Il mondo unipolare ha due nemici: Putin e Trump

Guido Salerno Aletta

26 Febbraio 2024 - 14:13

Inutile illudersi di portare via il risparmio ai cittadini cinesi, inducendolo ad affidare le loro risorse ai grandi Fondi di investimento americano: il partito comunista non lo permetterà mai.

Il mondo unipolare ha due nemici: Putin e Trump

Esiste un monopolio geopolitico, l’Unipolarismo statunitense, che il ventennio di globalizzazione, dal 2001 al 2022, ha messo a rischio: per un verso, è emerso un colosso economico come la Cina; e per l’altro, è ritornata alla ribalta la Russia che non è più confinata nel ruolo di potenza regionale dopo la dissoluzione dell’URSS e la diaspora dei ben tredici Stati dichiaratisi indipendenti e sovrani dalla subentrata CSI.

Il dinamismo di Cina e Russia, le strette relazioni economiche e politiche che intercorrono tra questi due Paesi, la creazione del Gruppo dei BRICS insieme a Brasile, India e Sudafrica, esteso dal 1° gennaio di quest’anno ad Arabia Saudita, Egitto, Etiopia, Emirati Arabi Uniti ed Iran, hanno lanciato una sfida che mette a rischio il monopolio dell’Unilateralismo statunitense: un ruolo che non si limita solo alla guida l’Occidente, rappresentato dai Paesi del G7, ma che assume il compito storico di assicurare insieme ai suoi Alleati, anche mediante l’uso della forza, l’ordine internazionale.

L’Unione Europea è stata cruciale in questa dinamica dirompente, perché per un verso aveva stretto legami di grande dipendenza energetica dalla Russia, e per l’altro si era accinta ad ipotizzare un ruolo di indipendenza strategica tanto nei confronti degli Usa che della Cina: l’ipotizzato Esercito europeo e gli investimenti consistenti nelle tecnologie di punta avrebbero dovuto rappresentare gli strumenti indispensabili per raggiungere questo obiettivo.

Già ai tempi della Presidenza Trump, che reclamava un maggior impegno nella spesa militare da parte degli alleati europei ed un riequilibrio del commercio internazionale pesantemente e strutturalmente deficitario per gli Usa, il Presidente francese Emmanuel Macron ebbe invece ad affermare che la Nato era una istituzione ormai in coma politico, e la Cancelliera tedesca Angela Merkel a sottolineare la necessità che l’Europa riprendesse in mano il proprio futuro: furono atti di sedizione, che andavano puniti.

L’Ucraina diveniva cruciale, in prospettiva divisa in due come lo era stata la Germania dal ’45 al ‘91: una terra di confine, presidiata dagli Usa, che costruiscono così una nuova Cortina di ferro alle frontiere della Russia.
La estensione della Nato alla Finlandia ed alla Svezia, così come la prospettiva di far aderire alla Nato la stessa Ucraina, ripropongono lo schema della Guerra Fredda: di qua, l’Occidente che difende i suoi valori di democrazia e di libertà; di là, la Russia di Putin che con l’annessione della Crimea e poi con la invasione della Ucraina ha violato i principi del diritto internazionale e che va pertanto contrastata in ogni modo.

L’Europa va inchiodata: con il sostegno politico alla Ucraina, il cui ingresso nell’Unione creerà immensi problemi di riequilibrio con gli altri membri per via dei costi della ricostruzione e della concorrenza delle sue produzioni agricole ed industriali a costo bassissimo; con l’abbandono del gas russo a basso costo; e con il riarmo nell’ambito della Nato per contrastare la Russia che è un pericolo conclamato per l’ordine e la stabilità internazionale.

Se dunque Putin è il nuovo nemico dell’Occidente, per la sfida portata all’Unipolarismo americano con le iniziative politiche e militari adottate in questi anni come l’intervento in Siria o la presenza in molti Stati africani, ma è soprattutto lo strumento necessario per sterilizzare le ambizioni dell’Unione europea, c’è un altro pericolo altrettanto grave: la rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

Una volta inchiodata l’Europa alla Cortina di ferro con la Russia e sterilizzando quanto più possibile la Russia sotto il profilo economico attraverso le sanzioni, la questione cinese diventa dirimente: il confronto duro che Trump ha già adottato nel corso del suo primo mandato, e l’idea che ora circola di alzare ancora i dazi fino al 60% del valore delle merci, comporta la rinuncia definitiva a prendere il controllo finanziario della Cina.
Una cosa, infatti, è vietare le esportazioni di prodotti di alta tecnologia, per cercare di evitare il sorpasso a cui Pechino punta nel medio periodo, altra cosa è abbandonare definitivamente la Cina per reinvestire in altri Paesi dello scacchiere indo-pacifico, ipotizzando di ricominciare tutto da capo in Vietnam, in India o nella Malesia.

L’obiettivo dell’Unipolarismo statunitense è quello di infiltrare finanziariamente la Cina, anche strumentalizzando le difficoltà economiche, come quelle gravissime del settore immobiliare: le relazioni tra Joe Biden ed il Presidente cinese Xi Jinping sono assai meno ruvide risetto a quelle instaurate da Trump, nonostante le scivolate che ci sono state nel caso del pallone areostatico cinese per la raccolta di dati metereologici che ha sorvolato tutto il territorio americano, fino ad essere abbattuto con un missile sparato da un aereo da caccia.
La Cina ha dimensioni enormi, soprattutto sotto il profilo del mercato potenziale da conquistare, che Wall Street non può ignorare: la sua dominanza sui mercati internazionali passa ormai per l’ingresso nel mercato cinese. Questo è il punto chiave.

La visita di Xi Jinping a San Francisco, ospitato dal Governatore californiano Gavin Newsom, è stato un segnale importante: da parte cinese, per stemperare le polemiche su Taiwan, e da parte americana per stemperare quelle in campo commerciale. Una nuova Presidenza Trump sarebbe esiziale per queste ambizioni del Mondo Unipolare: chiuderebbe in breve il conflitto in Ucraina per concentrarsi sulla Cina, che considera il vero avversario degli Stati Uniti, la Potenza capace di dominare il Nuovo Secolo.

Trump pensa che la Cina sia impenetrabile: per lingua, cultura, dimensioni. Inutile illudersi di portare via il risparmio ai cittadini cinesi, inducendolo ad affidare le loro risorse ai grandi Fondi di investimento americano: il partito comunista non lo permetterà mai.
Ma è questo il piatto ricco a cui guarda Wall Street per continuare a dominare il mondo.

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