolati in regime di capitalizzazione semplice su base bimestrale e capitalizzati ogni anno in regime di capitalizzazione composta. Rispetto ai titoli di Stato c’è che non sono corrisposti al termine del periodo di maturazione ma solo al momento del rimborso}
, anticipato o a scadenza che sia.
Le condizioni economiche del “nuovo” buono Ordinario
Dal 24/06/’25 la serie disponibile per la sottoscrizione del “nuovo” BO è la numero TF120A250624 che ha portato il rendimento annuo lordo a scadenza al 2,50%, il 2,24% netto. La serie immediatamente precedente, la numero TF120A250211 disponibile dall’11/02/2025 al 23/06/2025, riconosceva il 3,00% annuo lordo, pari al 2,70% netto. Si tratta di “poca cosa”? Assolutamente no, perché dopo 20 anni la differenza di montante riconosciuto a scadenza è notevole. Vediamolo nei numeri.
I coefficienti lordo e netto per il calcolo del montante finale erano 1,80589553 e 1,70515859 sulla serie vecchia serie TF120A250211. Sull’attuale, invece, scendono rispettivamente a 1,63861891 e a 1,55879154. Detta diversamente, il rendimento lordo complessivo, in 20 anni, della serie precedente (ritirata e non più disponibile) era dell’80,589553%, mentre quello attuale del 63,861891%.
La Tabella A di cui ai Fogli Infermativi del titolo, sul portale di Poste Italiane, indica i tassi nominali annui lordi dell’attuale BO, pari a:
- 0,75% per il 1°, 2°, 3° e 4° anno;
- 1,50% il 5° anno;
- 1,75% il sesto e settimo;
- 2,00% solo l’ottavo e il 2,25% il solo nono anno;
- 2,50% per 3 anni, il 10°, l’11° e il 12°;
- 3,00% il 13° e il 3,40% per il solo 14° anno;
- 3,50% annuo nel biennio successivo;
- 4,00% annuo nel triennio successivo;
- 5,00% il 20° anno.
Il nuovo buono Ordinario rende il 63,861891% lordo complessivo ma meno del BTP pari durata
Consideriamo adesso un bond del Tesoro pari durata come potrebbe esserlo il BTP Green 1,5% Ap45, ossia scadenza tra 19,7 annui residui. La cedola nominale annua dell’1,5% lorda è decisamente inferiore al rendimento annuo lordo a scadenza del BO. Tuttavia, i rapporti di forza s’invertono se il raffronto, com’è giusto che sia per investimenti portati fino al termine, viene fatto rendimento su rendimento.
Quello del BTP Green ’45 oggi è del 4,10% lordo a scadenza (dati: Borsa Italiana) grazie alla quotazione a 65,41. Solo 4 mesi fa l’obbligazione prezzava in area 62 (min annuo: 61,66), mentre il minimo storico è stato sui 53 centesimi a ottobre ’23. La duration modificata, infine, è 15,89.
Dunque, minore rischio o maggiore rendimento? Sono questi i principali dilemmi sui due prodotti a garanzia sovrana. Sul BO l’emittente garantisce almeno il rimborso alla pari dall’acquisto in poi, e dopo 1 anno anche gli interessi netti nel frattempo maturati. Tuttavia, per vederseli accreditati bisogna riscattare il titolo (in tutto se cartaceo e anche parziale se dematerializzato), fermo restando che gli interessi più ricchi stanno negli ultimi anni di vita del BO.
Il bond stacca invece una cedola semestrale dello 0,75% lordo mentre il prezzo di eventuale rivendita anticipata lo fa il mercato e non l’emittente. Il valore 100 di parità è garantito solo il 30/04/’45 e non prima, salvo default emittente. Prima del 2045 il rendimento potrebbe schizzare se la rivendita avvenisse a prezzi maggiori degli attuali e in tempi relativamente ravvicinati. Ma anche implodere e renderlo addirittura negativo se i corsi dovessero precipitare e si avesse necessita di rientrare del capitale.