Tucker Carlson, ex anchorman di Fox News e noto commentatore conservatore, ha suscitato scalpore durante i funerali di Charlie Kirk, il giovane attivista conservatore assassinato durante un evento all’Università dello Utah.
Occasione nella quale Carlson ha velatamente accusato Israele di coinvolgimento nell’omicidio di Kirk, supportando - tra le righe - le accuse mosse da Candace Owens e dalle inchieste giornalistiche di Max Blumenthal e Grayzone. Ora, nel suo ultimo videopodcast sulla piattaforma X, Carlson ha lanciato un monito ai repubblicani, esortandoli a non compromettere la libertà di parola e di espressione nel tentativo di rispondere al tragico evento.
Il dibattito in America sulla libertà di parola
Dopo la sospensione - poi ritirata, nelle scorse ore - del programma di Jimmy Kimmel negli Usa è letteralmente esploso il dibattito sulla libertà di parola. Dal canto suo, Tucker Carlson ha espresso preoccupazione per le recenti dichiarazioni del Procuratore genrrale Pam Bondi, che ha annunciato l’intenzione del Dipartimento di Giustizia di perseguire chi diffonde «discorsi d’odio» in seguito alla morte dell’attivista. «Spero che le tensioni seguite all’omicidio di Kirk non vengano sfruttate per introdurre leggi contro l’hate speech in questo Paese», ha dichiarato Carlson. «Charlie Kirk si sarebbe opposto con forza a qualsiasi tentativo di limitare la libertà di parola.»
Carlson attacca Bondi
Carlson ha criticato duramente le affermazioni di Bondi, sottolineando come il concetto di «hate speech» possa essere usato in modo ambiguo per criminalizzare opinioni scomode. «Il procuratore generale, la massima autorità di contrasto del Paese, sta parlando di una categoria chiamata ’discorsi d’odio’, insinuando che sia un crimine», ha detto Carlson. «Non c’è frase contro cui Charlie Kirk avrebbe protestato con più veemenza.» Per Carlson, Kirk era un «campione» della libertà di espressione, un valore che non deve essere sacrificato in nome di misure repressive. Mai.
Nel suo discorso, Carlson ha anche avvertito delle conseguenze di un intervento statale contro i cosiddetti discorsi d’odio: «Se ti dicono cosa puoi dire, ti stanno dicendo cosa devi pensare. E se possono farlo, non c’è limite a ciò che possono farti, perché non ti considerano più un essere umano.»
Ha poi aggiunto che, in caso di restrizioni alla libertà di parola, il «disobbedienza civile» sarebbe una risposta giustificata.
La stretta negli Usa
Le parole di Carlson arrivano in un momento di grande polarizzazione e forti tensioni. Il presidente Donald Trump ha annunciato l’intenzione di classificare Antifa come «organizzazione terroristica», mentre Stephen Miller, consigliere del presidente, ha promesso azioni drastiche contro chi minaccia i valori incarnati da Kirk. Inoltre, il Dipartimento di Stato ha dichiarato di voler identificare cittadini stranieri che minimizzano o celebrano la morte di Kirk, mentre il vice presidente J.D. Vance ha chiesto di rintracciare e denunciare chiunque sembri giustificare l’omicidio, arrivando persino a suggerire di contattare i loro datori di lavoro. Un clima che molti hanno paragonato agli «Anni di Piombo» italiani, con tutte le differenze del caso.
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