Tutti i motivi della maggiore attenzione e dell’interesse maggiore nei confronti dell’oro presentati dal vice direttore generale di Bankitalia. Con un attenti.
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Il prezzo dell’oro brilla sicuramente di meno rispetto al periodo precedente l’inizio della guerra USA-Iran che, scatenando lo shock energetico, ha portato gli investitori a scommettere su una minore appetibilità del metallo giallo, in vista di una crescita più sostenuta dell’inflazione e, dunque, di tassi (e rendimenti dei bond) più alti.
Detto questo, l’oro continua a piacere, e oggi il vice Direttore generale della Banca d’Italia Sergio Nicoletti Altimari, ha spiegato tutti i motivi della sua maggiore appetibilità.
Il dirigente è intervenuto alla conferenza Global Precious Metals Conference, organizzata dalla London Bullion Market Association (Lbma) e dal London Platinum and Palladium Market (Lppm), che si sta svolgendo a Sorrento.
Nicoletti Altimari (Bankitalia) su maggiore appetibilità dell’oro: il fattore Russia e la spina del debito
Le ragioni citate sono state diverse, ma due sono state in particolare quelle alla base della maggiore attenzione rivolta all’oro negli ultimi anni: da un lato l’escalation delle tensioni geopolitiche, che tendono a dare maggior lustro all’oro in quanto bene rifugio per eccellenza, in particolare gli effetti della guerra tra la Russia e l’Ucraina. Dall’altro lato, la spina del debito pubblico.
Il funzionario di Via Nazionale ha sottolineato che “l’incertezza geopolitica ha aumentato l’appetibilità dell’oro nei portafogli di riserva, in quanto il congelamento degli asset esteri russi ha riportato l’attenzione sulla vulnerabilità delle riserve in valuta estera detenute all’estero”.
L’altro grande motivo è il timore per il trend dei conti pubblici, nello specifico per il debito pubblico:
“Un ulteriore sostegno alla domanda è arrivato dal cosiddetto ’debasement trade’, che riflette le crescenti preoccupazioni per i livelli del debito pubblico, che rimangono elevati in modo persistente, e per la continua espansione fiscale nelle principali economie”.
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L’attenti sull’oro:occhio alla volatilità
Si tratta di elementi che, ha spiegato Nicoletti Altimari, “sono diventati evidenti in modo particolare nel 2025 e all’inizio del 2026, quando la relazione tradizionale tra oro e rendimenti reali si è significativamente indebolita”.
Allo stesso tempo, occhio alla volatilità che ha caratterizzato l’oro: “Negli ultimi anni, la volatilità del prezzo dell’oro è aumentata in misura significativa, uno sviluppo che merita un attento monitoraggio”.
Nicoletti Altimari ha aggiunto che “ulteriori cambiamenti potrebbero derivare dalla trasformazione digitale e dall’innovazione finanziaria, inclusa la tokenizzazione”, precisando che “la rapidità e l’imprevedibilità degli sviluppi attuali stanno interessando tutti i mercati e quello dell’oro non fa eccezione”.
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I tre motivi per cui Bankitalia ha continuato a preservare l’oro come componente strategica del bilancio
Detto questo, il discorso del vice direttore di Bankitalia si è incentrato sui motivi per cui Via Nazionale, a fronte di diverse banche centrali che, all’inizio di questo secolo, “hanno ridotto significativamente le proprie riserve auree”, ha “scelto di preservare l’oro come componente strategica del proprio bilancio, una politica che prosegue tuttora”.
La strategia è stata spiegata con tre fattori, tra cui, lo ha detto lo stesso funzionario, il DNA del metallo che è per l’appunto, “un bene rifugio”. L’oro è, di fatto, un metallo che presenta caratteristiche tali da lasciar suggerire che sia capace di “contribuire a preservare il valore delle riserve nei periodi caratterizzati da elevata incertezza, turbolenze dei mercati e tensioni sistemiche” e, dunque, di rafforzare “la fiducia nella capacità della banca centrale di intervenire come rete di sicurezza, se necessario”.
Si tratta di “un ruolo che è particolarmente rilevante oggi, in un contesto caratterizzato da un aumento dei rischi geopolitici e dalle preoccupazioni per la frammentazione economica”.
Il secondo motivo è il fatto che “l’oro è un efficace strumento di diversificazione, in grado di aumentare la resilienza dei portafogli di riserve in un’ampia gamma di condizioni economiche e finanziarie”.
Le prove a disposizione “segnalano che un portafoglio di riserve ottimizzato dovrebbe includere l’oro, poiché questo migliora la frontiera efficiente, consentendo di ottenere rendimenti più elevati a parità di livello di rischio”.
Infine, “una terza caratteristica dell’oro, di importanza unica, è che non rappresenta una passività di nessuno”.
Nicoletti Altimari ha puntualizzato che “l’assenza di rischio di credito e di insolvenza distingue l’oro da ogni altro principale asset di riserva”.
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Oro, Bankitalia spiega il cambiamento strutturale che ha interessato la composizione della domanda
A queste tre ragioni che hanno indotto Bankitalia a continuare a detenere oro, si aggiungono gli effetti delle tensioni geopolitiche: per l’appunto, come ha spiegato il funzionario, le ripercussioni del congelamento degli asset della Russia, e il problema dei conti pubblici, che hanno portato Palazzo Koch a intravedere altri motivi per cui l’oro continua a essere accumulato, in generale da altre banche centrali e dalla comunità degli investitori.
In generale, “dal 2022 è diventato evidente un cambiamento strutturale nella composizione della domanda, che riflette sia l’emergere di nuovi operatori sia il rinnovato ruolo di alcune fonti tradizionali di domanda”, tanto che “la quota riconducibile alle banche centrali è aumentata in modo significativo, trainata principalmente dagli acquisti delle economie emergenti”.
Bankitalia ha menzionato anche il ruolo della gioielleria, che “rimane la principale fonte di domanda”, anche “se il suo peso relativo è diminuito, poiché l’aumento dei prezzi ha frenato i consumi”.
Dall’altro lato, “la crescente accessibilità degli ETF ha ampliato la partecipazione al mercato da parte degli investitori retail e di quelli con orizzonte di breve termine, con afflussi molto consistenti dal 2025”.
Bankitalia ricorda quanto oro ha l’Italia
Rimarcato il rapporto tra l’oro e l’Italia. Così Nicoletti Altimari, che ha ricordato anche quanto oro ha l’Italia:
“Sebbene non sia un importante centro per il trading dell’oro, il nostro Paese ha un forte legame con questo metallo, essendo il quarto Paese al mondo per consistenza delle riserve auree ufficiali. Questa posizione non è il risultato di una singola decisione di politica economica, ma di un processo graduale sviluppatosi nel corso del tempo. A partire dalla fine del XIX secolo, la dotazione iniziale di oro della Banca d’Italia è cresciuta fino alla Seconda guerra mondiale, quando le riserve hanno raggiunto un minimo storico, anche a causa delle requisizioni effettuate dalle forze di occupazione naziste. Nei decenni successivi alla guerra, il costante aumento delle esportazioni e l’accumulo di surplus con l’estero hanno determinato una significativa crescita delle riserve e degli acquisti di oro, portando infine le disponibilità auree dell’Italia all’attuale livello di 2.450 tonnellate”.
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